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Libia o non Libia? Con le Frecce o senza?
La visita del premier Silvio Berlusconi a Muammar Gheddafi - il 30 agosto prossimo per celebrare la prima giornata dell’Amicizia tra Italia e Libia - continua a lasciare sul cielo di Roma una scia di polemiche. Non meno dell’esibizione (il primo settembre) sul cielo di Tripoli in occasione dei festeggiamenti per la ricorrenza del 40/o anniversario della Rivoluzione, delle Frecce Tricolori.
Soprattutto dopo che il principe Andrea, duca di York, ha scelto di non andare in Libia, dopo le polemiche per la liberazione dell’attentatore di Lockerbie Al Megrahi, decisa da un tribunale del Regno Unito.
Contrari all’esibizione della pattuglia acrobatica e alla trasferta del premier sono soprattutto Italia dei Valori e Radicali, ma il ministro della difesa Ignazio La Russa conferma: “Ho dato il mio assenso tecnico per l’esibizione delle Frecce tricolori a Tripoli e non vedo il motivo per cambiare idea“. Il ministro rispedisce al mittente anche la polemica legata ai costi dell’esibizione: “Le spese” spiega La Russa “saranno inferiori rispetto a quelle di un’esibizione solita, anche in Italia: gli oneri, infatti, saranno tutti a carico dell’organizzazione libica. Solo una cifra che definisco ridicola graverà sull’Italia: sarà pari a circa 300 euro al giorno per ciascun militare delle Frecce tricolori che sarà impegnato nell’esibizione”.
Il ministro ha poi evidenziato che il suo è solo un “assenso tecnico”. “Se ci fossero problemi politici, ne dovremmo parlare con la presidenza del Consiglio ed il ministero degli esteri. Ma io davvero non trovo nulla di strano. Abbiamo avuto una richiesta ufficiale dal governo libico ed abbiamo dato l’ok. La nostra pattuglia acrobatica è una squadra di eccellenza e porta il marchio del ‘made in Italy’ ovunque nel mondo. Sarà applaudita anche dal popolo libico, e questo non può che farci piacere, soprattutto in una fase di sensibile miglioramento dei rapporti diplomatici tra Italia e Libia”.
Se i Radicali contestano soprattutto il costo della missione in Libia della pattuglia acrobatica, per il capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori Massimo Donadi “inviare le Frecce Tricolori a Tripoli è un vergognoso regalo al dittatore che ha accolto come un eroe il terrorista responsabile della strage di Lockerbie“; e per il capogruppo al Senato dell’Idv Felice Belisario sarebbe “un appiattimento sulle richieste del leader libico che ha finanziato il terrorismo internazionale, sequestrato i beni degli italiani, violato i diritti umani, offeso il nostro Paese anche durante la visita in Italia”.
Per il governo risponde il titolare della Farnesina, Franco Frattini, per il quale l’accoglienza da eroe in Libia dell’attentatore di Lockerbie scarcerato per motivi di salute, non fa venire meno l’opportunità della visita del premier a Tripoli. Visita quindi “opportunissima” quella di Berlusconi al colonnello Gheddafi per il ministro degli Esteri. E per “tre ragioni”. “Innanzitutto” ha detto Frattini a margine del Meeting dell’amicizia di Rimini “perché Gheddafi è il presidente dell’Unione Africana. Pertanto, non facciamo chiacchiere sull’Africa e poi non incontriamo chi la rappresenta. In secondo luogo, con la Libia, abbiamo dimostrato con il resto del mondo di aver rotto con il colonialismo. Non l’ha fatto nessun altro Paese, ne rivendichiamo il merito. In terzo luogo” ha concluso il ministro “perché con la Libia abbiamo un rapporto ormai consolidato che non è anzitutto economico, ma è un rapporto di collaborazione mediterranea”.
La visita comunque non smette di suscitare divergenze. Anche nella stampa. Se il neodirettore del Giornale, Vittorio Feltri, dice sì per ragioni di real politik, un no netto viene dal direttore di Libero, Maurizio Belpietro, che afferma: “Caro Cavaliere, non salga sul cammello”. Feltri non ha dubbi: “Chiunque capisce che la collaborazione con il Colonnello, piaccia o no, è indispensabile; quindi non ci è consentito assumere atteggiamenti ostili verso di lui che possano compromettere il ‘contatto’”.
Per Belpietro, soprattutto dopo l’accoglienza trionfale a Tripoli del terrorista di Lockerbie, “non si tratta di fare i puri di spirito, semmai è ora di non essere troppo cinici. C’è un problema di coerenza, o, meglio ancora, un problema morale. Se Berlusconi vuole salvare capra e cavoli, ovvero la lotta al terrorismo e le ragioni politiche, inventi qualcosa, trovi una via d’uscita. L’importante e che insieme alla capra e ai cavoli salvi anche la faccia”.
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Un buco nell’acqua. Il tentativo di screditare il premier Silvio Berlusconi con la consueta arma degli attacchi giudiziari e delle trappole a orologeria si è risolto in una bolla di sapone.
Come ampiamente previsto sia dallo stesso Berlusconi, l’inchiesta sui voli di Stato è stata archiviata dalla Procura di Roma.
Ad essere esaminati dalla Procura sono stati cinque voli, effettuati fra il 24 maggio e il 17 agosto dello scorso anno, entrati nell’obiettivo del fotoreporter sardo Antonello Zappadu, l’autore delle immagini dello pseudo scoop di Villa Certosa (qui tutti gli articoli sul tema), poi sequestrate dalla stessa procura romana.
“Non sono emersi casi di soggetti estranei che hanno viaggiato in assenza del presidente”: è quanto hanno osservato i Pm romani, scagionando il premier dall’accusa di abuso d’ufficio, con buona pace del Codacons (che pure non si dà per vinto, manifestando l’intenzione di opporsi all’archiviazione: “Domani stesso” spiega il presidente Carlo Rienzi “depositeremo al Tribunale dei Ministri una memoria per dimostrare come vi siano comunque costi per l’erario determinati dalla presenza di soggetti estranei alle delegazioni sui voli di Stato. Costi legati sia alla necessità di scegliere aerei di dimensioni maggiori, sia all’esigenza di un’assicurazione obbligatoria per i trasportati”) e del Pd di Dario Franceschini, che abbozza: “A noi non è mai interessata la parte penale di questa vicenda, ma il dato morale, la moralità pubblica”.
Nello specifico, il procuratore Giovanni Ferrara e i pm Giuseppe Saieva, Ilaria Calò e Simona Maisto hanno giustificato la loro richiesta ritenendo che “per ogni volo era presente una persona titolata a usufruire del collegamento aereo”. Alla base della richiesta di archiviazione inoltrata dalla procura, che aveva iscritto Berlusconi sul registro degli indagati per abuso d’ufficio, ci sono i precedenti giurisprudenziali della Cassazione secondo cui non è rilevante penalmente nè dal punto di vista contabile dare passaggi a soggetti non istituzionali su voli di Stato in presenza di rappresentanti delle istituzioni.
La reazione del Web
Neanche i cittadini della Rete si sono fatti trovare impreparati, e hanno colto facilmente il vero punto nodale della vicenda: la “strana” correlazione fra le accuse al premier e eventi di rilevanza politica (elezioni europee, ma non solo). E c’è già chi avanza una previsione: contestualmente al prossimo G8 in Abruzzo, nuove foto scattate da Antonello Zappadu troveranno spazio sui giornali. Avranno ragione? In attesa, vediamo cosa pensano gli italiani della vicenda:
Soldi sprecati
“Ecco come si spendono i soldi pubblici: grazie a inchieste architettate per screditare l’avversario, specie durante le campagne elettorali. È evidente come il vizietto della Sinistra di usare la giustizia ai fini politici tenda a perseverare nel tempo.”
Antonio Cracas » I voli di Stato di Berlusconi: solita bufala della Sinistra
Solo invidia
“A costoro in realtà non frega niente se Berlusconi balla con 40 ragazze a Capodanno o se porta Apicella in aereo , vorrebbero essere al suo posto ma fan finta di biasimarlo.”
La conoscenza rende liberi » Chi vuole far cadere Berlusconi questa volta si troverà di fronte un grande popolo consapevole che non si lascia fregare
Stampa delusa
“Dopo l’accoglienza fin troppo calorosa di Obama a Berlusconi, oggi arriva la notizia dell’archiviazione per la vicenda dei voli di Stato. A Repubblica deve essere una giornata molto triste. Intanto attendiamo il loro titolone.”
Daw » A Repubblica non deve essere un bel giorno
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Man mano che ci si avvicina all’election day del prossimo week end, i toni della campagna elettorale si alzano. E si intensificano gli attacchi al premier Berlusconi.
Ultima puntata? L’inchiesta della Procura di Roma sui voli di Stato.
Si tratta di un atto dovuto al quale, rilevano, potrebbe seguire una rapida archiviazione. L’inchiesta è stata avviata dopo l’esposto del Codacons sul trasferimento in Sardegna di ospiti del premier su velivoli dell’Aeronautica militare. Gli atti saranno trasmessi al Tribunale dei Ministri nei prossimi giorni. Fonti giudiziarie fanno peraltro rilevare che, come già detto, da un primo esame dell’esposto, si potrebbe profilare una rapida archiviazione dell’indagine: lo stesso percorso di quella che ha riguardato in passato gli ex ministri Francesco Rutelli e Clemente Mastella.
Intanto il presidente del Consiglio risponde colpo su colpo. “L’indagine è risibile e pubblicata perché c’è stata una denuncia. L’archiviazione sarà certa. È un caso che dimostra la meschinità delle persone che ci contrastano”. E poi: non un euro costa alle casse dello Stato l’accoglienza dei leader stranieri a Villa Certosa, residenza di Berlusconi in Sardegna: le spese sono tutte a carico del premier.
La precisazione è dello stesso Berlusconi a Mattino Cinque. Il premier è un fiume in piena: “Vorrei far vedere i conti per ricevere il presidente egiziano Mubarak” o il primo ministro ceco “Topolanek” o il leader russo Vladimir Putin, ha detto Berlusconi, “sono tutti costi che pago io. Porto io i cuochi da Roma. C’è una brigata di camerieri che sposto da Roma” quando ci sono molti ospiti. “Voglio aprire una parentesi: se Senato, Camera e la presidenza della Repubblica hanno un esercito di cuochi e camerieri, palazzo Chigi ha una cuoca e due camerieri in totale”. Ora “dispiace di doverlo dire”, ma “adesso li faccio vergognare”, ha aggiunto rivolto ai “meschini” leader dell’opposizione che lo hanno attaccato per avere imbarcato sui voli di Stato ospiti non istituzionali. E precisa: “I signori della sinistra fanno critiche ridicole che dimostrano la loro pochezza e invidia personale. Questi voli costano zero. Se dovessimo, invece, parlare delle cose che costano, allora vorrei far vedere i conti per ricevere Mubarak, che sta in Sardegna una settimana con la moglie e i figli…”.
Infine, ha continuato a elencare, “ci sono i regali che si danno” e certo “non può un leader che è anche di suo un tycoon regalare un foulard alla moglie” di un capo di Stato o di governo e dunque offre loro “cose che girano intorno ai 10mila euro”. Tutte cose, ha insistito, “fatte a spese di Silvio Berlusconi”, con “quello che si spende per il vitto anche agli uomini della scorta e della delegazione, per cui c’è una casa a disposizione”. I leader, ha aggiunto, “si muovono con 20-25 persone, ricevute alla Certosa senza un euro di costi per lo Stato”.
Il presidente del Consiglio associa gli articoli critici nei suoi confronti apparsi recentemente sui media del gruppo di Rupert Murdoch con la decisione del governo italiano di aumentare l’Iva sulla pay tv di Sky Italia di proprietà del magnate australiano. “Non vorrei essere cattivo ma con l’episodio dell’Iva su Sky si è verificata una frattura dei rapporti con Sky e Murdoch cui ha fatto seguito una serie di articoli molto critici nei miei confronti”, ha detto Berlusconi.
Il premier ha parlato anche delle prossime elezioni per il Parlamento europeo, sottolineando che “votando per il Pdl abbiamo la possibilità di avere un’Italia che conti in Europa. Se invece votiamo per i piccoli partiti che devono raggiungere il 4% e per il Pd si andrà a contare zero”. Il Cavaliere ribadisce quelle che sono le sue previsioni raccolte direttamente “da alcuni protagonisti e personaggi importanti della sinistra”: ”Insisto, perché ho avuto sicuramente informazioni vere da membri del Pd: una parte andrà con Casini, Rutelli farà un suo partito. Loro smentiscono ma questa è la realtà . Una parte, invece andrà con Bertinotti e Rifondazione comunista”. Il Cavaliere spiega: “Ho avuto il coraggio di presentare la mia faccia, evidentemente l’opposizione non ha un leader con una faccia da spendere né che abbia coraggio”. ”A parte questo” continua il premier “con il Pd si è tornato ai vecchi vizi della prima Repubblica, perché ancora non dice ai suoi elettori che cosa farà in Europa e in quale gruppo si collocherà . Alla fine faranno un gruppo a sé stante, che non conterà assolutamente nulla”. Quindi alcuni suggerimenti per chi andrà a votare: “Non basta per votarmi mettere la croce sul simbolo Berlusconi presidente ma bisogna che venga aggiunto anche il nome Berlusconi in bella calligrafia”.

“Sono venuto di persona in questa vostra terra splendida e ferita, che sta vivendo giorni di grande dolore e precarietà ”, “vi sono stato accanto fin dal primo momento”, “ho seguito con apprensione le notizie condividendo il vostro sgomento e le vostre lacrime”. Parole non convenzionali del Papa, nel suo primo incontro con i terremotati nella tendopoli di Onna, sotto una pioggia battente. Un abbraccio alla popolazione colpita dal terremoto del 6 aprile, l’impegno della Chiesa a non lasciare solo nessuno nella ricostruzione e la richiesta di fare ora “case solide”, anche per rispetto ai morti. È iniziata sotto la pioggia la visita di Benedetto XVI in Abruzzo, maltempo che ha costretto il Papa a rinunciare all’ultimo minuto all’elicottero e a raggiungere le località devastate dal sisma in auto, con uno slittamento di un’ora nel programma. Prima tappa Onna, il paesino di 300 persone che ha avuto 40 vittime: il papa ha prima rivolto un saluto agli sfollati della tendopoli e poi fatto un breve giro con un’auto guidata dal capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso. Con Benedetto XVI c’erano anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che lo ha accompagnato fin da Roma, l’arcivescovo dell’Aquila, Giuseppe Molinari e il giornalista abruzzese Bruno Vespa. “Vorrei abbracciarvi con affetto ad uno ad uno… Ho ammirato il coraggio, la dignità e la fede con cui avete affrontato anche questa dura prova, manifestando grande volontà di non cedere alle avversità ”, ha detto Benedetto XVI alla tendopoli di Onna, incoraggiando anche le istituzioni e le imprese a ben operare per la ricostruzione.
Dopo Onna, il Papa ha raggiunto la basilica di Collemaggio dove ha pregato davanti alle spoglie di Celestino V, in uno scenario surreale, con il tetto della chiesa crollata e i pilastri rimasti in piedi rinforzati e imbragati. Benedetto XVI, sempre protetto a vista dai vigili del fuoco, ha deposto il suo pallio (la stola che gli è stata data il giorno di inizio del suo pontificato) sulla teca che contiene i resti di Celestino.
Momento toccante della visita è stato l’incontro con i ragazzi sopravvissuti al crollo della casa dello studente, dove sono deceduti 8 giovani. Il papa, particolarmente commosso, si è soffermato a parlare con alcuni di loro e poi ha osservato lungamente quello che resta dell’edificio, sventrato a metà dal sisma. Ultima tappa del visita di Benedetto XVI a Coppito, nella caserma della Guardia di Finanza, dove ha incontrato le autorità civili e religiose e centinaia di persone, tra sfollati e volontari.
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“Sono qui per dovere, per sentimento e anche per ringraziarvi per tutto quello che state facendo”.
Usa queste parole il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rivolgendosi a un gruppo di vigili del fuoco nella Scuola della Guardia di Finanza che ospita il quartier generale della Protezione civile per le operazioni a favore delle popolazioni colpite dal terremoto.
“È uno sforzo” ha aggiunto il Presidente della Repubblica “di efficienza e di generosità straordinari nell’ambito delle organizzazioni dello Stato e della mobilitazione dei cittadini”.
Il primo gesto di Giorgio Napolitano, appena arrivato sui luoghi dell’inferno dell’Aquila, è stato quello di rendere omaggio alle 279 vittime, recandosi insieme al capo della Protezione civile Guido Bertolaso nell’hangar in cui sono allineate, in una fila interminabile, le bare in attesa del funerale di Stato che si svolgerà domani.
Il bilancio provvisorio delle vittime accertate sale di ora in ora: solo due i corpi ancora senza nome, un ragazzo e di una ragazza, gli ultimi che mancavano all’appello, almeno in base alle segnalazioni giunte. Le speranze di ritrovare qualcuno vivo sotto le macerie si stanno affievolendo.
Sono passate più di 24 ore dall’ultimo salvataggio, oltre 72 ore dalla tragedia che ha fermato il tempo alle 03,32 a L’Aquila e dintorni: tempi che, statisticamente, lasciano poche speraze per quella decina di persone che figurano ancora nella lista dei dispersi
Napolitano è entrato da solo nel locale. Ha trovato un sacerdote e alcuni scout in preghiera. Si è soffermato in raccoglimento, osservando quel terribile spettacolo di morte che dà visivamente l’immagine dei lutti causati dalle scosse di questi giorni. Il Presidente ha osservato con particolare commozione le bare bianche, quelle dei bambini e dei ragazzi.
È rimasto colpito il Presidente da una bara sulla quale ne era posata una piccola bianca. All’uscita, visibilmente provato dall’esperienza ha incontrato i familiari delle vittime, ascoltando le loro storie. Una coppia di anziani si è presentata a lui stringendo forte un ragazzo e dicendo: “Presidente, solo questo ci è rimasto”. Napolitano ha detto parole di cordoglio e ha ribadito il suo impegno affinché lo Stato, come è stato ampiamente assicurato, faccia il massimo sforzo per assistere gli sfollati e ricostruire le case, e perché questo sforzo sia svolto con continuità fino a raggiungere l’obiettivo.
Poi, fuori, lo stizzito e pressante invito a “farsi da parte”, rivolto ai fotografi. Il Presidente si trovava in visita a Onna, il borgo di 350 anime che conta 40 morti e che non c’è più. Visibilmente innervosito dalla presenza dei fotoreporter che gli erano vicino, Napolitano ha allargato le braccia e ha detto loro: “Poiché non sono venuto qui per farmi fotografare da voi, fatevi da parte”.
Un anziano sopravvissuto di Onna con voce commossa ha detto queste parole: “Non dimenticatevi di noi, Presidente, non dimenticateci…”. Il Capo dello Stato si è trattenuto una quindicina di minuti ad Onna, visitando la tendopoli allestita per gli sfollati dalla Protezione civile e incontrando brevemente un gruppo di terremotati. Il presidente Napolitano ha ascoltato le loro richieste, ha stretto mani e ha avuto parole di conforto per gli abitanti del piccolo borgo dell’Aquila devastato dal sisma. Al presidente della Repubblica si sono rivolti in particolare il medico del paese ed una religiosa che hanno illustrato a Napolitano alcune delle richieste della popolazione.
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Per il terzo giorno consecutivo il premier è andato a L’Aquila nelle zone colpite dal terremoto. Lo ritiene un suo dovere di capo del governo: “Devo far vedere che lo Stato c’è”, ripete a tutti come un mantra. E dopo la visita alla tendopoli fuori città di ieri, oggi è stata la volta del sopralluogo nel centro de L’Aquila. Che lo stesso Silvio Berlusconi non esita a definire “città fantasma”. Indossando un caschetto protettivo rosso dei Vigli del fuoco, il Cavaliere è salito su un pulmino della Guardia di finanza ed ha voluto visitare il centro storico, la parte più danneggiata dal sisma di lunedì scorso.
Accompagnato dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e dal presidente della Regione, Gianni Chiodi, è andato prima in via XX settembre. In quest’arteria che parte di fronte al Tribunale ha percorso un tratto a piedi fino alla Casa dello Studente, la struttura interamente crollata dove tanti giovani hanno perso la vita. Nonostante la strada sia transennata e gli abitanti tutti evacuati una signora anziana riesce ad avvicinare il premier. “Silvio, aiutaci. Aiutaci. Non ho più nulla”. Lo prega la signora. “Nemmeno i denti c’ho più”. Il premier, visibilmente emozionato le prende le mani, interrompe il sopralluogo e la rincuora: “Facciamo il possibile, dai che l’Italia risponde. Cominci ad andare in un albergo. Vedrà che non lasciamo indietro nessuno”.
Poi l’arrivo davanti dopo pochi metri l’arrivo in via XX settembre davanti ad uno dei luoghi simbolo del sisma aquilano, la Casa dello Studente dove fino all’ultimo si è cercato di estrarre dei superstiti. “Presidente, ieri sera qui abbiamo estratto una ragazza viva dopo 42 ore, Eleonora di 23 anni” ha ricordato il direttore centrale dell’emergenza Vigili del fuoco della Regione Abruzzo Sergio Basti che accompagnava Berlusconi. E il premier ha domandato premuroso “Si salverà la ragazza?”.
Ma la parte più difficile della lunga camminata aquilana è arrivata in piazza Duomo. “Ero stato qui in campagna elettorale” ricorda Berlusconi prima di avviarsi tra le macerie dei palazzi che delimitano Corso Vittorio Emanuele. “Questa è una città non solo ferita” ha sottolineato “ma è veramente in condizioni drammatiche. Ci sono tanti edifici di grande pregio che sono stato lesionati e che in alcuni casi andranno abbattuti per ricostruirli magari con l’architettura, la forma e i progetti originali. Però si tratterà di un lavoro davvero improbo su cui non si è in grado di fare nessuna previsione”. Infine il premier ha sottolineato che lui da padre non lascerebbe che i suoi figli restassero o rientrassero in case del genere. Insomma nella case “si potrà tornare soltanto” ha puntualizzato “in situazioni che siano antisismiche al 100 per cento. Quello che è rimasto non può essere medicato e bisognerebbe intervenire e rifare tutto da capo, un lavoro immane e quindi sui tempi nessuno può avanzare ipotesi”.
Centro storico blindato (controllato da oltre 1000 agenti della polizia di Stato e da circa 150 vigili urbani), campane a festa, folla davanti al Campidoglio: così Roma per la visita di papa Benedetto XVI al Comune, dove è stato accolto, ai piedi della scala di Sisto IV, dal sindaco di Roma Gianni Alemanno (affiancato dalla moglie Isabella Rauti): “Un momento storico”, ha affermato Alemanno, baciando la mano al Pontefice.
“Ormai sono diventato un pò romano”, ha scherzato Benedetto XVI rivolgendosi alla gente che lo acclamava sulla piazza del Campidoglio. Vicino a lui, affacciato al balcone il sindaco Gianni Alemanno. “Vivendo a Roma da tantissimi anni” ha detto Ratzinger “ormai sono diventato un pò romano; ma più romano mi sento come vostro vescovo. Con più viva partecipazione allora, rivolgo, attraverso ciascuno di voi, il mio pensiero a tutti i “nostri” concittadini, che in un certo modo voi oggi rappresentate: alle famiglie, alle comunità e alle parrocchie, ai bambini, ai giovani e agli anziani, ai disabili e ai malati, ai volontari e agli operatori sociali, agli immigrati e ai pellegrini”.
Papa Benedetto XVI, nel suo intervento davanti alla giunta capitolina riunita in seduta straordianaria, ha espresso la speranza che “Roma continui ad essere faro di vita e di libertà , di civiltà morale e di sviluppo sostenibile, promosso nel rispetto di ogni essere umano e della sua fede religiosa”. Il Papa ha auspicato poi che la Città , di fronte al grande afflusso di immigrati e lavoratori stranieri, “saprà trovare la forza per esigere da tutti il rispetto delle regole della convivenza civile e respingere ogni forma di intolleranza e discriminazione”. Roma ha, aggiunto Benedetto XVI, ha ormai “il volto di una metropoli multietnica e multireligiosa, nella quale l’integrazione è talvolta faticosa e complessa”.
Auspicio ribadito anche dal sindaco Alemanno nel suo discorso di benvenuto al Pontefice: il Campidoglio intende “con sempre maggiore consapevolezza, prevenire e sconfiggere ogni forma di violenza che ferisce i nostri quartieri, che colpisce e umilia la dignitaà delle donne, che viola l’innocenza dei bambini, che emargina i disabili e le persone più deboli”.
“La risposta autentica ai problemi che siamo chiamati ad affrontare” ha aggiunto Alemanno “è quella di conoscere le nostre vere radici culturali e spirituali, la nostra memoria storica di romani, figli di una città universale. Roma vuole essere la città della vita, la città dell’accoglienza e della speranza: questo abbiamo scritto nell’epigrafe che tra breve scopriremo per ricordare una eccezionale giornata come l’odierna. Parole” ha continuato “gravate nel marmo, e con più forza impresse nell’animo di tutti noi, al di là delle diverse provenienze e visioni politiche, culturali e religiose”.
I recenti episodi di violenza che hanno segnato la vita della città , ha detto il Pontefice, sono “un segno di disagio profondo e la prova che se si elimina Dio e la sua legge non si realizza la felicità dell’uomo”. “Mi sia permesso, inoltre, notare che gli episodi di violenza, da tutti deplorati” ha affermato il Papa “manifestano un disagio più profondo; sono il segno - direi - di una vera povertà spirituale che affligge il cuore dell’uomo contemporaneo. La eliminazione di Dio e della sua legge, come condizione della realizzazione della felicità dell’uomo, non ha affatto raggiunto il suo obbiettivo; al contrario, priva l’uomo delle certezze spirituali e della speranza necessarie per affrontare le difficoltà e le sfide quotidiane”. “Quando, ad esempio, ad una ruota manca l’asse centrale” ha osservato Ratzinger “viene meno la sua funzione motrice. Così la morale non adempie al suo fine ultimo se non ha come perno l’ispirazione e la sottomissione a Dio, fonte e giudice di ogni bene.” “Dinanzi all’affievolimento preoccupante degli ideali umani e spirituali” ha detto ancora il Pontefice “che hanno reso Roma modello di civiltà per il mondo intero, la Chiesa, attraverso le comunità parrocchiali e le altre realtà ecclesiali, si sta impegnando in una capillare opera educativa, tesa a far riscoprire, in particolare alle nuove generazioni, quei valori perenni”.
“Questa nostra città , come del resto l’Italia e l’intera umanità ” ha detto ancora il Papa “si trova ad affrontare oggi inedite sfide culturali, sociali ed economiche, a causa delle profonde trasformazioni e dei numerosi cambiamenti sopravvenuti in questi ultimi decenni”. Quindi, ha rilevato, Benedetto XVI “Roma si è andata popolando di gente che proviene da altre nazioni e appartiene a culture e tradizioni religiose diverse, ed in conseguenza di ciò, ha ormai il volto di una Metropoli multietnica e multireligiosa, nella quale talvolta l’integrazione è faticosa e complessa”.
Benedetto XVI è il terzo Papa che arriva sul colle capitolino, il secondo che prende la parola davanti al consiglio comunale. Il primo fu Paolo VI, seguito da Giovanni Paolo II che partecipò 11 anni fa, come farà anche Ratzinger domani, a una seduta straordinaria dell’aula Giulio Cesare. Il papa arriverà in piazza del Campidoglio e verrà accolto all’entrata di Sisto IV dal sindaco Gianni Alemanno.
Piazza del Campidoglio non era piena: poche le persone che osservano il maxi-schermo. Tra gli striscioni esposti per l’occasione quelli dei campi rom: “Casilino 900 saluta il Santo Padre” e “Il gruppo degli Ercolini saluta il Papa e dice no al razzismo”. Gli Ercolini sono bambini rom del campo nomadi di Tor di Quinto che, aiutati da don Giovanni d’Ercole, hanno fondato una squadra di calcio.
C’è stato spazio anche per le proteste, durante la visita del Pontefice: “No alle ingerenze vaticane” e “Libera chiesa in libero stato”, sono le scritte che gli aderenti alla Fgci, organizzazione giovanile del Pdci, che hanno voluto “sottolineare che non si può accogliere nelle nostre istituzioni chi scomunica i medici che fanno abortire ragazzine di 9 anni stuprate e riabilita i vescovi filonazisti”, hanno detto i giovani del Pdci in una nota.
Mentre Sergio Rovasio, segretario dell’associazione Radicale Certi Diritti, e gli esponenti del partito Radicale Antonio Stango e Mario Staderini al passaggio del Pontefice a piazza Venezia gli hanno urlato “Viva il Papa Re”. Un gesto, si legge in una nota, utile a “rimarcare la totale genuflessione della classe politica al potere della teocrazia vaticana. Da due giorni su tutti i palazzi di Corso Vittorio Emanuele e Piazza venezia sono esposte bandiere vaticane, a dimostrazione che effettivamente lo Stato italiano è tornato ad essere lo Stato pontificio”.
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Prima ha chiesto scusa poi ha annunciato, ufficialmente, che si sta preparando per la sua visita in Israele. Così Benedetto XVI, abbracciando i presidenti delle maggiori organizzazioni ebraiche americane (la “Conference of presidents of major american. Jewish organizations“), ha ripreso le relazioni con i cugini ebrei.
Significativo che Papa Ratzinger abbia usato le parole del suo predecessore, Giovanni Paolo II, per chiedere “perdono” per il comportamento di coloro che, nella storia, hanno causato tanta sofferenza al popolo ebraico. La Shoah, ha affermato, è “un crimine contro Dio e l’umanità ” ed è “inaccettabile e intollerabile” chi la nega o la minimizza tra gli uomini di Chiesa. Ratzinger ha anche annunciando che si sta preparando per il suo viaggio in Israele.
L’udienza di oggi è stato il primo incontro tra il Pontefice e il mondo ebraico dopo la crisi scoppiata per la revoca della scomunica ai lefebvriani, tra cui il negazionista Williamson.
Con parole commosse, il Papa ha ricordato quando Wojtyla, al Muro del Pianto a Gerusalemme durante la sua visita nel marzo 2000, chiese perdono a Dio “per tutte le ingiustizie che il popolo ebraico ha dovuto soffrire”. “Adesso” ha detto “faccio mia la sua preghiera: Signore dei nostri padri, che scegliesti Abramo e i suoi discendenti per portare il tuo Nome alle Nazioni: siamo profondamente addolorati per il comportamento di coloro che nel corso della storia hanno causato sofferenza ai tuoi figli e, nel chiedere perdono, vogliamo impegnare noi stessi per una autentica fratellanza con il Popolo dell’Alleanza“.
“La Shoah” ha affermato Benedetto XVI riprendendo le sue stesse parole pronunciate all’udienza generale di due settimane fa” sia per tutti monito contro l’oblio, contro la negazione o il riduzionismo, perchè la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti”.
“È mio sentito desiderio che la nostra attuale amicizia cresca anche più forte, così che l’irrevocabile impegno alle relazioni rispettose e armoniose con il popolo dell’Alleanza porti frutti in abbondanza”. La Chiesa cattolica, ha ancora aggiunto, è “profondamente e irrevocabilmente impegnata nel rifiutare ogni anti-semitismo”. “I duemila anni di storia dei rapporti tra giudaismo e Chiesa hanno attraversato molte differenti fasi, alcune delle quali dolorose da ricordare”, ha ammesso il Papa. “Ora che siamo in grado di incontraci in uno spirito di riconciliazione” ha aggiunto “non dobbiamo permettere alle difficoltà del passato di impedirci di offrirci vicendevolmente la mano in nome dell’amicizia”.
I rabbini della ‘Conference of Presidents of major American Jewish Organizations’ hanno chiesto al Papa di far proseguire l’impegno della Chiesa contro ogni forma di antisemitismo ed hanno ribadito la loro volontà di superare le incomprensioni suscitate dal caso del negazionista Williamson.
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