
Massimo Ciancimino (foto Ansa)
La Direzione investigativa antimafia, su ordine della procura di Palermo, sta eseguendo un ordine di arresto per Massimo Ciancimino, l’uomo reso famoso dalle dichiarazioni sui presunti rapporti Stato-mafia negli Anni 90 e sul “papello” che testimonierebbe questo accordo, custodito dal padre Vito. A quanto appreso da Panorama, nei giorni scorsi la polizia avrebbe consegnato alla stessa procura del capoluogo siciliano un rapporto esplosivo sulle manipolazioni di quei documenti da parte dello stesso Ciancimino.
- biker
- Giovedì 21 Aprile 2011
- Tags: Antonio Ingroia, Bernardo-Provenzano, Mafia, massimo-ciancimino, Mauro Mori, Palermo, panorama in edicola, papello, politica, processo, rivelazioni, tesoro, testimoni, Vito-Ciancimino
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Massimo Ciancimino in tribunale | (Ansa/Daniel Dal Zennaro)
“Che questo rimanga fra noi, ma è una preoccupazione di fratello maggiore… Io sono preoccupato, professore! Lo sa per cosa? Di mio fratello! Perché io vedo barche da un miliardo e mezzo… macchine da milioni di euro… Io, io, io faccio l’impiegato di banca e ho il vespone 150 e la Smart… stop! E un gommoncino lì… Mio fratello Roberto pure, che è notaio. Lui mi dice che fa affari, ma affari… Non sono soldi, non è che sono soldi ufficiali…”.
Giovanni Ciancimino se ne era reso conto già nel 2004, in una conversazione col tributarista Gianni Lapis, intercettata, trascritta e depositata solo di recente. Prima di andare a confermare le parole del fratello Massimo, sostenendo davanti ai giudici del processo Mori di avere visto pure lui il famoso “papello” in mano al padre, il maggiore dei figli di Vito Ciancimino aveva chiaramente espresso tutti i dubbi sul “pericolo” rappresentato, per il patrimonio di famiglia, dall’ostentazione senza freni del lusso da parte di “Massimuccio”. Continua

Vito Ciancimino in tribunale a Palermo
Nel complesso intrigo politico-giudiziario sulla presunta trattativa fra Stato e mafia nel 1992 (anno delle stragi Falcone e Borsellino), non è ancora chiaro un punto: perché l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino non venne mai ascoltato dalla commissione Antimafia? Continua

“È buio completo: continuiamo ad aspettare e sperare ma non è cambiato nulla”. Marco Maiorana è disperato nel suo ultimo appello affidato alla stampa. Di suo padre Antonio, 47 anni, e di suo fratello Stefano, 22, non si hanno notizie dal 3 agosto. Quando i due, il padre imprenditore e il figlio studente, hanno lasciato il cantiere edile di Isola delle Femmine (Palermo) dove stavano lavorando dicendo agli operai che avrebbero preso un caffè e sarebbero subito tornati. La loro auto, una Smart, è stata ritrovata chiusa a chiave dai carabinieri nel parcheggio dell’aeroporto Falcone-Borsellino.
Antonio e Stefano Maiorana non hanno preso l’aereo quel giorno. I loro nomi non sono nella lista dei passeggeri e le telecamere non li hanno ripresi dentro lo scalo. Forse all’aeroporto avevano un appuntamento (preso di persona, perché non ce n’è traccia nei tabulati dei loro cellulari) che si è trasformato in agguato. L’ipotesi della fuga volontaria, per giunta duplice, è considerata meno probabile - anche perché l’imprenditore ha lasciato in cantiere il borsello, con documenti e chiavi, da cui non si separava mai -. Non si può escludere il rapimento o, peggio, l’omicidio. I carabinieri hanno setacciato pozzi, laghi artificiali e casolari abbandonati della zona intorno a Palermo. Mentre il Ris di Messina ha esaminato l’auto abbandonata.
Le indagini si concentrano sugli affari di Antonio Maiorana, che è incensurato come il figlio. In passato è stato socio di Francesco Paolo Alamia, costruttore e assessore comunale con Vito Ciancimino, il sindaco democristiano condannato per mafia. La situazione economica attuale di Maiorana non è senza problemi: risultano debiti e protesti. Dieci giorni prima di sparire aveva intestato il 50 per cento della Calliope Immobiliare alla sua compagna argentina, Karina Andre Gabriela. Una donna di dieci anni più giovane che aveva conosciuto in vacanza nel marzo 2006 e con cui conviveva da una anno. L’altra metà della società appartiene a un amico d’infanzia dell’imprenditore, Francesco Lopez.
La costruzione degli appartamenti a Isola delle Vergini avrebbe dovuto fruttare molti soldi. I carabinieri hanno messo sottosopra la sede della Calliope e la casa della compagna di Maiorana che è stata interrogata, lasciando un dubbio ai carabinieri. E se il Maiorana si fosse allontanato volontariamente, inscenando un rapimento?
Ma i familiari hanno chiesto aiuto a chiunque abbia visto i due scomparsi (ci sono due numeri telefonici cui rivolgersi: 3925757054 oppure 3403736956).