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Altro che zingaropoli: per i rom, tra Moratti e Pisapia non c’è differenza

L'arcivescono di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, con alcuni bambini dl campo rom di via Triboniano. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

L'ex arcivescono di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, con alcuni bambini dl campo rom di via Triboniano nel dicembre scorso. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Andrea Monti

“Gli sgomberi dei campi non autorizzati eseguiti a Milano negli ultimi anni hanno violato gli standard internazionali sui diritti umani. Le organizzazioni non governative segnalano che, sotto la nuova amministrazione comunale, sebbene non più pubblicizzati come prima, gli sgomberi continuano in modo non conforme agli standard internazionali sui diritti umani”. Parola di Amnesty International, che ieri ha presentato il rapporto “Tolleranza zero verso i rom”. Sgomberi forzati e discriminazione contro i rom a Milano. Secondo l’organizzazione che tutela i diritti umani, le violazioni avvenivano già quando il sindaco era Letizia Moratti, e continuano con il successore Giuliano Pisapia. Qualche mese fa, in campagna elettorale, il leader della Lega Bossi accusò l’attuale primo cittadino di voler trasformare la città in una “zingaropoli”. Ora le critiche arrivano da un’associazione che difende i più deboli, e che gli chiede di dimostrare “che il vento è cambiato veramente per i rom”. Valentina Vitali è ricercatrice del Programma Europa e Asia centrale del segretariato internazionale di Amnesty. Continua

In treno ad Auschwitz, non solo memoria: “Per aprire gli occhi”

L'insegna (recentemente rubata e poi recuperata) all'entrata del campo di concentramento di Auschwitz - Ansa

L'insegna (recentemente rubata e poi recuperata) all'entrata del campo di concentramento di Auschwitz - Ansa

Sono partiti questa mattina, nel Giorno della Memoria, da Torino Porta Nuova, in circa 200. Destinazione Cracovia e poi Auschwitz, Birkenau. I luoghi dell’orrore e della memoria. A fare il viaggio sono studenti di varie regioni italiane, dopo di loro ce ne saranno altri, accompagnati a visitare i campi di sterminio nazisti. Leggi l’intervista

Maroni: “Impronte e cittadinanza per i bimbi dei campi nomadi”

Cartellino con le impront

Dieci dita per la cittadinanza. La via alla nazionalità italiana, per i bambini dei campi rom, potrebbe passare dalla raccolta delle impronte digitali che ha suscitato un vespaio di critiche. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha intenzione di presentare nei prossimi giorni una proposta per dare ai bimbi nomadi nati in Italia, ”come ragione umanitaria”, un nome, un cognome e la cittadinanza italiana.
Maroni ne ha parlato in un intervento alla Camera di Commercio americana a Roma. Attualmente la situazione dei documenti dei bambini che abitano nei campi è quasi completamente sregolata: “In alcuni casi, in particolare per chi viene dall’ex Jugoslavia” spiega Maurizio Pagani dell’Opera Nomadi di Milano “non hanno nazionalità riconosciuta ma non sono nemmeno apolidi”. Una situazione di mancanza di riconoscimento (anche di diritti e doveri) che crea le condizioni ideali per l’illegalità.
A proposito dei bimbi che si trovano nei campi nomadi, Maroni ha detto tra l’altro: ”Dobbiamo tutelarli. Quello che stiamo facendo è una cosa giusta e di equità. Ci sono in questi campi persone che vivono in maniera subumana. Bimbi il cui destino è tragico. Alcuni, lo sapete, vengono utilizzati nel mercato dei trapianti di organi. E invece il primo diritto di un bambino, qualsiasi bambino, è di avere una identità”. Per quanto riguarda il censimento dei campi nomadi, Maroni ha aggiunto: ”Sui giornali la cosa è stata impropriamente definita ‘impronte digitali ai rom’, in realtà quello che stiamo facendo è un censimento nei campi nomadi. Il censimento non è su base etnica, è solo per vedere e sapere chi c’è in questi campi”.
“Eppure” ha aggiunto il ministro “c’è piovuta addosso la condanna dell’Europa e sono state dette contro di me e contro di noi cose terribili. Sono stato persino definito uno stupratore da un direttore di giornale. Queste cose però le lascio ai miei avvocati”. Dall’Opera Nomadi un plauso al riconoscimento della cittadinanza italiana: “Può servire a fare chiarezza e a sanare molte situazioni” dice Maurizio Pagani. “Le norme per la cittadinanza italiana sono troppo restrittive per i figli di immigrati. Ora però bisogna vedere se Maroni passerà dagli annunci ai fatti. Anche il suo predecessore Amato aveva riconosciuto il problema dell’identità, ma poi non si era fatto niente”.
Intanto il dibattito sulle rilevazioni delle impronte digitali ai minori rom registra l’ennesima critica per l’Italia da parte di un’istituzione europea:”i politici italiani hanno dimostrato poca leadership morale quando si è trattato di cercare di arginare l’ondata anti-rom”. Lo scrive il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, in una nota dedicata al tema dei crimini generati dall’odio verso il diverso pubblicata oggi sul sito internet dell’organismo di Strasburgo.
Nomadi

Nella sua riflessione, Hammarberg ricorda che questo tipo di crimini è una ”realtà quotidiana” in tutta Europa. Nel citare alcuni degli episodi di violenza e delle situazioni critiche registrate negli ultimi tempi in Europa, il commissario arriva a parlare anche dell’Italia dove, osserva, ”durante l’ultimo anno, in seguito ai discorsi di alcuni politici basati su pregiudizi e ai resoconti xenofobi di alcuni media, ci sono state gravi azioni violente contro i rom, inclusi attacchi fisici e incendi dei campi”. Il commissario rileva anche che ”l’intera comunità rom è stata trasformata in un capro espiatorio per i crimini commessi da pochissimi”.

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Si legge rom, si pensa male: tutti i pregiudizi degli italiani

La polizia controlla un campo nomadi in Via Salaria, a Roma | Ansa
I rom? In Italia sono 2 milioni, “rubano” e sfruttano i bambini, si spostano in continuazione.
Tutto vero? No, ma è così che gli italiani li vedono.
Una “lettura” che produce un giudizio sostanzialmente negativo anche se, poi, interrogati su singole questioni, gli italiani esprimono giudizi del tutto errati.
A documentare questa errata percezione è una ricerca dell’Ispo presentata da Renato Mannheimer alla Conferenza Europea sulla popolazione rom (qui il .pdf). L’inchiesta ha sondato duemila italiani e una decina di opinion-leader della comunità rom. Prima di tutto solo il 6% degli italiani sa quanti sono i rom e i sinti; il 56 % proprio non lo sa mentre uno su tre addirittura li sovrastima fino a credere che siano due milioni. Il risultato complessivo è che solo lo 0,1% degli italiani risponde correttamente a tutte le domande relative a quantità, nazionalità, modo di vita e caratteristiche del popolo rom.
Un immaginario negativo, che si concretizza nel pensare allo “zingaro” soprattutto come un ladro (24% degli intervistati) o un delinquente (10%): di rom e sinti ha un’immagine avversa il 47% degli italiani, mentre il 35% li lega a situazioni di povertà e disagio. Ancora: il 92% degli intervistati si dichiara d’accordo con l’affermazione che i rom “sfruttano i minori” e “vivono di espedienti e furtarelli”. Interessante poi il confronto tra la percezione degli italiani e quella dei rom sul tema dell’abitazione: i primi pensano che i campi nomadi siano una precisa scelta culturale, i secondi invece li dipingono come luoghi di marginalizzazione, esclusione e discriminazione.
Numeri che portano il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ad affermare: “I dati sono la conferma che molte volte decidiamo su pregiudizi e non su giudizi: abbiamo tutti il dovere di informare nella dovuta maniera”. Il 35% degli italiani sovrastima il dato dei 130-150 mila rom presenti in Italia; oltre il 50% ritiene che nessuno di questi sia un cittadino italiano, mentre l’84% pensa (sbagliando) che i rom siano soprattutto nomadi.
Anche sugli zingari le conoscenze sono molto deboli: solo uno su quattro dà la risposta corretta. Gli zingari nel nostro paese sono 110-130 mila. La metà ha meno di 14 anni. Si tratta di poco piu’ dello 0,2% della popolazione italiana: una persona su 400, un adulto su 800.
Diversamente da quanto si crede, ossia che siano tutti stranieri, metà degli zingari, circa 60 mila sono italiani, e lo sono per iure sanguinis. Pur essendo stranieri, molti di loro non appartengono piu’ di fatto allo stato di origine e potrebbero in teoria, secondo Impagliazzo, accedere allo status di apolidi. Infine, sono presenti in Italia anche 20-30 mila zingari romeni o di altre nazionalità europee.

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