Fruttero- Venezia: se la tv mette lo zampino nei libri

A sollevare la questione è stato un inedito Carlo Fruttero, che a commento della vittoria del premio Campiello, attribuito quest’anno al libro Mille anni che sto qui di Mariolina Venezia ha detto: “Non ho letto il suo libro, ma quando ho saputo che la vincitrice scrive fiction per la televisione, credo di aver capito il genere.” E poi, a giustificazione del quinto posto ottenuto nella stessa competizione dal suo romanzo, Donne informate su fatti ha aggiunto: “La giuria popolare è orientata verso un certo tipo di narrativa, diversa dalla mia. Sono lettori medi, o medio bassi. Il pubblico popolare preferisce quello, non sto a tormentarmi troppo.”
Ma esiste davvero un registro narrativo che si può definire televisivo? A sentire Mariolina Venezia, no. “Per un romanzo, e in generale per la letteratura, parlare di linguaggio televisivo” dice la vincitrice del Campiello a Panorama.it “è improprio. È vero, sono anche una scrittrice di fiction, ma quando scrivo romanzi faccio un’altra cosa. I due ambiti sono distinti, anche se non necessariamente impermeabili. Anzi, a volte si possono influenzare. La nascita della fotografia ha di certo cambiato il modo di fare pittura, ma ciò non vuol dire che l’abbia sostituita o snaturata”.
Opinione diversa da quella di Gian Luigi Beccaria, uno dei giurati che selezionano i finalisti, che ha commentato: “Il pubblico di oggi è abituato dalla tv alle saghe familiari, versione contemporanea dei romanzi che attraversano il tempo: amori, furori, fortune e rovine. E la proposta narrativa della Venezia è tutt’altro che nuova. Fruttero è troppo sottile per i lettori di bocca buona”.
Due tipi di letterature quindi, una colta ed elitaria, l’altra più passionale e popolare? Per Philippe Daverio, un altro dei giurati, nulla di tutto questo, è solo una questione di libertà di giudizio: “All’inizio la bocciatura di Fruttero mi ha lasciato a bocca aperta. Poi ho capito: i critici leggono avendo bene in mente chi sia l’autore del libro, i lettori no. Valutano semplicemente i romanzi sulla base del piacere che gli dà la lettura”. L’interrogativo resta, ma finora le vendite danno ragione allo scrittore piemontese: il libro di Fruttero ha infatti venduto dieci volte di più di quello della Venezia.

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