Mentre Milano ricorda Oriana Fallaci ad un anno dalla morte con una mostra a Palazzo Litta in cui vengono esposti più di 400 pezzi tra immagini, oggetti personali, articoli e libri, le Edizioni Polistampa pubblicano un piccolo volume dal titolo Morirò in piedi.
L’autore è Riccardo Nencini che i più conoscono come presidente del Consiglio della Regione Toscana, ma che è anche saggista nonché amico della scrittrice. Il libro, preannunciato come il “testamento morale” della Fallaci, è un lungo racconto in forma di cronaca, un’ inedita fotografia delicata e lucida dei suoi ultimi momenti di vita, in lotta costante con l’ “alieno”, come lei stessa aveva soprannominato il cancro che a poco a poco l’ha divorata.
Oltre un anno fa, Nencini aveva trascorso con Oriana una giornata intera nella casa di Firenze dove aveva lei deciso di morire. “Morirò in piedi, come Emily Bronte” aveva detto tra le altre cose al suo ospite “come la poetessa che morì mentre sbucciava patate e invece di cadere per terra rimase in piedi. Con lo sbucciapatate in mano e una patata nell’altra”. Ma l’aneddoto curioso è che la giornalista-scrittrice, per anni inviata nelle guerre più dure ed estreme del pianeta, proprio a Nencini aveva chiesto di affittare per lei una stanza in particolare, con vista sul Duomo, la stanza in cui aveva trascorso la guerra insieme a suo padre partigiano. Per problemi burocratici però non riuscì ad ottenerla e fu costretta a prenderne un’altra. Ma fu grazie a quella stanza in qualche modo “mancata” che l’incontro con Nencini avvenne. I due trascorsero, così, un giorno intero bevendo champagne e fumando sigarette come due vecchi amici. E come due vecchi amici parlarono di crisi dell’Occidente e di terrorismo islamico, temi cari alla Fallaci e ora raccontati nel libro. La conversazione finì con la citazione di Emily Bronte. Verso la morte Oriana è andata così.
- Venerdì 14 Settembre 2007


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