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Le dritte di Altroconsumo: Spazzatura high-tech, che fare?


Di rifiuti non c’è solo la monnezza. Oggi più che mai è in aumento il carico di spazzatura legato al rapido ricambio degli elettrodomestici. Da quest’anno le carcasse di frigoriferi, lavatrici, computer e tutti gli apparecchi elettrici ed elettronici (comprese le lampadine) saranno destinate a nuova vita. Vecchi, rotti o sorpassati dalla rapida evoluzione tecnologica, i vecchi elettrodomestici non potranno più essere buttati in discarica, ma dovranno essere recuperati. Il provvedimento (qui il .pdf) a favore dell’ambiente, che impone una diversa gestione dei Raee (i rifiuti elettrici ed elettronici), allinea finalmente anche l’Italia alle norme previste tra i principali Paesi dell’Unione europea. L’intento è recuperare le materie preziose, come rame, zinco, alluminio, vetro e plastica, che l’usato elettronico restituisce a fine vita e che può essere ancora sfruttato.
Di nuovo c’è che la gestione della tecnospazzatura è passata dalle amministrazioni comunali ai produttori. Le aziende adesso si devono accollare il compito su tutto il territorio nazionale. I Raee possono essere depositati nelle apposite piazzole comunali (adesso gestite dai produttori) oppure possono essere consegnati direttamente nei punti vendita quando si acquista un nuovo prodotto. In questo caso, spetta al negoziante disfarsi dello scarto indesiderato, trasferendolo a spese proprie nei punti di raccolta. La legge permette ai produttori di rifarsi sui cittadini, che sono tenuti a pagare un ecocontributo su tutti gli acquisti high-tech.

Semplice? No. Altroconsumo ha verificato se i principali punti vendita della grande distribuzione a Milano si sono organizzati a fronteggiare le novità. Innanzitutto c’è poca informazione al pubblico. Sugli scaffali la separazione tra il prezzo dell’apparecchio e la minitassa ecologica è poco evidente. Ma gli stessi commessi sono poco informati. Alla domanda esplicita se potevamo consegnare lì il nostro usato in cambio di un apparecchio nuovo, il più delle volte ci siamo sentiti rispondere “ma noi non ritiriamo niente”.

Tutto tace anche per gli acquisti online.
Su dieci negozi via Internet esaminati solo due parlavano dell’ecocontributo e spiegavano che i prezzi indicati già lo comprendevano. Insomma, di organizzazione sembra essercene poca. Del resto l’inerzia del governo ha dato i suoi frutti. Il decreto “Mille proroghe” ha previsto uno slittamento dell’entrata in vigore dell’obbligo di ritiro dell’usato da parte dei venditori, che dovrebbe scattare 30 giorni dopo l’entrata in vigore di un apposito decreto attuativo, previsto per la fine di febbraio: quindi a fine marzo. Ma nella situazione attuale usare il condizionale è d’obbligo.


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