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Esame di Maturità: i ricordi di Luxuria, Alessandra Mussolini, Cecchi Paone, Rossella e Enrico Lucci

In senso orario: Vladimir Luxuria, Alessandra mussolini, Carlo Rossella e Enrico Lucci

In senso orario: Vladimir Luxuria, Alessandra Mussolini, Enrico Lucci e Carlo Rossella

Il conto alla rovescia è iniziato. Mancano pochi giorni all’esame maturità. Si inizia con la prova d’italiano martedì 22 giugno, alle 8.30; la seconda e la terza si terranno, rispettivamente, mercoledì 23 e venerdì 25 alla stessa ora. Gli orali potranno cominciare da lunedì 28 giugno e proseguiranno fino al 10-15 luglio. Sui vari siti specializzati già impazza il toto-tema. Azzeccare la traccia giusta è, però, quasi impossibile. Da anni ci provano generazioni di studenti. Continua

Vladimir Luxuria: “Ai gay ora consiglierei di nascondersi”

Vladimir Luxuria

Vladimir Luxuria

Si sono dati appuntamento al prossimo 3 luglio al “Gay Pride” di Roma, i ragazzi che ieri, lungo via Fagotale, la “gay street” della Capitale, hanno dato vita a una fiaccolata per solidarietà con il 22enne pestato la scorsa settimana nei pressi del Colosseo e che oggi denuncerà alla Digos i suoi aggressori. Una fiaccolata per chiedere anche che sia approvata dal Parlamento la legge contro l’omofobia.

Ascolta l’audiointervista a Vladimir Luxuria

A Roma, ma non solo, di aggressioni del genere se ne contano ormai a decine. In tempi passati, tra le vittime illustri anche Vladimir Luxuria, ex parlamentare e leader storica del movimento gay in Italia. Continua

L’appello di Luxuria: Non amateci solo di nascosto

Vladimir Luxuria, 44 anni, è stata parlamentare del Prc

Vladimir Luxuria, 44 anni, è stata parlamentare del Prc

A qualcuno piace trans. Non è la grande scoperta da brevettare, ma una semplice constatazione: ci sono uomini (la maggioranza) a cui piacciono solo le donne e altri (una minoranza) a cui piacciono sia le donne sia le trans. Ho precisato che si tratta di una minoranza perché, quando scoppiano i casi mediatici, come questo su Piero Marrazzo, si tende ad avere percezioni falsate. Leggi l’intervento di Vladimir Luxuria

Bionda, dermatologa e transgender. Una Castellana per il Pdl a Salerno

Martina Castellana

Che il Pdl, alle prossime provinciali, candidi a Salerno una bella dermatologa, bionda, non è una notizia. Che quel medico, Martina Castellana, all’anagrafe faccia di nome Michele e sia un trasgender, invece si.
A quanto pare, il tabù della sessualità è pronto a essere sdoganato anche a destra, dopo la decisione di inserire Valdimir Luxuria nelle liste del Prc per la tornata elettorale delle politiche di tre anni fa e del 2008. Qui, la mossa è destinata però a fare più rumore. Mentore della scelta, l‘onorevole del Pdl, in quota An, Edmondo Cirielli, padre della legge - passata alle cronache parlamentari come appunto la “ex Cirielli” - sui termini di prescrizione dei reati.

A confessarlo, è stata la stessa Castellana, che ha dichiarato: “Mi ha voluta lui, che mi stima come professionista. Ha visto in me una persona che ha agito con coerenza nella vita remando contro le tempeste”. Sulla compatibilità tra i suoi orinetamenti sessuali e i suoi ideali politici dice di non trovare alcunchè da ridire. Anzi, rivendica una militanza familiare, dato che lo zio fondò, anni addietro, la prima sezione di An della città salentina.
La sua idea della politica è chiara e semplice: “Ascoltare le persone, farsene carico e diventarne l’interprete principale. Se mi verrà data fiducia ne sarò felice. Il mio obiettivo è riuscire a confrontarmi in maniera leale e corretta, dare un contributo. Non aspiro certo a diventare una subrette…”. In un’intervista all’Adnkronos la dermatologa (lavora presso la Asl Salerno 2) ha spiegato che non vorrebbe attirare troppo l’attenzione sulla sua storia personale ma piuttosto preferirebbe essere apprezzata per le sue competenze e per la voglia di fare. Al giornalista che la incalza per cercare di chiarire meglio questo strano connubio con la destra, lei spiega serafica: “Mi creda, ci sono più atteggiamenti maschilisti a sinistra. La sinistra ha rubato i miei sogni di adolescente: nel ‘68 si contrabbandavano per libertà cose che libertà non erano. La vera libertà la si scopre oggi, a poco a poco, con la cultura delle pari opportunità”.
Al proposito, sono piuttosto trasversali le sue preferenze personali: Mara Carfagna e Vladimir Luxuria, due che non è facilissimo che si trovino d’accordo. Il Ministro delle Pari opportunità, confessa la neocandidata: “non ho ancora avuto modo di conoscerla, spero di farlo presto. Ma la stimo molto per il lavoro che sta svolgendo al suo dicastero”.
Da par suo, Luxuria non può “che fare tanti auguri a Martina Castellana”, aggiungendo: “però, una cosa deve essere chiara: meglio una trans che si sposta a destra, che un transfugo come Mastella. Trovo che sia molto più nobile un transito sessuale che il trasformismo politico”. Contenta dunque la vincitrice dell’Isola dei Famosi 2008 che un tabù stia sul punto di tracimare anche a destra? L’ex deputata dice sì, augurandosi però che questa non sia solo un’altra farsa: “Questa candidatura deve essere accompagnata dalla volontà politica da parte del centro destra di riconoscere a noi trans tutti quei diritti ancora negati”.

Guerra per Liberazione: la testata “rossa” in crisi d’identità

Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà Sociale

Non c’è pace nella sinistra. E non si respira una bella aria a Liberazione. Il conflitto interno ruota attorno ad un nome: Luca Bonaccorsi, direttore editoriale del settimanale Left, interessato a rilevare il quotidiano guidato oggi da Piero Sansonetti. Apriti cielo, non se ne parla proprio, no allo “spauracchio di un compratore-choc”, non andremo mai con il “discepolo dello psicanalista Massimo Fagioli”, recita una nota del giornale.
Il cui direttore, ospitato da Repubblica, domenica si sfogava così: “Bonaccorsi accusa il manifesto di voler cancellare Liberazione, ma può essere lui il vero affondatore”. E ancora: “So che punta a una svolta a destra del quotidiano con una linea antifemminista e omofoba”. La soluzione migliore, per lui, poco gradito - diciamo così - al nuovo leader del partito, Paolo Ferrero, sarebbe un’altra: “Sto lavorando a un’associazione di chi lavora qui”, perché “possiamo prenderlo noi, il giornale”. Un’associazione che gestisca la testata, “insieme con un comitato di garanti, composto da figure illustri”.
Non si fa attendere la replica di Bonaccorsi: “Il comportamento di Sansonetti mi sembra inqualificabile e le sue affermazioni, che spero smentirà, gravissime. Io antifemminista e omofobo? Ormai siamo alle bugie palesi e alla diffamazione”. A questo punto, aggiunge, “è evidente che anche dentro Rifondazione c’è un caso Villari”. Cioè, Sansonetti rimane “aggrappato alla poltrona” pur “mettendo a rischio i lavoratori”.
A contendersi il quotidiano del Prc, ci sono insomma due diverse generazioni: quella del ‘68, guidata dal 60enne Sansonetti e quella che rifiuta il ‘68, pilotata dal 40enne Luca Bonaccorsi. “La mia battaglia la farò fino in fondo: posso vincere o perdere, ma non mi tiro indietro e spero che Ferrero consideri l’offerta formulata da me e altri colleghi alla pari con quella di Bonaccorsi”, dice Sansonetti. “Piero ha già perso, è l’unico che non se ne è ancora reso conto: la sua proposta d’acquisto? Come può essere credibile la proposta di risanamento fatta da chi ha portato Liberazione al disastro, a perdere 3,5 milioni di euro l’anno?”, nota Bonaccorsi vicino sia a Fausto Bertinotti che a Massimo Fagioli.

Non poteva mancare nel “dibattito” la voce del segretario del Prc. Sempre intervistato da Repubblica, Ferrero respinge le accuse dei suoi detrattori. Oggetto del contendere, il legame tra Bonaccorsi e lo psichiatra-guru Massimo Fagioli, “che debbo rispondere” attacca Ferrero “che siamo alla schizofrenia? Quanto è figo il guru Fagioli se Bertinotti va nella sua libreria ‘Amore e psiche’ nientemeno che ad aprire la campagna elettorale. Ma quanto è stronzo se invece incoraggia Bonaccorsi, che tratta con Ferrero per Liberazione”.
Ma l’ira di Ferrero non si ferma qui: “E non basta”, aggiunge. “Bonaccorsi” ricorda il leader del Prc “è l’editore di Alternative per il socialismo, la rivista di Bertinotti, bravissimo allora. Ha finanziato la riunione della minoranza, a Roma, a metà dicembre. Un grande. E fa Left, punto di riferimento per i vendoliani. Eccezionale. Poi, ne parlo io, e patatrac, tutti questi stessi compagni mi massacrano. Stalinista. Affossatore del giornale. Imbroglione”.
Ferrero non arretra nemmeno nel giudizio sull’attuale direzione del quotidiano, affidata a Piero Sansonetti, considerato un pasdaran dell’area Vendola: “Il buco di tre milioni e mezzo è già al netto del contributo per l’editoria”, sottolinea, e ricorda che “prima di Sansonetti del resto eravamo a diecimila copie. Ora circa a metà”.
Al di là di come andrà a finire, non è certo un bel viatico. Tanto più che ieri mattina, proprio sotto la redazione di viale del Policlinico, a dissentire sul progetto c’era pure la vincitrice dell’Isola dei famosi - osannata proprio per questo dal quotidiano del Prc - insieme al circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. “Bonaccorsi e Fagioli” attacca Luxuria “hanno criticato, tra l’altro, il fatto che Liberazione si sia occupata troppo di sesso. Non vorremmo ora essere costretti a rivolgerci all’Osservatore romano o all’Avvenire per parlare di questi temi, bensì continuare ad avere uno spazio su un giornale di sinistra, che ha sempre considerato la libertà sessuale come parte integrante della grande lotta per l’uguaglianza”.

Vladimir Luxuria al Gay Pride: non siamo nati sotto un cavolo

Centinaia di migliaia di persone in piazza al termine del corteo per le vie di Roma

Pride di Roma 2007, gli organizzatori parlano di un milione di persone, ma non ci sono i dati ufficiali della questura. Un milione forse no, ma poco ci manca: piazza San Giovanni, dove il corteo si è concluso è strapiena.

La famiglia è stata protagonista di questa giornata: applaudito in modo commovente il furgone dell’Agedo (i genitori degli omosessuali), emozionante il trenino delle famiglie Arcobaleno (perché noi siamo capaci di fare e di crescere i figli, ha detto la loro rappresentante dal palco).

È stato un corteo pacifico e festoso, accolto da una Roma distratta, dove si è probabilmente sancita la spaccatura definitiva tra il movimento omosessuale e la politica: chi vorrà ancora questi voti in futuro se li dovrà sudare. Arcigay annuncia iniziative clamorose per i prossimi mesi (restituzione di carte d’identità e tessere elettorali, scioperi fiscali), Imma Battaglia - la storica organizzatrice del World Pride 2000 - dice che gli omosessuali sono cittadini italiani discriminati da uno Stato straniero, che è solo ospitato dall’Italia.

Una sintesi dell’intervento di Vladimir Luxuria, noi sappiamo che cos’è una famiglia, non siamo nati sotto un cavolo, la vera madrina di questa edizione del Pride:

Le prime foto su Flickr.

Luxuria: porteremo al Pride di Roma i gay russi

Trattenuti dalla polizia dopo essere stati aggrediti con lanci di uova da nazionalisti, ortodossi e naziskin. Si è conclusa così l'avventura della deputata transgender di Rifondazione Comunista Vladimir Luxuria (in foto) e di alcuni eurodeputati, tra cui il Radicale Marco Cappato, a Mosca. Il gruppo di politici si trovava nella capitale russa per sostenere il movimento omosessuale che, da due anni, cerca senza fortuna di organizzare il Gay Pride
“No, non c’è da preoccuparsi per le mie condizioni. Davvero, sto bene. Preoccupiamoci per quei poveri radicali russi ancora in stato di fermo”. Ha la voce ancora un po’ scossa, ma non allarmata l’onorevole di Rifondazione Vladimir Luxuria, aggredita (a spintoni, uova e male parole), durante una manifestazione per consegnare una lettera al Sindaco di Mosca, Yuri Luzhjov, che aveva vietato l’autorizzazione al Gay Pride).
Pare stiano per essere rilasciati.
Bene, così Nikolai (Alekseyev, l’organizzatore dell’iniziativa moscovita, ndr), potrà essere l’ospite d’onore del prossimo Pride a Roma, il 16 giugno e a quello di Instanbul (il primo in Turchia) del primo luglio.
Le era mai successo di incontrare tanta violenza, manifestando per i diritti dei gay?
No, in Italia, durante la scorsa campagna elettorale a Guidonia si erano “divertiti” a tirarmi dei finocchi… Ma niente di paragonabile a quello che è successo a Mosca.
Perché è successo?
Vede, omofobi non si nasce, si diventa. E lo si diventa innanzitutto restando sotto il controllo della Chiesa ortodossa che è piuttosto chiusa nei confronti degli omosessuali. Inoltre oggi più che mai in Russia è molto forte la paura della stabilizzazione dell’ordine costituito; infine perché a Mosca comanda Yuri Luzhjov, sindaco voluto da Putin con l’omertoso silenzio tutti i mezzi di comunicazione, che ha confuso il diritto a manifestare (riportato nell’Art 11 della Costituzione Europea dei Diritti dell’Uomo e ratificato anche dalla Russia) con la condivisione.
In Italia, il dibattito, spesso acceso, tra laici e cattolici, tra destra e sinistra potrebbe sfociare in azioni come quella di Mosca?
Non scherziamo… Certo, ci sono mille casi di violenza omofoba che fanno rabbrividire. Ma la possibilità che si manifesti non è mai stata messa in discussione. Anzi, dai sindaci, dai Prefetti, dalle istituzioni abbiamo sempre avuto un atteggiamento collaborativo e di protezione. Da noi gli anticorpi democratici sono fortunatamente piuttosto forti.
Però avete spostato la manifestazione di Roma dal 9 al 16 giugno, causa visita del presidente George Bush.
Vero, ma semplicemente perché, essendo noi pacifici nel Dna e volendo organizzare un evento non stanziale ma in movimento, avremmo avuto delle grosse difficoltà in una città blindata per Bush.

Marzocchi: oltre la Russia, ecco l’Europa che vieta i Gay Pride

La polizia moscovita mentre arresta l'eurodeputato radicale Marco Cappato, nel corso di una manifestazione per consegnare una lettera al Sindaco di Mosca, Yuri Luzhjov, che aveva vietato l’autorizzazione al Gay Pride
Al telefono, è più sereno Ottavio Marzocchi, dirigente del Partito Radicale Nonviolento e funzionario al Parlamento Europeo. Solo adesso, che è tornato libero (qui il video degli scontri e degli arresti). Segno che la situazione si sta risolvendo: “Abbiamo ottenuto che vengano rilasciati anche gli esponenti radicali russi arrestati assieme a me, Marco Cappato, europarlamentare radicale, e Sophie Int’Veld, europarlamentare olandese del gruppo ALDE, mentre cercavamo di portare una lettera al Sindaco di Mosca, Yuri Luzhjov, che aveva vietato l’autorizzazione al Gay Pride. Il processo è stato aggiornato all’8 giugno”.
Anche l’onorevole Cappato è stato rilasciato?
Sì e sta scrivendo un memoriale in vista del processo.
Ma ve l’aspettavate una reazione così, a Mosca?
Sì, purtroppo! La nuova Mosca è una città omofoba, basta recuperare le immagini del Gay Pride dello scorso anno: ci sono state vere e proprie violenze nei confronti dei manifestanti, botte a un deputato tedesco e il fermo dell’organizzatore: Nickolay Aleksev, lo stesso di quest’anno.
Un problema in più per Putin, che non è conosciuto come paladino dei diritti civili…
Ma qui l’odio è stato scatenato soprattutto dal sindaco di Mosca, che ci ha messo contro la città, al grido di “Mosca non è Sodoma”. C’era di tutto: i naziskin, filo monarchici, nazionalisti, benedetti da un paio di preti ortodossi. Infine gli Omon, gli agenti antisommossa, che ci hanno portato via, invece di difenderci.
Ma l’omofobia è solo un problema russo?
No, coinvolge quasi tutti i paesi dell’est europeo, da Mosca a Varsavia (in Polonia i diritti degli omosessuali erano negati fin dal 2005, prima che una sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo non è intervenuta), da Kiev alla Lettonia che ha avviato una modifica costituzionale per scongiurare i matrimoni gay: a Vilnius, in Lituania, comunque il gay Pride è vietatissimo. Va meglio invece in Turchia e in Romania, dove la manifestazione si terrà fra due settimane.
La ritroveremo là quindi?
Comincio da Riga, in Lettonia, il prossimo week end. Poi sì, sarò a Bucarest. Nel frattempo, insieme all’onorevole Cappato e agli altri eurogruppi parlamentari che ci hanno manifestato solidarietà, solleverò il caso davanti al parlamento europeo, anche in vista del G8 che si terrà fra 10 giorni a Samara, sulle rive del Volga, in Russia appunto.

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