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xenofobia

Migranti: per il Consiglio d’Europa l’Italia fomenta la xenofobia

Censimento dei nomadi
La preoccupazione è fore; le accuse (nuove, ma già sentite) pesanti.
L’Italia torna sotto i riflettori continetali per essersi dimostrata razzista e xenofoba. Avremmo cioè fatto - secondo il Consiglio d’Europa (organismo impegnato nella difesa dei diritti umani e nella promozione della cultura europea, che non ha nulla a che vedere con il Consiglio europeo, organo dell’Ue) in occasione della pubblicazione del suo secondo rapporto sulla situazione dei migranti entro i nostri confini, in meno di 12 mesi - “passi insufficienti nella giusta direzione sul fronte della lotta al razzismo, per assicurare eguali diritti alle popolazioni Rom e Sinti, per chiarire la propria posizione in merito alla politica migratoria adottata”. E anche sul fronte della “mancata osservanza delle richieste della Corte di Strasburgo di sospendere l’esecuzione delle espulsioni verso Paesi sospettati di praticare la tortura”.

Il pesante giudizio è stato espresso da Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio. Rapporto che fa seguito alla missione compiuta dal commissario a metà dello scorso gennaio.
Per Hammarberg “le autorità dovrebbero condannare in modo più fermo tutte le manifestazioni di razzismo o di intolleranza e assicurare una applicazione efficace delle legislazioni contro le discriminazioni”. Il commissario chiede inoltre che i vari gruppi etnici siano meglio rappresentati all’interno delle forze di polizia e che venga istituito un organismo nazionale indipendente, sul modello dell’Ombudsman (sorta di mediatore civico), per rafforzare la protezione dei diritti umani.
Altro punto debole, secondo il commissario del Consiglio d’Europa, è quello dei rom. “C’è un persistente clima di intolleranza contro di loro e le loro condizioni di vista sono ancora inaccettabili in molti dei campi che ho visitato”, ha osservato, aggiungendo: “Le buone pratiche a livello locale esistono e dovrebbero essere più diffuse”. Hammarberg ha ribadito la sua profonda preoccupazione sull’appropriatezza de censimenti nei campi rom e sinti e rimane preoccupato della loro “compatibilità con gli standards europei che regolano la raccolta e il trattamento dei dati personali”. Inoltre il commissario ha ribadito la sua critica al decreto legge sulla sicurezza per i suoi possibili effetti negativi sui diritti degli immigrati. “Criminalizzare gli immigrati è una misura sproporzionata che rischia di fomentare ulteriori tendenze discriminatorie e xenofobe nel paese”, ha dichiarato. “Inoltre, i recenti provvedimenti introdotti dal Senato che consentono al personale medico di denunciare alla polizia gli immigrati irregolari che accedono al servizio sanitario è profondamente ingiusto e potrebbe ulteriormente marginalizzare gli immigrati”.

Il Consiglio d’Europa è inoltre preoccupato da una serie di rimpatri forzati verso la Tunisia, per ragioni di sicurezza, di alcune persone che rischiano seriamente la tortura. “Nel loro dovere di proteggere le società dal terrorismo, gli Stati non devono violare gli standard sui diritti umani come ad esempio il divieto assoluto di tortura o di trattamento inumano. L’Italia ha ignorato le misure vincolanti temporanee richieste dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per interrompere le deportazioni, mettendo così a serio rischio l’efficacia del sistema europeo dei diritti umani”.
Note positive? Qualcuna la si trova, alla fine del rapporto Hammarberg. Che dà il benvenuto ad alcuni passi positivi fatti dalle autorità italiane, in particolare per quanto riguarda l’adozione dei programmi di educazione interculturale, la decisione dei ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sull’azione contro il traffico di esseri umani e lo sviluppo di un programma nazionale sui minori stranieri non accompagnati. La base del rapporto del commissario per i Diritti umani del Consiglio d’Europa è un viaggio in Italia dello scorso gennaio e fa seguito alle raccomandazioni fatte nel luglio 2008.
Nella sua risposta al Consiglio d’Europa, pubblicata insieme al rapporto, il governo italiano afferma di “non condividere i punti di vista del commissario”, sia per quanto concerne la criminalizzazione degli immigrati irregolari sia per quanto riguarda gli accordi con Paesi terzi: queste due misure, secondo le autorità italiane, sono le uniche che possano garantire una vera ed efficace gestione del fenomeno migratorio. Per quanto riguarda poi la possibilità di denuncia degli irregolari da parte dei medici, il governo ribadisce che non si tratta un obbligo: si è solo eliminata la proibizione a sporgere denuncia.

La Romania all’attacco: “Governo italiano incita alla xenofobia”

Romeni controllati dalla polizia

Forse parlare di incidente diplomatico sarebbe troppo. Ma è certo che i rapporti tra Roma e Bucarest potrebbero diventare più freddi dopo le parole, dure, che il ministro degli Esteri romeno Cristian Diaconescu ha usato nell’esprimere il suo parere di fronte ai tanti fatti di cronaca nera di cui si sono resi protagonisti cittadini romeni.

Pur definendo “deplorevoli” i reati commessi dai connazionali all’estero, il ministro Diaconescu ha definito, parlando alla radio statale Romania Actualitati: “alcuni atteggiamenti, soprattutto da parte di alcuni rappresentanti del governo italiano volti, attraverso una retorica molto aggressiva e provocatrice, a incitare alla xenofobia”. E ancora Diaconescu ha sottolineato come “questo non sia un comportamento europeo”.
“In Italia esiste un certo atteggiamento al livello della classe politica, del governo, che non riesco a spiegarmi”, ha proseguito il ministro. “Ogni Stato ha il diritto sovrano di sanzionare con la durezza che ritiene necessaria i reati commessi da qualsiasi persona, ma non è giusto lanciare l’anatema contro un’intera comunità “. Inoltre ha ricordato che nelle ultime settimane Bucarest ha avuto contatti diretti con Roma per cooperare nei casi di delinquenza ad opera di romeni.
Ricordando la prossima apertura di nuovi consolati in Italia e Spagna, Diaconescu ha sottolineato che, all’estero, i romeni devono capire che “la migliore immagine sarà quella creata da loro stessi”.

Opinioni che hanno lasciato “profondamente stupito” il ministro degli Esteri Franco Frattini. Il responsabile della farnesina ha poi voluto mettere in chiaro che l’esecutivo non ha “utilizzato espressioni che possano essere considerate xenofobe”. Di più, scrive Frattini in una nota, presentata ufficialmente all’Ambasciatore romeno in Italia: “Il governo italiano deplora ogni forma di violenza indipendentemente dalla nazionalità di chi la commette. Non risulta in nessun modo che membri dell’esecutivo abbiano utilizzato espressioni che possano essere considerate xenofobe”.

Un botta e risposta dai toni caldi, nel quale ha voluto dire la sua anche la delegata del sindaco di Roma ai rapporti con la comunità romena, Ramona Badescu: “I mass media hanno dato tantissimo spazio, troppo, a fatti di cronaca commessi da romeni e questo non ha fatto altro che ingenerare pregiudizi. Ma un popolo intero non può pagare per tutti”.
“Noi chiediamo pene esemplari per chi commette reati, magari facendo scontare la pena nelle carceri romene che sono molto più dure di quelle italiane” aggiunge l’ex miss Romania, ricordando che i romeni in Italia sono 1.200.000, di cui 80.000 nel Lazio, e contribuiscono all’1,2% del pil, “ma chiediamo anche di non generalizzare, cosa che ha detto anche il sindaco Alemanno. Ma basta con la demonizzazione dei romeni sui media”.

Sui numeri è giunta poi la puntualizzazione della Caritas diocesana di Roma. Secondo l’ultimo censimento, l’incidenza dei romeni sul totale della popolazione romana lievita, andando ben oltre la media nazionale. Questo è uno dei dati principali del quinto rapporto sull’immigrazione redatto dall’ Osservatorio romano sulle migrazioni, le cui conclusioni riportano come: “Oggi l’atteggiamento nei confronti dei romeni (la prima comunità straniera di Roma) non è benevolo. Necessario attivare uno sforzo maggiore sostenendo percorsi concreti di integrazione e, nello stesso tempo, vigilando per prevenire fenomeni di devianza”. Tanto più che stando alle previsioni elaborate dall’Istat per i prossimi anni si verificherà un sostanziale raddoppio degli stranieri nel Lazio che dal 2010 al 2030 passeranno da 470 mila unità a 820 mila con un tasso medio annuo di crescita pari al 3,7%, 16 volte superiore a quello dell’intera popolazione.
Il VIDEO servizio:

Raid xenofobo, un indiano bruciato vivo

Un raid xenofbo, premeditato: un gruppo di persone ha aggredito un immigrato indiano che dormiva nella sala d’aspetto della stazione ferroviaria a Nettuno, una cittadina del litorale a sud di Roma. Hanno portato liquido infiammabile, con tutta probabilità benzina, in un contenitore, che non è stato però trovato dai carabinieri. I responsabili dell’aggressione sarebbero tre giovani.
Quando sono arrivati carabinieri questa mattina, allertati da una persona rimasta ignota che ha telefonato al 112, hanno trovato l’indiano ancora con gli abiti in fiamme, le gambe già completamente ustionate. L’ uomo è riuscito a dire pochissime parole poi ha perso i sensi per il dolore. Portato d’urgenza nell’ospedale di Anzio è stato trasferito per le gravissime ustioni subite al Sant’Eugenio di Roma nel reparto ustionati. Nella stazione di Nettuno gli immigrati trovano spesso riparo per la notte. Ma stamani, al momento dell’aggressione razzista, l’indiano era l’unico trovato dai carabinieri che dormiva nella sala d’aspetto.

“È un gesto gravissimo sul quale esprimo la mia condanna e quella di tutta la città di Nettuno”. Queste le prime parole del sindaco di Nettuno, Alessio Chiavetta (Pd), 30 anni, uno dei più giovani sindaci italiani, alla notizia dell’aggressione contro l’immigrato indiano che dormiva nell’atrio della stazione Fs della città. “Ho appreso con rabbia e dolore la notizia della gravissima aggressione subita da un immigrato indiano nella stazione di Nettuno. Mi auguro che gli inquirenti individuino i responsabili per assicurarli immediatamente alla giustizia e per fare piena luce sulla matrice di questo gesto efferato” ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. ”Se qualcuno pensa che i recenti fatti di violenza” ha aggiunto “che hanno visto come presunti colpevoli delle persone immigrate, possano essere un alibi per ritorsioni xenofobe, si sbaglia di grosso. A nessuno è consentito farsi giustizia con le proprie mani e tanto meno strumentalizzare politicamente il dolore delle donne che sono state violentate nei giorni scorsi”.

Gli indiani immigrati regolari residenti in Italia sono la decima comunità straniera per ampiezza presente nel nostro Paese. Al primo gennaio 2008, ultimo dato disponibile per l’annuale rilevazione dell’Istat, gli indiani erano 77.432, in prevalenza uomini, pari quasi a due terzi rispetto alle loro connazionali. A questi vanno poi aggiunti gli immigrati clandestini, una percentuale non particolarmente alta. In relazione all’anno precedente, la presenza di immigrati indiani e’ andata crescendo dell’11,4 per cento (all’inizio del 2007 erano poco meno di 70 mila).

Razzisti? Gli italiani non si vedono così. Lo dice un sondaggio

Un bimbo rom

Il razzismo non c’entra e nemmeno la xenofobia. E allora come spiegare gli episodi successi, da Milano a Parma, negli ultimi mesi? “Sia la definizione di razzismo sia quella di xenofobia per gli episodi accaduti in questi mesi mi sembrano inadeguate” dice a Panorama Marzio Barbagli, docente di sociologia a Bologna che ha appena mandato in libreria il suo saggio su Immigrazione e sicurezza in Italia, editore Il Mulino.

“Sono fatti molto diversi, atti di ostilità, a volte molto gravi, nei confronti di stranieri, ma non fondati sulla pretesa di una superiorità razziale o sul rifiuto di tutto ciò che viene dall’estero, come nella xenofobia. Gli italiani non sono spaventati dagli immigrati, ma sono preoccupati da due aspetti: la criminalità degli stranieri e il loro essere competitori nel sistema del welfare, dall’accoglienza nel pronto soccorso degli ospedali all’inserimento dei figli all’asilo o a scuola”.

“Il pericolo razzismo esiste e temo che possa crescere se non si agisce sul piano amministrativo e sociale” ribatte a Panorama Sergio Cofferati. Che per combatterlo vede due strade: un lavoro non da clandestino e la concessione della cittadinanza.
“Chi arriva in un certo luogo ne deve rispettare tutte le regole” dice il sindaco di Bologna. “Poi però si devono creare le condizioni per la concessione della cittadinanza”.

LEGGI ANCHE: Aumento record di stranieri nel 2007

GUARDA ANCHE: Il sondaggio sugli italiani e il razzismo

Discutine sul FORUM: “Siamo diventati razzisti? Discutine con la giornalista Stella Pende”

“Così malmenavano Emmanuel”. La testimonianza di una campionessa di basket

Emmanuel Bonsu Foster

Sono da poco passate le 18, di lunedì 29 settembre. È il giorno in cui scoppia il caso di Emmanuel Bonsu Foster.
Tra le mamme che aspettano i figli fuori da scuola, nei pressi del parco (luogo poco sicuro, soprattutto di sera), c’è anche Francesca Zara, 32 anni. Professione: giocatrice di pallacanestro. E di successo. Ora fa la play-ala nella Lavezzini Basket Parma, dopo aver fatto fortuna a Seattle nella Women’s National Basketball Association, poi in Russia e in Francia.
Francesca (alta, bionda, occhi azzurri) porta il cane a passeggio quella sera (il parco è proprio di fronte al campo d’allenamento della sua squadra). Tra le aiuole e le vie del parco la cestista nota una certa confusione: alcuni agenti in borghese che arrestano uno spacciatore palestinese.
Pochi minuti ancora e Francesca assiste anche al fermo di Emmanuel Bonsu Foster, il 22enne ghanese che ha accusato gli agenti della Polizia Municipale di Parma di averlo insultato e picchiato (proprio oggi il giovane è stato ricoverato per il peggioramento della ferita all’occhio sinistro per un intervento chirurgico nel reparto di chirurgia maxillo-facciale): “Ho visto Emmanuel a terra. Urlava, spaventato. Intorno a lui c’erano almeno tre persone - solo poi ho capito essere agenti in borghese - che lo malmenavano. Una di loro aveva anche una pistola”, dice la campionessa a Panorama.it

Qui, in esclusiva, il documento AUDIO con la testimonianza di Francesca Zara.

Francesca Zara

Italia razzista: sì, no, forse. E la politica litiga sull’emergenza

Antirazzismo a Roma

Sta diventando un Paese razzista, l’Italia. Sì, no, forse. Dipende.
Cioè, dipende da dove (e come) si guarda (e si legge) ai casi che negli ultimi giorni hanno riempito le pagine dei gionrali e i servizi dei Tg. Il caso di Parma, le aggressioni di Milano, il pestaggio del cinese a Roma, la denucia della donna italosomala. A metterli insieme sono episodi che fanno usare al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nell’incontro al Quirinale con Papa Benedetto XVI, le stesse parole di un discorso del Pontefice in cui Papa Ratzinger lanciava l’allarme per il riaffacciarsi “in diversi paesi di nuove manifestazioni preoccupanti”, invitando la politica a farsi guidare, dal “rispetto della dignità umana in tutte le sue forme e in tutti i luoghi”.
Un atteggiamento che, secondo il Capo dello Stato, implica più che mai “la coscienza e la pratica della solidarietà, cui non possono restare estranee, anche dinanzi alle questioni più complesse, come quella delle migrazioni verso l’Europa, le responsabilità e le scelte dei governi”.
E mentre gli immigrati sfilavano a Roma e a Caserta, dalla tribuna della Festa della Libertà, il presidente della Camera Gianfranco Fini attacca i naziskin che “hanno la testa vuota”; e ribadisce che “sarebbe sbagliato negare che esiste un pericolo razzismo e xenofobia”. Ricordando l’idea di costituire alla Camera un osservatorio per il razzismo, Fini richiama il ruolo della politica per combattere ogni possibilità di razzismo che, sostiene, nasce dalla diffidenza, dall’ignoranza e dalla paura nei confronti dell’altro, spesso è motivata”, ed invita a “tenere alta la guardia”. Per questo, è il ragionamento di Fini, “serve una politica chiara sull’immigrazione”.
A raccogliere l’appello del presidente di Montecitorio è stato il segretario del Pd Veltroni che viene esortato anche da un gruppo di intellettuali a inserire lotta al razzismo ed alla xenofobia tra i temi della manifestazione del Pd “Salva l’Italia” in calendario per il 25 ottobre.
E l’ex sindaco romano attacca, dai microfoni di Radio3: “C’è un’ondata di razzismo e xenofobia che viene tollerata dalla destra e che gli dà coperture. Questo governo strizza l’occhio a questa ondata per ragioni puramente di consenso”, commenta gli ultimi episodi di violenza contro stranieri in Italia. “Io sono per temperamento un moderato e se arrivo a dire che c’è un clima molto pesante è perché il governo si sente al potere e non al governo, si sente come se avesse preso il potere e non come se governasse pro tempore”, ha spiegato Veltroni.
A pensarla in maniere radicalmente diversa è invece il responsabile del Viminale: “Non penso che in Italia ci sia un’emergenza razzismo. Ci sono episodi che vanno colpiti e che saranno colpiti come ci sono delle montature, ad esempio il caso della donna somala, che vanno colpiti allo stesso modo”, dice il ministro dell’Interno Roberto Maroni arrivando alla festa del Pdl di Milano.
Rispetto al caso dell’aeroporto di Ciampino, Maroni ha poi anche annunciato che il ministero dell’Interno si costituirà parte civile contro la donna somala che nei giorni scorsi aveva accusato di maltrattamenti e perquisizioni arbitrarie la polizia dello scalo romano. “È una clamorosa montatura, fatta anche dalla stampa, che non c’entra nulla col razzismo e non c’entra nulla con la prevaricazione della Polizia. Anzi” spiega il ministro “direi che è tutto il contrario. La Polizia, infatti, ha applicato con rigore la legge. Per questo motivo è stata presentata un querela contro questa signora, alla quale io aggiungerò una richiesta di danni, costituendomi, come ministero, parte civile. Non si può permettere” continua Maroni “che si infanghi la Polizia accusandola di comportamenti razzisti. Ed è veramente incredibile che i giornali diano credito a queste affermazioni senza nemmeno riportare correttamente ciò che è stata l’azione della polizia”.
Ma Marco Minniti, ministro ombra del Pd, non chiude la polemica. Convinto che Maroni “sbagli” a sottovalutare i “rischi del diffondersi di sentimenti intolleranti e razzisti. E fa ancora più male a non raccogliere l’invito del presidente della Camera che chiede un osservatorio parlamentare su questi episodi”.
Mentre il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri spiega che “davanti alla dichiarazione di una donna somala e una dei poliziotti, io credo ai poliziotti”.

Dopo i neri, anche un cinese: secondo voi l’Italia sta diventando un paese razzista?

Sicurezza: nodo Capitale. Il grande freddo tra il premier rumeno e il sindaco romano

Il premier Romeno Calin Popescu Tariceanu e il presidente del Consiglio Romano Prodi
Ieri è stato un mercoledì di coppe. E se la partita sulla sicurezza tra Italia e Romania è finita in un pareggio, quella tra Bucarest e Roma è finita sotto ghiaccio.
I rapporti tra Italia e Romania, dopo la visita lampo di ieri a Roma del premier rumeno, Calin Tariceanu, sono migliorati rispetto ai giorni seguenti l’omicidio della signora Reggiani. Invece, quelli tra il Campidoglio e il premier rumeno sono sull’orlo di una crisi di nervi.
Durante la conferenza stampa con Prodi, Tariceanu ha fatto sfoggio di diplomazia parlando di “alcuni leader politici italiani che avrebbero attaccato la comunità rumena”. Poi, però, parlando alla radio Vaticana ha aumentato l’intensità delle proprie dichiarazioni: “Sono un po’ deluso per le posizioni prese da alcune personalità politiche italiane. Penso, in particolare alle autorità locali che hanno guardato con poco interesse ad una realtà sociale così complessa, pensando di risolvere una emergenza sociale con la creazione di campi per le persone immigrate da altri Paesi”.
Parole ancor più forti rilasciate alla tv di Repubblica: “Come sindaco di una grande città non approfitterei di quella che è stata una mia mancanza di azione per poi usarla a fini politici”. Parole che suonano forti contro Veltroni. E che vengono confermate dai giornalisti al seguito del premier rumeno, intercettati da Panorama.it a palazzo Chigi, che sono netti ed espliciti: “Il nostro premier è arrabbiatissimo con Veltroni. Arrabbiato nero. E lo è per le prime dichiarazioni contro i rumeni fatte a caldo il giorno dopo la barbara uccisione della signora Reggiani”. Ma Tariceanu non è il solo: le sue frasi si sono andate ad aggiungere a quelle del presidente della Romania, Traian Basescu, che su alcuni giornali italiani ieri aveva definito Veltroni “scorretto, in certe sue dichiarazioni sui rumeni”.

E allora è gelo tra Campidoglio e Romania. Altra prova del grande freddo tra Veltroni e Tariceanu? Basta dare un’occhiata all’agenda del premier rumeno: nella giornata a Roma, non è stato previsto alcun incontro con Veltroni. E sì che di cose calde di cui parlare ce ne sarebbero state. E sì che Veltroni non è certo uno che non si prodighi in incontri internazionali.
Dalla presidenza del Consiglio viene negata a Panorama.it qualsiasi mediazione tra Prodi e Tariceanu su Veltroni. Anzi, aggiungono che “nel colloquio tra i due premier, Veltroni non è mai stato nominato”. Una precisazione che forse non farà piacere al sindaco di Roma, che sulla vicenda sicurezza si era speso tanto fin dal primo giorno.
Mentre dal Campidoglio si fa notare che il sindaco della Capitale (nonché segretario del Pd) si è sempre adoperato per un buon rapporto con il governo rumeno. Basti pensare al suo viaggio in Romania nel giugno scorso. Poi maliziosamente però viene spiegato: “Certo che se le statistiche sulla criminalità rumena dicono quello che dicono, ovvero che i rumeni delinquono più degli altri, non è mica colpa di Veltroni”.

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