Bus, piste ciclabili, raccolta differenziata e Ztl fermi ai parametri dello scorso anno. L’Italia del rispetto dell’ambiente e della qualità della vita cittadina si è bloccata. E stenta a ripartire. Almeno secondo i dati della XVI edizione di Ecosistema Urbano, il rapporto annuale (qui i documenti) di Legambiente, Sole 24 Ore e Ambiente Italia, che denuncia nel 2009 una brusca battuta d’arresto nelle politiche per la sostenibilità urbana. Continua
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Più 9%. A tanto ammonta l’aumento del gradimento del sindaco di Roma Gianni Alemanno e della sua giunta (+ 5% la giunta) negli ultimi tre mesi da parte dei cittadini capitolini. A fornire i dati, l’Ipsos di Nando Pagnoncelli.
Il 60% dei romani ha espresso infatti parere positivo sull’operato del primo cittadino. Più precisamente: il 42 per cento ha promosso il sindaco con un voto fra il 6 e il 7, il 18 con un voto dall’8 al 10. A settembre a dare un giudizio positivo era stato il 51 per cento degli intervistati.
Alla domanda: “Lei si sente sicuro nella zona in cui vive?” più di 6 intervistati su 10 hanno risposto positivamente. Un dato in netta controtendenza con quello di fine 2007, in piena gestione Veltroni, quando il dato oscillava attorno al 48%.
Piace molto, inoltre, la decisione della giunta di centrodestra della Zona a traffico limitato e la reazione dell’amministrazione capitolina ai disagi dopo l’ondata di maltempo del dicembre scorso.
Unico neo, la flessione di due punti percentuali sui servizi erogati ai cittadini e sulle attività culturali. Quest’ultimo aspetto, ha sottolineato il primo cittadino: “resta comunque a livelli altissimi.
È chiaro che nel passaggio da una politica che puntava molto, se non tutto, sulla cultura, come quella operata da Veltroni, a una politica che tende a meglio distribuire le risorse e in cui c’è stata sicuramente meno enfasi, si registri una lieve flessione. La settimana prossima, presenteremo tuttavia il nuovo programma degli eventi culturali della città ”. Positivo anche il gradimento rispetto a parcheggi pubblici, traffico e viabilità , servizi di cura e manutenzione del verde, scuole comunali e mense.
Quasi 10 milioni di multe, più di 26 mila al giorno, 1.087 l’ora, 18 ogni minuto.
Tante. Ma sono tutte quele fatte, ogni anno, nei capoluoghi di provincia italiani: una “pioggia incessante” di contravvenzioni che costa agli 8,3 milioni di patentati un miliardo di euro l’anno, 132 euro in media per ogni automobilista. Sono alcuni dei dati dello studio della Fondazione Aci “Filippo Caracciolo”, diffusi al Primo Forum Internazionale delle Polizie Locali, che si conclude a Riva del Garda, con la partecipazione dei responsabili dei comandi delle Polizie Locali dei Paesi dell’Unione Europea.
Al primo posto - 5,7 milioni di multe, al costo medio di 68 euro - le violazioni all’articolo 7 del codice della strada, quello che dà ai sindaci la facoltà di intervenire in materia di “obblighi, divieti e limitazione della circolazione nei centri abitati”. In pratica, zone a traffico limitato (ztl), targhe alterne, blocchi del traffico e strisce blu.
Al secondo posto si trovano invece le multe per “divieto di sosta”, che sono oltre 2,7 milioni l’anno. Dallo studio emerge anche la necessità di ridefinire il ruolo delle polizie locali “per tutelare e promuovere la sicurezza sia in rapporto alle criticità del sistema mobilità (in una logica di prevenzione e non di repressione), sia in rapporto all’esigenza di vigilare sul territorio per accrescere i livelli di sicurezza delle nostre città ”.
Dal rapporto emerge che le polizie locali erogano, da sole, più del 70% del totale delle sanzioni emesse da tutti i soggetti impegnati nella repressione delle violazioni, quali polizia, carabinieri, Guardia di Finanza: un “impegno enorme” che, oltre al rischio di contribuire a trasmettere un’immagine distorta delle polizie locali, come quella di corpi impegnati unicamente nel “far cassa” per conto dei Comuni, per alcuni dei quali i proventi da multe triplicano le addizionali Irpef, non lascia il tempo ai vigili di operare per rendere la mobilità più fluida e non consente loro di svolgere quel ruolo attivo ed efficace di vigilanza e prevenzione sul territorio che è nel loro Dna.
Quelle evidenziate nella ricerca sono “distorsioni” che riguardano l’intero Paese, anche se non sono poche le differenze che emergono sia tra Nord e Sud sia tra piccole e grandi città . In particolare, infatti, mentre il Sud si distingue per una più massiccia presenza di personale (tre operatori in più, rispetto alla media nazionale, ogni 10 mila veicoli), il Nord si segnala per il maggior numero di agenti sulle strade, per la diffusione degli autovelox (1,5 ogni 100 mila auto) e per un numero maggiore di multe effettuate. Per quanto riguarda, invece, il rapporto tra grandi e piccole città , sebbene in queste ultime si trovi la concentrazione maggiore di autovelox - in una Provincia con meno di 100 mila abitanti il “rischio autovelox” è tre volte superiore a quello di una Provincia con più di 500 mila residenti - è nelle città più grandi che si effettua il maggior numero di controlli (gli operatori sono 1,5 ogni mille veicoli nelle città con più di 500 mila abitanti, 1,3 in quelle di medie dimensioni, 1, nelle realtà più piccole) e di multe, con 520 verbali l’anno per un “vigile” di un capoluogo con oltre 500 mila abitanti, 400 verbali per le realtà comprese tra i 100 e i 500 mila abitanti e 390 verbali in quelle più piccole.