Si parla già molto di Falling Man, il nuovo romanzo di Don DeLillo, appena pubblicato in lingua inglese (Picador in Uk, Scribner in Usa).
E si capisce: l’accoppiata DeLillo/11 settembre in effetti è di quelle che non si possono perdere.
Il fine settimana ha portato alcune recensioni interessanti: in particolare le due da leggere sempre quando uno scrittore interessa: Il New York Times e il Guardian.
Toby Litt (Guardian) è deluso: a De Lillo riesce solo in modo “modesto” l’operazione che ci si attendeva da lui: creare il grande romanzo sulla tragedia americana di questo principio di secolo.
Frank Rich sul New York Times scrive invece invitando a entrare nelle pagine di De Lillo, anche se, ammette, non abbiamo di fronte il grande affresco alla Underworld (appunto viene da dire, di romanzi che fanno epoca, forse oggi è difficile che uno scrittore riesca a produrne più di uno) e nessun respiro epico: l’attenzione è quasi tutta per una famiglia della middle class di Manhattan nell’inferno di quella giornata.
Il romanzo incominicia così:
It was not a street anymore but a world, a time and space of falling ash and near night. He was walking north through rubble and mud and there were people running past holding towels to their faces or jackets over their heads.
Naturalmente il nuovo DeLillo va per la maggiore anche sui blog italiani. Da noi la vera discussione si aprirà però quando arriverà la traduzione Einaudi.
- Martedì 29 Maggio 2007




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