“Passavo il tempo a fare cose diverse da quelle che ci si aspettava, da quelle che si dovevano fare”. E se gli si chiede come mai ha aspettato di avere quarant’anni per mettersi a scrivere seriamente, risponde: “Per vigliaccheria”.
È nato a Bari nel 1961. Si è iscritto a giurisprudenza “per caso”, ha fatto il concorso in magistratura “quasi per gioco”, si è sposato con una collega a 28 anni, l’anno dopo aveva già un figlio maschio e dopo altri quattro una femmina. Ma dice che nella gerarchia familiare viene ultimo e che i figli lo prendono in giro “ferocemente” su tutto.
“Meno male che c’è Rocky, detto anche Rocco, il cane”, un boxer intelligentissimo che gli dà un sacco di soddisfazioni. È “bravino” ad addestrare i cani. Ne ha avuto uno che sapeva fare le addizioni. Le addizioni? “Sì, gli avevo insegnato qualche numero da circo. Insomma, davamo spettacolo”.
Non la conta proprio giusta il magistrato-scrittore Gianrico Carofiglio, con questo suo presentarsi sottotono e poi scalare le classifiche a ogni libro e a ogni libro ottenere un successo internazionale. È appena tornato dal Festival di Edimburgo dove ha registrato il tutto esaurito e file di fan con i suoi romanzi, tutti tradotti, da firmare. “Una bella iniezione per l’ego” commenta.
Non si può dire che non abbia recuperato il tempo perduto da quell’estate del 2000 in cui sprofondò nella depressione, “con la sgradevole sensazione che nulla avesse senso”, e per curarsi si mise a scrivere, sogno che coltivava da sempre senza il coraggio di metterlo in pratica. In pochi anni diventa un maestro del legal thriller italiano, che veramente non esisteva quasi prima di lui: Testimone inconsapevole esce nel 2002. Poi Ad occhi chiusi, poi Ragionevoli dubbi, tutti pubblicati dalla Sellerio e tutti costruiti intorno al personaggio di un giovane avvocato barese, Guido Guerrieri, eroe per caso, un po’ “sfessato” e un po’ Robin Hood. In mezzo un labirintico romanzo di formazione, Il passato è una terra straniera (Rizzoli), sul caotico processo d’individuazione di un ventenne tentato dal gorgo malavitoso.
Ancora più affollato il prossimo futuro. Il 12 settembre la Rizzoli pubblica uno stravagante esperimento, Cacciatori nelle tenebre, romanzo noir in forma di fumetto, dura storia sul traffico di bambini, firmato da lui e disegnato dal fratello Francesco, architetto, di tre anni più giovane. Partenza in grande stile: 35 mila copie. Volume in bianco e nero, elegante, attraente. Guerrieri vi compare solo di spalle, mentre un bel personaggio che ha preso corpo di libro in libro, Carmelo Tancredi, poliziotto senza macchia e senza paura, critico e disincantato, diventa protagonista. Bari è sullo sfondo, segnalata in una tavola delle ultime pagine da un cartello stradale.
Poi dalla Sellerio riuscirà con titolo diverso e riscritto, L’arte del dubbio, già Il controesame, un manualetto sulle tecniche di interrogatorio, strategia, psicologia e retorica del processo che apparve nel ‘97 dalla Giuffré e contiene le premesse dei legal thriller di Carofiglio.
Nel frattempo sta scrivendo per la Laterza un libro sulla sua città, la Bari che è diventata per Guerrieri quello che per Maigret è Parigi: non un semplice scenario, ma un reticolo di quartieri, bar, librerie, ritrovi capaci di attingere la dimensione del mito. E non basta. Il racconto che ha scritto per l’incontro col grande pubblico romano di Massenzio quest’anno, ispirato alla poetessa Anna Achmatova, diventerà la “prefazione” a un romanzo di sua madre, scrittrice anche lei, Enza Buono (Arielle è andata via, Schena; Storia di Zaira, Manduria). Il titolo: Quella mattina a Noto. Uscirà per la Nottetempo in marzo.
Insomma una famiglia di scrittori, visto che anche suo fratello, attore e regista teatrale oltre che architetto, è pure autore di un romanzo, “With or without you”…
A dirla tutta ora anche mio padre minaccia di scrivere. Ma per scherzo, fortunatamente.
La famiglia la imbarazza o la tiene dentro un forte legame?
Né l’uno né l’altro. Sani meccanismi di competizione.
La madre scrittrice ha avuto un ruolo nella sua decisione di diventare romanziere?
Fra me e mia madre c’è sempre stata polemica. A volte mi telefona dicendo: “Accidenti, oggi non trovo nemmeno un motivo per litigare con te”. Lo dice in latino, però. Faceva la professoressa di lettere. Ora è in pensione.
Avrà almeno influenzato il suo modo di vedere le donne. I suoi personaggi femminili sono fra i più credibili nella narrativa italiana (maschile) contemporanea.
Ah, può darsi. Si è sempre vantata di non averci mai fatto una torta con le sue mani. Nel senso del femminismo. Però sono contento dei personaggi femminili. In realtà mi ci immedesimo.
Vuol dire che lei somiglia di più ai personaggi femminili che a Guido Guerrieri?
Sì. E in particolare a suor Claudia di Ad occhi chiusi.
“Suora” che pratica una micidiale arte marziale ed è stata umiliata da piccola.
Io ho fatto karate vincendo anche qualche campionato. E a casa ho il sacco da boxe.
Un vero sportivo.
Non tanto vero. Non ero per niente dotato. L’ho fatto per spirito di rivalsa.
Rivalsa su cosa?
Ero timido, goffo, insicuro.
E adesso?
Uguale. Un disadattato.
Il successo non ha aiutato?
Le donne mi scambiano per Guerrieri e mi fanno la corte, qualche volta.
Continuerà a fare il magistrato?
C’è stato un momento in cui ho seriamente pensato di non farcela a fare lo scrittore e il magistrato insieme. Ma ora lavoro come consulente alla commissione Antimafia a Roma. È più compatibile con l’organizzazione personale. Ci tengo a continuare la professione, è un modo per restare con i piedi per terra.
Cos’è scrivere per lei?
Come diceva Scott Fitzgerald, “scrivere è nuotare sott’acqua trattenendo il fiato”.
Continuerà a scrivere di Guerrieri?
Considero i tre libri con lui un unico romanzo di formazione. È un eroe che cambia, evolve. Non è seriale. Quella di scrittore di legal thriller è una definizione che mi hanno dato e io mi ci sono graziosamente accomodato. Per ora.
- Venerdì 24 Agosto 2007


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Commenti
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Il 2 Dicembre 2007 alle 02:56 marck ha scritto:
Gia gia: c’è un altro modo di fare fumetti d’essai. è quello di usare scrittori famosi, ma a differenza di questo, col libro che è ormai un caso di Marco Petrella (fumettista de l’Unità), ci si avvale della collaborazione di tantissimi scrittori famosi (da Lethem, a Matteo B.Bianchi, a Paolo Nori, ecc.ecc.)
Il trailer si può vedere qui:
http://www.youtube.com/mattiol.....i1885
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