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“Più bella che intelligente”: Berlusconi contro la Bindi. E diventa un caso

La vicepresidente della Camera, Rosy Bindi del Pd

La vicepresidente della Camera, Rosy Bindi del Pd

Cose che succedono (solo?) in Italia.
Cioè: il premier, in collegamento telefonico a Porta a Porta, cerca di spiegare la sua amarezza e la sua irritazione nei confronti del Colle dopo la bocciatura del lodo Alfano da parte della Consulta. Interrotto da Rosy Bindi: secondo lei, quelle del premier sono “frasi gravissime”.
E allora, il Cavaliere replica: “Ravviso che lei è sempre più bella che intelligente”, citando (involontariamente?) una frase di Vittorio Sgarbi, ma soprattutto mandando su tutte le furie la vicepresidente della Camera: “Sono una donna che non è a sua disposizione e ritengo molto gravi le sue affermazioni”. Continua

Sorpresa, Sgarbi sceglie Salemi: “Mi dimetto da assessore di Milano”

Vittorio Sgarbi

Salemi non perderà il suo sindaco.
Vittorio Sgarbi stupisce ancora, questa volta però, con una scelta di responsabilità. In una lettera al primo cittadino di Milano Letizia Moratti annuncia le “sue” dimissioni da assessore alla Cultura e rinuncia alla vendetta del ritorno nel capoluogo lombardo. Ieri il Tar lombardo aveva dato ragione a Sgarbi nella sua disputa contro il licenziamento in tronco ricevuto dalla Moratti a maggio. E il vulcanico critico d’arte aveva promesso colpi di scena: “Tornerò in giunta venerdì”. Oggi il dietrofront.

Sgarbi rinuncia a Milano e resta in Sicilia, a Salemi dove è stato eletto sindaco un mese fa. Ma, ci tiene a sottolinearlo, a testa alta: “Ho verificato l’incompatibilità fra due alte cariche nello stesso ordine di amministrazione”. “La soddisfazione di essere riabilitato nella funzione di assessore alla Cultura del Comune di Milano, con l’annullamento del provvedimento del sindaco da parte del Tar, e la prospettiva delle importanti iniziative che quel ruolo consente di realizzare, in una città ricca di potenzialità e di entusiasmo” spiega Sgarbi “non può prevalere sulla responsabilità di aver assunto il nuovo impegno di sindaco di Salemi, eletto direttamente dai cittadini che non è in alcun modo consentito deludere anche di fronte all’inatteso e gradito colpo di scena che mi riporta alla situazione di 3 mesi fa”.

Tutti felici e contenti, quindi? Sgarbi ha ottenuto la vittoria di facciata e Letizia Moratti avrà tirato un sospiro di sollievo e potrà chiudere le sessioni estive del consiglio comunale in tranquillità. Ma occhio al critico, imprevedibile, come sempre. Milano gli è rimasta sullo stomaco e lascia intendere che il suo rapporto con la città potrebbe non finire qui: “Scelgo dunque Salemi con assoluta convinzione, ma non rinuncio alla prospettiva di un ritorno a Milano, a pieno regime, non in virtù di una sentenza riparatrice del Tar, ma attraverso libere elezioni” conclude Sgarbi.

“Il ruolo di Presidente della Provincia o di Assessore (le elezioni sono tra un anno, ndr) è perfettamente compatibile, nella diversità delle amministrazioni, con il ruolo di sindaco. Il ritorno, così clamorosamente annunciato in questi giorni, è dunque soltanto riandato. A presto arrivederci”. Chilometri permettendo.

Il Tar dà ragione a Sgarbi: “Tornerò in giunta a Milano”

Vittorio Sgarbi e Letizia Moratti

Vittorio Sgarbi intervistato da Klaus Davi parla della gestione Moratti

La Moratti silura “l’irrispettoso” assessore Sgarbi. Lui si ribella

Il critico d'arte Vittorio Sgarbi | Ansa
Nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, Vittorio Sgarbi non è più l’assessore alla Cultura del Comune di Milano.
La città dell’Expo 2015 avrà un nuovo responsabile alla Cultura. Forse il professor Stefano Zecchi, forse un esponente della Lega. I motivi che hanno convito Letizia Moratti, il sindaco di Milano, a ritirare all’estroso critico d’arte le deleghe, sono chiari: “La mancanza di rispetto per la Giunta” e “l’atteggiamento non consono ai doveri di pubblico amministratore assunto in varie occasioni, anche pubbliche” .

Così, dopo poco meno di due anni di coabitazione, giocata tra alti e bassi, amori e odi, si è rotto l’incanto tra Sgarbi e “suor Letizia”, come lui stesso ebbe a definirla dopo la prima grande crisi del luglio scorso, legata alla censura della mostra Vade Retro Arte e Omosessualita. A rompere definitivamente “il rapporto di fiducia” tra il primo cittadino e il suo vulcanico assessore hanno pesato, ultime gocce di un vaso già colmo, le recenti affermazioni del critico che, appena dieci giorni fa, si diede vanto di aver “ingannato” i propri “ignari” colleghi proponendo il patrocinio a una rassegna di teatro omosessuale mascherato dietro all’innocuo titolo “Liberi amori possibili”.
Ma anche (e soprattutto) le sue vibranti esternazioni durante la puntata di giovedì scorso, di Anno Zero, sul Vaffa-day ” di Grillo.
“Considero irricevibili le ragioni che hanno spinto il sindaco al ritiro delle mie deleghe, oltre che profondamente lesive della mia dignita” è stata la replica sdegnata di Sgarbi alle ragioni con cui il sindaco gli ha tolto le deleghe. Ma i due recenti episodi non sono che la punta di un iceberg che via via, ad ogni presa di posizione del critico, è diventato insostenibile per il sindaco di Milano. A pochi giorni dalle elezioni politiche, l’assessore alla Cultura propose un referendum sul tanto chiacchierato “grattacielo storto” di Daniel Libeskind, uno dei tre grattacieli, fiori all’occhiello del progetto di Citylife all’ex Fiera, che cambieranno lo skyline della Milano dell’Expo. Sarebbe potuto sembrare una normale valutazione estetica (peraltro espressa anche da Silvio Berlusconi) se non fosse che lo stesso Libeskind, amico del sindaco Moratti, dovrebbe anche firmare il nuovo museo dell’arte contemporanea, sempre nell’area di Citylife, cui il critico non nascose di preferire il progetto di museo elaborato da Renzo Piano nelle ex acciaierie Falck nella vicina Sesto San Giovanni.
Del resto, nei suoi due anni da assessore, Sgarbi ha sempre tentato di smarcarsi dalla posizioni della giunta e del suo sindaco. Mentre il Comune lanciava la campagna antigraffiti, definì i murales del centro sociale Leoncavallo (tanto osteggiato dal centrodestra milanese) una “moderna Cappella Sistina” e nel marzo del 2007 riuscì a portare al Pac proprio quegli artisti normalmente abituati a disegnare sui muri di Milano. Risale infine allo scorso gennaio l’ultimo terremoto sulle mostre inopportune dell’assessore: le monografie fotografiche di Von Gloeden, di Witkin e di Saudek. Ma le polemiche poi rientrarono dopo un chiarimento con il sindaco sulle linee di politica culturale del Comune.
Questa volta invece, dopo lo sfogo a “parolacce” durante la trasmissione di Santoro, l’eccentrico assessore non è riuscito ad arginare l’ira del sindaco. E pensare che il 16 novembre scorso, durante una puntata delle Invasioni Barbariche, invece, il sindaco aveva dimostrato persino affetto per il monello della sua giunta. “Io con Sgarbi ho un rapporto molto particolare” disse Letizia Moratti “fra la mamma, la sorella maggiore e lo psicoterapeuta. Questo è il rapporto normale che io ho con Sgarbi”.
Anche Sgarbi ha sempre a suo modo perfino osannato il sindaco di Milano, dicendo pubblicamente - un anno fa al festeggiamento dei primi 12 mesi di mandato - che non poteva che essere lei il successore di Berlusconi alla guida del centro destra.

Contro il degrado a Milano arrivano i vespasiani da museo

[i](Credits foto: Cristina Bassi)[/i]
L’arte, si sa, sta bene ovunque. Il nostro glorioso Rinascimento poi non ci stancheremmo mai di ammirarlo. Michelangelo, Raffaello, Leonardo li amiamo in tutte le salse. Il Bello è bello, sempre e comunque. Anche stampato sopra a un bagno chimico.

L’idea dei “Bagni d’Autore” è venuta all’assessore alla Cultura di Milano, Vittorio Sgarbi. Che ha sparso per i punti più significativi della città 11 wc da strada decorati con le opere d’arte più celebri. In questo modo, anche nei luoghi di interesse turistico, non è più necessario nascondere il bagno, di solito esteticamente poco piacevole. La ditta produttrice si è occupata di tutto (su mandato del Comune e dell’Amsa e in collaborazione con Oliviero Toscani) e penserà anche alla manutenzione. In cambio potrà mantenere in bella mostra il proprio logo.

Ecco quindi che il David di Michelangelo e la Venere di Botticelli fanno coppia fuori dalla Stazione Centrale. In piazzetta Reale campeggia la Gioconda e alle Colonne di San Lorenzo la Primavera sta a fianco della Città ideale di Leon Battista Alberti (già, con sopra un graffito). Ce ne sono altri in piazza del Tricolore e davanti a Santa Maria delle Grazie. In corso Como saluta i nottambuli dalla toilette l’imponente San Sebastiano del Mantegna.

Irriverente? No, è l’arte che incontra la gente. E i suoi “bisogni”: più di così…

La cattedrale di Noto risorge. Vale più il Barocco o il petrolio?

[i](Credits foto: LCT-ARCHITETTURA)[/i]

Ci sarà il presidente del Consiglio Romano Prodi. Ma anche il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Angelo Bagnasco, accompagnato dal segretario generale della Cei Giuseppe Betori. Ed è atteso anche il ministro per i Beni Culturali, Francesco Rutelli. Un vero parterre de roi, a Noto, lunedì prossimo, per la rinascita della Cattedrale San Nicolò. Il gioiello Barocco, patrimonio dell’Umanità Unesco, che riapre le sue porte. Dopo 11 anni. Da quando, la notte tra il 13 e 14 marzo del 1996, crollò la cupola e con essa parte della navata centrale, quella laterale destra con il transetto e i pilastri.
Ci sono voluti sette anni di lavoro per ridare vita al “monumento ferito” e riportare la Cattedrale al suo vecchio splendore. Una ricostruzione minuziosa, difficile, impegnativa in cui si sono coniugate le antiche tecniche costruttive con le più moderne tecnologie sviluppate nel campo dell’ingegneria sismica. Le parti recuperate dal crollo sono state mantenute e integrate nella nuova costruzione. Restano da realizzare ex-novo le decorazioni pittoriche all’interno della chiesa. Sono in restauro invece gli affreschi che si trovavano dietro l’altare maggiore.
Arriva dunque il giorno della festa per il patrimonio ritrovato. Restituito ai netini (così si chiamano gli abitanti di Noto) e alla comunità siciliana e di tutto il mondo. Saranno il sindaco Corrado Valvo, il vescovo della diocesi, Giuseppe Malandrino, e il prefetto di Siracusa Benedetto Basile, commissario straordinario per la ricostruzione, ad accogliere le autorità, fra cui senz’altro il presidente della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro, e il direttore del dipartimento di Protezione Civile, Guido Bertolaso.
Il gioiello barocco della Cattedrale San Nicolò a Noto (SR), rimessa a nuovo, a 11 anni dal crollo<br />
L’appuntamento è per le 11. Una breve processione accompagnerà tutti i presenti in Cattedrale, dove sarà il cardinale Giovanni Battista Re a celebrare la messa. Nel pomeriggio si terrà una conferenza in cui saranno presentati i lavori di restauro con i progettisti e il soprintendente ai Beni Culturali e Ambientali di Siracusa, Mariella Muti, ma anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi a cui è affidata la presentazione del volume, edito da Electa e curato dall’architetto Rosanna La Rosa, che racconta il restauro. Il titolo? La rinascita della cattedrale di Noto.
La rinascita che acquista un significato simbolico. “Il segno di un’altra Sicilia possibile. Che ha saputo reagire allo schiaffo”, afferma orgoglioso il vescovo Malandrino. Una festa dunque, mentre non si placa il dibattito sulle trivellazioni nel Val di Noto, rilanciato anche da un recente appello del commissario-scrittore Andrea Camilleri.

Politici in tv, scende il livello s’alza lo share

(Credits: C.P.Storm by Flickr)
Politica e tv, un binomio quasi sempre destinato a far discutere, ma di cui a volte si può anche sorridere. C’è la volta in cui i politici ritengono di essere stati trattati male, ultimo caso il ministro Clemente Mastella che abbandona gli studi di Annozero, quell’altra in cui il politico di turno raccoglie meno consensi (share) del previsto o fa capolino nel programma di intrattenimento come una autentica pop star. In tutti i casi, i politici dimostrano di amare, e tanto, il tubo catodico. Per qualche minuto di celebrità sono disposti a dividersi tra mille impegni, mille studi di registrazione, mille scalette da ricordare. In base ai dati diffusi dal Centro di ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva risulta che sono 256 i parlamentari ospitati in tv nel mese di febbraio nelle principali trasmissioni di approfondimento giornalistico delle reti nazionali (ecco dove sono andati). Mica pochi, se si considera che il dato lascia fuori molte delle ospitate nei programmi comici, nei grandi contenitori per famiglie e persino nei programmi di cucina. Novelli intrattenitori, i politici nostrani nascondono negli archivi esibizioni da romantici chanteur, come in una memorabile performance di Mastella in versione Peppino di Capri (guarda il video sotto) o da linguacciuti attaccabrighe, come nella querelle tra Vittorio Sgarbi e Alessandra Mussolini, partita negli studi de La pupa e il secchione e finita in ogni dove televisivo. Ministri canterini, parlamentari litigiosi e a volte poco colti, come ha dimostrato la dissacrante inchiesta delle Iene di qualche tempo fa. L’importante è apparire: via libera allora alle torte in faccia, dove sempre Mastella ha fatto da apripista, alle lezioni casereccie di cucina, come in un vecchio filmato di D’Alema alle prese con il risotto, alle divertenti gag del parlamentare trasgender più discusso, Vladimir Luxuria. E a chi si chiede perché i politici preferiscano programmi leggeri a vecchie tribune elettorali, gli interessati rispondono che tutto ciò risponde alla necessità di avvicinarsi il più possibile alla gente. Probabile, anche se a volte viene il dubbio che la vera ragione sia un po’ di narcisismo: insomma, la voglia di essere riconosciuti per la strada, come dei divi del grande schermo.

Guarda Mastella canta Champagne

Le Iene: Sabrina Nobile “interroga” i politici

Scontro a distanza sul voto agli stranieri. Umberto Bossi: "Pensiamo che gli immigrati debbano essere rispediti a casa loro". Gianfranco Fini: "Un anatema che non risolve il problema". Secondo voi chi ha ragione?
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