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volontariato
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Dieci consigli per tenere corrette abitudini alimentari, validi sempre e per tutti, ma in particolare con il caldo e per le persone anziane o affette da particolari patologie, come diabete o ipertensione.
- Bere anche se non se ne sente la necessità e fare spuntini freschi e leggeri aiuta a evitare gli agguati del solleone e in particolare la disidratazione e i suoi effetti deleteri. L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica in almeno 10 bicchieri la dose ideale giornaliera;
- Sì a frullati, centrifugati, succhi di frutta e latte, sempre però senza esagerare;
- Consumare molta frutta e verdura, importanti perché contengono anche fino all’80% di liquidi, sono ricchissimi di sali minerali, vitamine, antiossidanti e fibre;
- Fare sempre almeno tre pasti al giorno: colazione e cena sono essenziali quanto il pranzo;
- Fare pasti leggeri, non troppo elaborati o piccanti;
- Preferire il pesce alla carne, perché ricco di elementi che proteggono dalle malattie degenerative tipiche dell’anziano;
- Evitare bevande e cibi troppo caldi o troppo freddi;
- Limitare l’assunzione di bevande gassate, alcolici e caffè;
- Si ai gelati, ma preferibilmente alla frutta;
- Assumere integratori salini solo previo consulto medico.
Dalla guida Emergenza Estate di Auser.
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È appena uscito un bando straordinario per la selezione di 1208 volontari e a maggio sarà pronto il bando ordinario del 2007, che metterà a disposizione 40mila posti. Un vero e proprio esercito. Di pace, naturalmente, ci tengono a sottolineare le associazioni che accolgono i ragazzi. Ma che cosa è il servizio civile volontario?
“Riteniamo che sia una scuola di cittadinanza, di solidarietà, un’opportunità di crescita e di sviluppo sociale”. Così è intervenuta Cristina De Luca, sottosegretario alle politiche sociali, al convegno “Il servizio civile nella realtà locale” il 2 aprile a Pescara.
I giovani che intraprendono questa esperienza ogni anno sono ormai tantissimi, eppure quando è stato istituito, nel 2001, si è partiti con appena 200 ragazzi. Ma attenzione: “il servizio civile non è e non vogliamo che sia un’anticamera del lavoro o un sostitutivo di un impiego che non c’è. Può essere considerato come una forma di apprendistato o un’esperienza formativa, in questo senso noi lo abbiamo pensato”.
I giovani che affrontano questa esperienza, tuttavia, non possono fare a meno di riporvi alcune speranze per il futuro. Soprattutto al sud, dove il lavoro è un mondo impenetrabile, il servizio civile con i suoi 433 euro mensili diventa un vero e proprio ammortizzatore sociale, come emerge dall’inchiesta di Redattore Sociale.
Alessandro ha 22 anni, vive in provincia di Lecce ed è impegnato in un progetto sulla disabilità: “Nel Salento è difficile, se non impossibile, trovare una occupazione stabile. Trovi delle cosette, magari nel periodo estivo. Per il resto è un saltare da un lavoro a un altro. Il servizio civile, francamente, per me e anche per tanti altri è un punto di lancio per entrare nel mondo del lavoro”.
Bianca, 26 anni, analizza a freddo il periodo di servizio che ha concluso un anno fa: “Io speravo fosse un’esperienza formativa per imparare un lavoro. Altri sperano che poi quel lavoro si prolunghi nel tempo. Alla fine, però, il servizio civile non è equiparabile a nessun altro ruolo, o meglio penso che le organizzazioni che accolgono i volontari li considerino delle figure a parte, cui affidare compiti specifici ma senza coinvolgerli veramente in ciò che si fa. Io non avevo speranze di continuare a lavorare per l’ong con cui ho svolto il servizio, quindi non sono rimasta delusa, però credo che molti giovani lo vivano diversamente e questa confusione può causare problemi”.
Leggi le testimonianze di chi l’ha fatto all’estero.
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Ci sono ragazzi per cui fare il servizio civile significa preparare uno zaino in grado di affrontare un’incognita lunga un anno. Uno zaino capace di resistere all’umidità tropicale, al fango, alla pioggia e a una lunga serie di fastidiosissimi insetti che pungono. Oppure al vento gelido e a lunghe camminate. Se sono ragazze devono pensare a un vestiario che non offenda la popolazione che le ospiterà.
Sono i giovani che non svolgeranno servizio a un paio di fermate d’autobus da casa, ma qualche ora d’aereo più in là, a volte dall’altra parte del mondo (nella foto, il caso di una volontaria del servizio civile in Kosovo).
Se è vero che il servizio civile è “una scelta che cambia la vita” per questi ragazzi è ancora più vero, perché terminate le ore di lavoro giornaliere non ritrovano i genitori o gli amici di sempre, anzi non parlano nemmeno la propria lingua, ma sono immersi in un universo completamente nuovo 24 ore su 24.
Ecco perché, pur costituendo una minuscola percentuale dei volontari, come spiega con rammarico Diego Cipriani (leggi l’intervista), direttore del Servizio Civile Nazionale (i progetti esteri sono i più costosi), quelli che partono sono quelli che si raccontano di più.
Dalle capanne o dalle case dove vivono cooperanti di ogni nazionalità guardano la loro nuova vita con gli occhi sgranati dallo stupore e dall’entusiasmo e scrivono interminabili e-mail.
Veronica ha partecipato alle attività di ricostruzione a beneficio delle vittime colpite dallo tsunami in Sri Lanka con la Protezione civile. Dopo due mesi di lavoro guarda dietro di sé e scrive: “La partenza per Tangalle è stata come uno spartiacque che ha segnato l’inizio di un impegno più concreto. La sera precedente avevo festeggiato i miei 26 anni con una cena in riva al mare, il mattino dopo ero su un pick up bianco delle Nazioni Unite, improvvisamente investita di una responsabilità che fino a quel momento, forse, non avevo compreso appieno”. E poi ancora scorrendo le testimonianze capita di trovare una riflessione comune a molti: “Mi sono resa conto di quanto sto imparando anche solo attraverso l’osservazione. Tradizioni, atteggiamenti, toni di voce, tempi di attesa (snervanti se ci si accinge a questo lavoro con ritmi occidentali) non hanno bisogno di parole per essere compresi. Se l’udito passa in secondo piano perché non si comprendono le parole, gli altri sensi sono naturalmente esaltati”.
Il servizio civile esiste in Italia dal 1972, come diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare. Nel 2000 il Parlamento dispone la sospensione della leva militare obbligatoria a partire dal 1° gennaio 2007. Si parla di sospensione e non di abolizione in quanto la leva può essere ripristinata per determinati motivi. Per abolirla sarebbe stata necessaria una legge costituzionale di modifica del discusso art. 52: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge”. La sospensione è stata poi anticipata a partire dal 1° gennaio 2005 con una legge dell’agosto 2004, che istituiva un esercito militare volontario. Contemporaneamente alla decisione di sospendere la leva, nel 2001 una nuova legge ha istituito il servizio civile volontario. Una volta sospesa la leva chi avesse voluto poteva svolgere un servizio civile da volontario. Quella stessa legge prevedeva che nel periodo transitorio le ragazze, non essendo obbligate alla leva, potessero già fare il servizio civile volontario: il primo Scv risale al dicembre 2001. L’esigenza di un servizio civile volontario nasce anche dalla richiesta degli enti che temevano che la scomparsa della leva militare obbligatoria, e quindi degli obiettori, avrebbe tolto loro le possibilità su cui contavano.
Una volta la leva era anche un modo per andar via di casa e vivere un contesto diverso. Chiediamo a Diego Cipriani, direttore dell’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile, è così anche per chi parte volontario con voi?
Il 10% dei progetti oggi prevede la fornitura del vitto e dell’alloggio, ma in generale si resta nella propria città. Probabilmente andrebbe sperimentato un servizio civile trasversale, con dei gemellaggi, già avvenuti in passato con ragazzi di Treviso che hanno svolto il servizio civile a Reggio Calabria.
Ci sono poi gli esempi delle emergenze: durante i terremoti negli ultimi 30 anni gli obiettori non hanno esitato a partire per le zone terremotate. Questo comune sentire c’è e sicuramente dovremmo creare dei percorsi che facilitino questi incontri, questi scambi, anche se c’è da dire che ormai un giovane ha altre possibilità e magari arriva al servizio civile dopo aver già fatto il giro del mondo.
Dati i recenti episodi di bullismo nelle scuole come vedrebbe l’introduzione di un servizio civile obbligatorio per tutti i ragazzi?
Potrebbe essere utile completare la formazione di un giovane attraverso un’azione di solidarietà per gli altri, potrebbe rientrare in un percorso di educazione civica. Quello che non vedrei bene è l’obbligatorietà nello svolgere i servizi alla persona, dove la volontarietà e il trasporto personale sono fondamentali.
In Italia questa ipotesi si discute da anni e ci sono state delle proposte legislative in tal senso, tuttavia queste prevedono un periodo di tempo molto più limitato, tre mesi ad esempio. La soluzione ottimale potrebbe essere quella di prevedere un servizio civile obbligatorio per tutti, ma senza poi impedire il servizio civile attuale, che è qualcosa di più. In Francia, dove si voterà questo mese, sia Sarkozy sia Segolène Royale hanno inserito nel loro programma elettorale il tema del servizio civile, anche lì senza aver ancora individuato la formula, se obbligatoria oppure no.
Ad alcuni ragazzi, come quelli colpevoli di aver picchiato un ragazzo down, è stato “prescritto” il servizio civile come una punizione. Qual è il suo giudizio?
Abbiamo visto al lavoro anche star della moda: è previsto dalla legislazione, non solo italiana, che degli impegni sociali possano aiutare a recuperare il reo ad una dimensione più civica del vivere umano. Si tratta di servizi che sono imposti, ma guidati, e non necessariamente impegnativi: un conto è spazzare le aule che si sono sporcate, un altro è fare assistenza a un malato terminale. Credo che nessun giudice imporrebbe mai un servizio così difficile e delicato.