Archivio di Giugno, 2007

Audiolibri: quando ascolti l’ultimo Follet?

John Dolan

di Manuela Grassi

Narrato in inglese Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini dura 12 ore e 2 minuti ed è al terzo posto tra i 50 audiolibri più amati su www.audible.com.
Nell’epoca della riproducibilità tecnica più sofisticata si riscopre il piacere di ascoltare le storie. Negli Stati Uniti come in Germania il mercato è fiorente, da noi sta sbocciando. “Pubblicheremo 10-12 titoli l’anno a cominciare dal prossimo autunno” annuncia Antonio Riccardi, direttore editoriale libri della Mondadori. “È presto per fare esempi, ma pensiamo ai nostri best-seller: libri di stretta contemporaneità e alto gradimento”. Il consumo di cultura in Italia è cambiato, e forse il modello anglosassone, dove la versione audio esce spesso insieme all’hard-cover, non è così lontano. Nel catalogo Mondadori ci sono Ken Follett e Dan Brown, in quello della consociata Piemme, Khaled Hosseini.

“Abbiamo corteggiato per mesi i diritti di Hosseini, ma la Mondadori ha detto no” dice Cristiana Giacometti che con Maurizio Falghera anima dal 1997 Il Narratore. “Se i grandi editori decidono di aprire nuove strade, noi siamo felici. Abbiamo fatto sforzi enormi per trasformare l’audiolibro in un prodotto di qualità, scegliendo attori professionisti. Siamo sopravvissuti grazie a internet (www.ilnarratore.com) e adesso finalmente cominciamo a vedere i risultati”. Il pubblico è fatto da disabili, da bambini per i quali è importante ascoltare un racconto ben letto, da lettori forti con sempre meno tempo a disposizione.
Nel catalogo del Narratore, in Down-load mp3 e nelle librerie in cdmp3, testi di narrativa italiana (di sorprendente modernità i racconti di Grazia Deledda, La martora, La volpe, La cerbiatta), poesia, filosofia e narrativa straniera. In uscita tra giugno e luglio L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson e Tifone di Joseph Conrad.

LEGGI ANCHE: Libri da ascoltare. In metropolitana

La forma delle cose, tutti i racconti di Truman Capote

Truman Capote aveva una parola buona per tutti. Soprattutto per gli scrittori. Dostoevskij “terribile”. Faulkner “un autore senza stile”. Borges “roba di second’ordine”. Kerouack “un buffone”. Pochissimi i suoi buoni giudizi. Ancora più impietoso lo diventava quando si parlava di racconti. “Troppi scrittori sembrano considerare lo scrivere racconti come un esercizio per sgranchirsi le dita. In questi casi” affermava in una chiacchierata con il giornalista Patti Hill “stanno usando semplicemente… le dita”(qui il testo completo dell’intervista, in .pdf).

Nessuna ricetta. La scrittura viene dal talento, sosteneva. Messo alle strette, tutt’al più chiosava che “trovare la forma giusta per un racconto vuol dire semplicemente scoprire il modo più naturale di scriverlo”. Ammetteva però che esiste un modo infallibile per capire se un racconto è scritto bene o male: “dopo averlo letto” diceva “bisogna capire se lo si può immaginare diversamente, o se invece l’immaginazione ne esce ammutolita e sembra definitivo e completo. Proprio come è completa un’arancia” concludeva “che la natura ha fatto proprio nel modo giusto”.
Facile immaginare che questo fosse anche il metodo con cui l’autore di A sangue freddo giudicava i propri scritti. Come i ventuno racconti contenuti in La forma delle cose, (appena uscito per i tipi di Garzanti), cinque dei quali non erano mai stati inclusi in nessuna raccolta, nemmeno americana, e pubblicati soltanto da magazine come il New Yorker.
Lo zoccolo duro di appassionati, quelli che non si perdono una pubblicazione dell’autore più snob della letteratura americana, avranno già letto alcune storie nella raccolta Musica per camaleonti (apparso per la prima volta nel 1980) e in un’altra precedente e ormai introvabile, sempre edita da Garzanti, nella collana Elefanti. Ma le chicche sono le cinque storie inedite della nuova edizione. Tutte scritte da un Truman ventenne o poco più, e tutte con la stessa cifra dell’autore maturo: senza colpi di scena, in una forma sempre elegante, sempre misurata. Come la storia di una spregiudicata ragazza dell’alta società in Le pareti sono fredde (del 1943); l’incontro nella carrozza di un treno tra una ricca signora e un reduce di guerra, nel racconto che dà il titolo alla raccolta; e La leggenda di Preacher (del 1945), misterioso ometto “dal cranio bluastro e gli occhi pieni di dolore”. Seguono nell’indice sedici racconti perfetti. Più gli altri due mai pubblicati prima: Un visone tutto suo, breve allegoria della pochezza borghese (del 1944). E L’occasione (del 1950), di cui un blogger italiano si è preso la briga di trascrivere in rete le prime due pagine.

Booklist: le notizie disgustose che occorre conoscere. E i viaggi per dimenticarle

Se è vero che siamo quello che mangiamo, allora siamo davvero disgustosi. Non ci credete? Leggete Kitchen confidential. Avventure gastronomiche a New York (Feltrinelli), dove uno dei cuochi più famosi di New York, Bourdain Anthony, rivela - senza risparmiare agghiaccianti dettagli - che cosa succede nelle cucine di un grande ristorante e cosa dunque finisce nei nostri piatti.
Se poi è vero che ogni Paese ha i governanti che si merita, allora siamo un Paese allo sfascio. Leggere per credere: La casta (Rizzoli), di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, impietoso reportage tra sprechi e privilegi della classe politica italiana.
Per fuggire dai luoghi comuni e dalle cattive notizie non restano che i viaggi. Quelli di Johann Wolfgang Goethe, nel suo Viaggio in Italia (Mondadori), raccontano le bellezze del nostro Paese alla fine del Settecento. Gli itinerari di Ryszard Kapuscinski, nella raccolta dal titolo L’altro (Feltrinelli), si mescolano alle storie di tante persone incontrate dal reporter sulle strade del mondo. E Il cavaliere inesistente, di Italo Calvino (Mondadori), è invece un viaggio nella fantasia. Si legge con divertimento, ma alla fine del libro si ha un ritratto dell’uomo moderno tutt’altro che fantastico.

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Shenzhen, la Cina non è affatto vicina

di Guy Delisle<br /> Editore: Fusi orari
Tre mesi in una megalopoli cinese, dalle parti di Hong Kong.
Sembrano pochi, ma non lo sono. Leggere, per credere, Shenzhen, la nuova graphic novel firmata da Guy Delisle, di cui Fusi orari (la casa editrice del settimanale Internazionale) aveva già tradotto Pyongyang.
Delisle è un animatore che si trova catapultato, per motivi di lavoro, a Shenzhen, Cina del Sud. L’autore è già stato in Cina, in passato, ma “il tempo cancella i brutti ricordi”. Bastano però le prime impressioni (gli odori, il rumore, la folla), e le prime tavole, per capire che “la memoria aveva conservato solo gli aspetti positivi…l’esotismo”. Errore. Perché quello di Delisle è, come ha scritto il New York Times, uno shock culturale lungo tre mesi. Le camere d’albergo, le persone, il lavoro e le consuetudini degli abitanti di Shenzhen (notevole il racconto del Natale passato a casa di un collega) sembrano tutte confermare il senso di irriducibile estraneità e solitudine dell’autore. Due mondi, il suo e tutto quello che lo circonda, quasi (quasi) inconciliabili. Raccontato con ironia e leggerezza, Shenzhen restituisce con un buon colpo d’occhio l’Oriente come lo vediamo noi. Da Occidente. Non è affatto detto che sia il modo giusto, e certamente non è l’unico, ma è un modo. Divertente e intelligente.
Fusi orari

Leggi anche Fumetti, mania sempre più intellettual-chic, di Goffredo Fofi

Diario russo, il testamento spirituale di Anna Politkovskaja

particolare tratto dalla copertina di Diario russo, 2003-2005 (Adelphi)

di Valentina Nuccio

Lo hanno definito il suo testamento spirituale. E forse lo è. Ciò che trasuda dalle 457 pagine di Diario russo, 2003-2005 (Adelphi, 24 euro) è infatti il racconto della situazione politica e sociale di una Russia, quella di Putin, che Anna Politkovskaja non amava.

Giornalista della Novaja Gazeta, esperta di Cecenia, mediatrice durante l’assalto al Teatro Dubrovka del 2002, Anna Politkovskaja è stata assassinata il 7 ottobre 2006. Quattro colpi di arma da fuoco per una testimone scomoda, una giornalista che si batteva per il rispetto dei diritti umani e per la democrazia.

Nella raccolta di articoli e pensieri pubblicata da Adelphi, Anna Politkovskaja racconta le vicende del suo Paese scavando negli anfratti di una politica corrotta e tra i giochi di potere che hanno visto come termine ultimo l’ascesa di Vladimir Putin al potere. Anna Politkovskaja spiccava anche per l’impegno in prima linea in Cecenia e il libro è anche un omaggio alla forza delle donne del Caucaso e alla loro determinazione nel non arrendersi davanti ai biechi giochi di cinismo dei “grandi”. Attraverso questa sorta di diario giornaliero, si riesce allora a comprendere qual è la situazione di guerra sotterranea tra russi e ceceni e tra i ceceni stessi. Dal presidente filorusso Ramzan Kadyrov alle morti e sparizioni di soldati e persone comuni, in nome di una vera e propria pulizia etnica. Non taceva Anna, neanche davanti alle molteplici minacce di morte o al tentato avvelenamento. Il libro, il terzo tra quelli pubblicati in Italia (La Russia di Putin, Adelphi 2001; Cecenia. Il disonore russo, Fandango 2003 e Proibito parlare, Mondadori 2007) è tradotto dalla versione originale inglese.

Booklist. Cose che cambiano, da Philip Roth ad Aldo Grasso

Copertina listata a lutto. Everyman, l’ultimo romanzo di Philip Roth (Einaudi), comuncia con questa lugubre premessa. Ma la tipica ironia dell’autore di Pastorale americana lo trasforma in un insolito inno alla vita. È la storia è di un pubblicitario di successo: dai tre matrimoni fino gli innumerevoli acciacchi, alla vecchiaia, e all’ultimo giorno di vita.
Mutamenti, morti e rinascite anche nelle pagine di Brucia Troia, il romanzo di Sandro Veronesi (Bompiani) che racconta l’Italia delle grandi trasformazioni tra gli anni 50 e 70. Dove qualcosa viene sacrificato al progresso mentre qualcos’altro avanza.

A cambiare, nel nostro tempo, sono invece soprattutto i media. Il futuro di giornali, Internet e tv sono indagati rispettivamente nei saggi L’ ultima copia del New York Times, di Vittorio Sabadin (Donzelli); Luci e ombre di Google, del gruppo di ricerca Ippolita (Feltrinelli); Buona maestra, perché i telefilm sono diventati più importanti del cinema e dei libri, di Aldo Grasso (Mondadori ).

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Lingua e identità: se l’io diventa l’altro, dal gossip ai blog

Non è proprio il genere di libro da leggere sotto l’ombrellone. Lingua e identità, di Massimo Arcangeli (ed. Maltemi) non è fatto per una lettura distratta. Ma può interessare molti. Ad esempio, tutti coloro che ogni giorno usano la Rete. E inevitabilmente partecipano degli effetti che il web produce sull’identità di ognuno.

“Nel libro c’è un’unica tesi” spiega l’autore a Panorama.it: “oggi, in Occidente, percepiamo la nostra identità come minacciata e, per difenderci, cerchiamo di riformularla. Il web” continua Arcangeli “è uno dei luoghi in cui questo fenomeno si vede meglio. Su Second life, ad esempio, c’è chi cerca semplicemente di svagarsi” spiega “ma c’è anche chi è alla ricerca di un’identità nuova e diversa, che lo faccia sentire al sicuro e più protetto di quanto non lo sia nel mondo reale. In questo secondo caso però” sottolinea l’autore “non si tratta di sminuire l’identità reale, bensì di arricchirla con quella virtuale, che si nutre di relazioni”. “In sostanza, non c’è più soltanto l’io” spiega ancora Arcangeli “L’io nel nostro tempo diventa anche l’altro, e in questo modo si rafforza. Questo fenomeno” conclude “avviene in tutti i social network, e anche negli ensamble creativi alla Kai zen o Wu Ming, dove il singolo sacrifica la propria individualità in favore di un lavoro collettivo, ma al contempo si arricchisce dei contributi di tutto il gruppo”.

I sei capitoli del volume indagano gli ambiti più diversi, anche fuori dal web, dai giornali alla televisione. E il concetto di identità è sempre legato a quello di linguaggio. Perché anche fenomeni come il politically correct, gli stereotipi, il gossip e i modi di dire cambiano il nostro modo di pensare. Con ripercussioni che investono il nostro approccio ai temi sessuali, razziali, culturali, politici e sociali. Gli esempi di questo processo sono tutti nelle 191 pagine del libro (qui un estratto scaricabile in .pdf). E il dibattito è aperto.

Angela Terzani: il viaggio comincia da casa. Leggendo

Coraggio e intelligenza: ecco che cosa ha fatto di Tiziano Terzani e Ryszard Kapuscinski due tra i massimi scrittori (anche di reportage di viaggio) del nostro secolo. Così la pensa Angela Staude Terzani, per oltre 40 anni al fianco del giornalista fiorentino. A Panorama.it, Angela anticipa alcuni temi di cui parlerà alla Biennale del libro di viaggio di Arona, domenica 17 giugno.

Il loro coraggio è indubbio, hanno dato se stessi nei luoghi di guerra. Ma che cosa intende con “intelligenza”?
Entrambi erano grandi studiosi e non si fermavano mai alla superifice delle cose: il loro incontro con un popolo era totale e preparato da studi approfonditi.
Il viaggio, insomma, cominciava a casa.
Proprio così: basti pensare che Tiziano comprò personalmente oltre 10 mila libri.
Pensa che sia questa la sua eredità più importante?
Senza dubbio. Soprattutto oggi che la globalizzazione rischia di istupidirci.
Si spieghi meglio.
I giovani rischiano di illudersi: lasciano i loro Paesi perché insoddisfatti e pensano che incontrare altre persone basti per crescere culturalmente. Ecco perché non amo il termine “globalizzazione”.
I giovani devono allora essere educati al viaggio?
Sì. Al contrario dei loro genitori hanno senza dubbio tanta voglia di scoprire altri mondi. Una cosa, però, è andare in vacanza, un’altra è prendere lo zaino e partire per imparare davvero.
Ma qual è il significato del viaggio per lei?
È la scoperta di sé, un’esigenza antica e insita nell’uomo tanto quanto l’amore. Ed è essenziale per rinnovarsi e affrontare la propria vita con nuove risorse.
Insomma, altrettanto fondamentale è tornare.
Esattamente. Altrimenti non si evolve: ci si perde soltanto.

La biblioteca in giardino: serate milanesi tra libri, teatro e musica

Marco Travaglio, Sandrone Dazieri, Angelo Branduradi, Jovanotti, Raul Montanari, Aldo Nove. Sono soltanto alcuni degli ospiti di La biblioteca in giardino, rassegna d’incontri a Milano e dintorni, tra letteratura, reading, dibattiti, ma anche teatro e musica.

Gli appuntamenti, dal 18 giugno fino al 5 luglio nei giardini delle biblioteche Milano e hinterland, sono tutti a ingresso è libero. Per partecipare è sufficiente una sana passione per i libri e la musica, e un valido antizanzare. E se piove, gli incontri non saltano: si va al coperto. Non si escludono, però, variazioni al cartellone. L’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi, secondo quanto riportato da alcuni quotidiani, ha infatti lamentato un programma “troppo di sinistra” e chiede che altri nomi siano inseriti tra gli ospiti. Tra le proposte: don Verzé (fondatore dell’ospedale San Raffaele di Milano), Armando Torno e Andrea Colombo.

Hosseini al femminile e i Mille splendidi soli di Kabul

Se avete letto Il cacciatore di aquiloni, conoscete già Khaled Hosseini, il suo modo di raccontare il mondo afghano attraverso quotidianità e sentimenti che al di là delle lingue, delle latitudini e delle guerre, sono capaci di emozionare e di far immedesimare. Ma se leggerete il suo nuovo libro, Mille splendidi soli (anche questo edito da Piemme), rimarrete stupiti di come in poco più di 400 pagine lo scrittore sia riuscito a condensare quello che innumerevoli reportage giornalistici, immagini dei tg, saggi e dibattiti non hanno saputo spiegare dei trent’anni di conflitti che hanno devastato l’Afghanistan. E persino il paradosso dei bombardamenti americani visti come una benedizione, seguita dall’amara consapevolezza che nulla, forse, è davvero cambiato.

Leggendo il libro, vi sembrerà di essere a Kabul. Sentirete la polvere nelle narici e sobbalzerete per i colpi di mortaio, confonderete le decine di dialetti con parole piene di h e di k, e l’intrecciarsi delle etnie. La vedrete con lo sguardo delle donne, con il loro istinto di sopravvivenza che dilaga per salvare i figli. Sorprende, anche chi aveva seguito le vicende di Amir e Hassam nel primo libro, il modo in cui Hosseini questa volta abbia saputo esprimere con tanto realismo anche il punto di vista femminile. Mariam e Liala, le protagoniste, sono figlie diversissime dell’Afghanistan, ne sono insieme le vittime e la speranza. Una di Herat, l’altra di Kabul, ricordano le esistenze che si intrecciano nelle saghe familiari della letteratura sudamericana, di Garcia Marquez o, ora ancora di più, le figlie, le madri, le donne di Isabel Allende e Angeles Mastretta.

Manca solo l’accavallarsi delle generazioni, perché si muore giovani a Kabul: in battaglia con i russi, per i razzi dei signori della guerra, per le lapidazioni talebane, di freddo o di fame. Anche se Mariam e Laila, spose bambine, restano incinte prima dei 16 anni, nel libro non ci sono nonni che vivono tanto a lungo da conoscere i nipoti. Ma può bastare l’amore per un figlio per gettare lo sguardo avanti di secoli, oltre gli orrori dei kalashnikov e della violenza tra le mura domestiche. Questo è certo un romanzo duro, ma non è un libro angosciante, perché, come dice una antica poesia su Kabul citata da Hosseini, “non si possono contare le lune sui suoi tetti, né i mille splendidi soli che si nascondono dietro i suoi muri”.

Scarica un estratto del romanzo (formato .pdf, 212Kb)

Arona, parte il festival dei viaggi da leggere

Chissà quante volte sarete stati in Persia, Nigeria, Iraq, Birmania. O più “banalmente” in Canada, Venezuela e Nuova Zelanda. Con la fantasia, s’intende, o vivendo le avventure dei protagonisti nelle pagine di intensi best seller. Oggi questa letteratura, la letteratura del viaggio, ha una fiera interamente dedicata: è la Biennale del Libro di Viaggio e si terrà per la prima volta in Italia ad Arona, la città sul Lago Maggiore in provincia di Novara. Dal 15 al 17 giugno tra le vie del paese si vedranno scrittori e poeti ma anche artisti, fotografi e musicisti. La Biennale è stata infatti concepita come un percorso trasversale a tutte le arti, legate insieme dall’unico fil rouge del viaggio. Ci saranno i “Diari di Viaggio” della giornalista Carla Perrotti, famosa per i suoi viaggi avventurosi fatti zaino in spalla e sempre sola, e quelli dell’inviato storico del Corriere della Sera, Ettore Mo, nato proprio vicino ad Arona e precisamente a Borgomanero. Si ascolteranno i reading dello scrittore Enrico Brizzi insieme a concerti rock e pop, come quelli di Simone Cristicchi e degli Avion Travel, e si ripercorreranno gli itinerari dei grandi del Novecento: uno fra tutti, Tiziano Terzani, che sarà ricordato dalle parole della moglie Angela. Ma se passate di là non dimenticate di fare un salto anche ai convegni e di visitare le mostre e le installazioni video.

Booklist: da Camilleri al mondo arabo

La mattina si beve due birre e poi si mette a scrivere. L’ha ammesso lui stesso, Andrea Camilleri. E l’alcol dà i suoi frutti, visto che il siculo non sbaglia un colpo. L’ultimo è Le pecore e il pastore (Sellerio), storia di dieci giovani monache che offrono la loro vita a Dio per salvare l’amato vescovo malato. Una storia vera, che lo scrittore ha scoperto leggendo una nota a piè di pagina.

Non sempre però i romanzi nascono per caso. Gli altri modi li racconta Orhan Pamuk ne La valigia di mio padre (Einaudi): un ritratto dello scrittore nel mondo contemporaneo, frutto di tre conferenze del premio Nobel, tradotte in Italia da Einaudi.

Quando è la propria storia privata a ispirare un libro, invece, nascono titoli come Viva Isralele (Mondadori), di Magdi Allam; Arabi invisibili (Feltrinelli), di Paola Caridi e Infedele (Rizzoli), di Ayaan Hirsi Ali. Tre sguardi diversi su Medio Oriente e mondo arabo.

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Mobile books, nuova moda giapponese

[i]©Txm[/i]

Ha appena 20 anni, è di Osaka e scrive i suoi romanzi digitandoli sui tasti del suo telefonino, perché le riesce più veloce che sulla tastiera di un computer. E lo fa con una celerità impressionante. Lei è Chaco, una delle scrittrici più famose in Giappone, anzi, phone-scrittrice (la sua storia è raccontata dal Wired). Sì, perché il suo successo non passa tramite i tradizionali libri, di pagine e inchiostro, ma attraverso i librofonini: testi visualizzabili sul display di un cellulare. E non si tratta degli ormai noti audiobook, i file audio che stanno prendendo piede anche in Italia e che possono essere scaricati anche sul telefonino. Per capirci: il best seller di Chaco, What the Angel Gave Me, ha venduto oltre un milione di copie.

In terra nipponica i racconti non si leggono più (solo) su carta ma sul mobile. Ormai è una vera moda, che sta dando ampio respiro alle case editrici, nel segno della rinascita letteraria. Con un commercio che, secondo cifre pubblicate a Tokyo, ha raggiunto un valore annuo di 10 miliardi di yen (65 milioni di euro). Gli m-books (mobile books) sono letti soprattutto sui mezzi pubblici, dove ai giapponesi è vietato telefonare o ricevere chiamate, ma non usare il cellulare per le altre funzioni. Per tanti editori il download telematico garantisce profitti superiori a quelli delle versioni stampate. E nascono così nuovi talenti letterari, soprattutto in rosa, che si divertono a raccontare storie d’amore un po’ piccanti. A fare da apripista a Chaco e agli altri romanzieri di nuova generazione è stato nel 2000 il giovane autore Yoshi (di cui parla anche La Stampa), che distribuì in un formato compatibile con i telefonini, tramite un sito internet, un breve racconto chiamato Deep Love. Un cult ancora oggi.

E ormai stanno cominciando a diffondersi anche in Occidente siti da cui scaricare legalmente (spesso è possibille collegarsi tramite Wap) libri gratis da leggere sui cellulari. Per testi inglesi o americani ecco Airpedia e Tshirtia, dove si possono trovare da Edgar Allan Poe a Mark Twain; per una collezione di classici, in francese, da Dumas e Balzac, Txmplayer. Non mancano anche esperienze italiane, come mBook Portal, che oltre a testi letterari (da Dante Alighieri a Ludovico Ariosto) propone libri scientifici o tecnologici.

Ma c’è anche chi i classici preferisce leggerseli… in pillole. Purtroppo. In ogni caso, ecco piccoli Bignami telematici da ricevere sulla propria casella di posta elettronica, per avvincarsi a intramontabili che non si ha mai avuto il tempo - o il coraggio - di leggere. Il sito americano Dailylit li invia in formato ridotto e in più spezzoni sui dispositivi portatili o via email. “Pillole” fatte per essere lette in meno di cinque minuti, ogni mattina gratuitamente. L’Ulisse di Joyce è previsto in 332 parti e Guerra e Pace di Tolstoy in… 675 parti: più di due anni di giorni lavorativi!

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