Risorgimento e baci Perugina: la guerra all’invasione è pop


Di Pietrangelo Buttafuoco

Una storia romantica, ecco il titolo. Ed ecco il canovaccio: l’Ottocento e Milano. Una nazione nasce e un uomo e una donna inseguono un destino d’amore. Lei è di un altro però. Aspasia, la ragazza dagli occhi viola annegati in profonde occhiaie, appartiene a Italo Morosini e Jacopo Izzo Dominioni, il protagonista di questa storia di gloria e libertà, non potrà rubarla a lui per non tradire un’amicizia perfetta: quella nata sulle barricate delle Cinque giornate di Milano. È il 18 marzo del 1848, nasce il Risorgimento italiano, Antonio Scurati che l’ha scritta questa così essenziale quanto rapinosa epica, ha pure sfasciato una retorica assai in voga, quella della Meglio Gioventù.
Dice: “Ma io concordo con Del Noce (intendo il papà Augusto, non Fabrizio il figlio): la violenza del Risorgimento prosegue nella ricorrente violenza eversiva della storia a noi contemporanea. Il mio personaggio, ferito da uno scoppio sulle barricate, si ritrova uno squarcio sulla gamba che gli disegna una stella a cinque punte”.

Scurati, rispetto alla Meglio Gioventù il Risorgimento di Una storia romantica (Bompiani) è epico, tocca le corde di un pubblico unito negli ideali.
Il Risorgimento è il grande rimosso della memoria…

Le chiedo scusa ma il Risorgimento è stato rimosso per fare largo tra le macerie della mitopoiesi alla cosiddetta Resistenza che poco unisce gli italiani.
La pensa così? Io sono postumo alla fase viva del marxismo rivoluzionario, la prima volta che ho votato è coincisa con l’ultima volta del simbolo del Pci nella scheda e per me la Resistenza ancora tale è, è il Risorgimento, l’unica stagione epica del nostro immaginario poetico-nazionale a essere la più dimenticata.

E perché così dimenticata?
Il Risorgimento è la condanna dell’avvilente piccineria del nostro presente. Il registro etico alto della Milano sulle barricate non è certo quello di oggi ricondotto a piccolo maneggio di lobby.

Una storia romantica, un titolo perfetto.
Non poteva che essere questo, il titolo. E così la copertina: Il bacio di Francesco Hayez, dove ho giocato coi colori per renderlo più meta-pop. Il bacio è lo stesso preso a modello per il più celebre dei baci, quello della Perugina. Rivendico questa prova di letteratura popolare…

Venderà come i Baci Perugina, infatti, questo romanzo, le signore dai cuori palpitanti si tufferanno tra i gorghi di 568 pagine, quelle del libro.
O siamo il paese delle vacanze o quello del melodramma…

…ha scelto l’amore, Scurati.
…o siamo il paese del romanzo criminale. E qui citiamo un amico: la strage di Duisburg si specchia nel Gomorra di Roberto Saviano. Siamo l’Italia del melodramma. E l’esempio, tra le riserve mitiche della nazione, è Luciano Pavarotti.

E chissà che un giorno la Scala, più che la Rai degli sceneggiati, non decida l’allestimento di questo suo romanzo d’amore.
Ma lei, giusto lei e il gallismo etneo, non ha colto l’erotismo, si sofferma solo sul bacio?


Certo che c’è l’erotismo, è febbrile, come l’amore che accende Jacopo quando salva Aspasia dallo stupro. Lei è a petto nudo, lui le sfiora il seno. Lei poi si darà al nemico, ma per togliere dalle galere sia l’amato che lo sposo…
Il romanticismo, e Hayez lo dimostra col suo dipinto, è la prima rivoluzione sessuale, il ricondurre l’unione tra l’uomo e la donna a un atto di libertà è un postulato politico. Il perimetro sessuale viene esteso a tutta la nazione. Violare la donna è come violare la patria intera.

Come nei Vespri siciliani, per buttarla sul gallismo. Si fa la guerra all’invasore francese per difendere l’onore di una picciotta che va alla messa.
Qui si fa la guerra all’invasore austriaco: le femmine sparano, vecchi ottuagenari e ragazzetti stanno sulle barricate, un abate scatena la rivolta. La nostra coscienza storica s’è affievolita: ciò che ho tentato di fare con Una storia romantica, un amore che dalle Cinque giornate deflagra con una bomba alla Scala nel giorno del ritorno di Giuseppe Verdi, è di costruire un libro con il meglio della nostra memoria.

Un tentativo riuscito, complimenti Scurati. Ma non le verrà perdonato dai critici l’uso della categoria spirituale assai esorcizzata, la nazione. Fu cancellata da Elio Vittorini in persona la nazione, impose l’uso di paese. Piacerà molto ai massoni, il suo libro, Scurati, è il romanzo che Bettino Craxi avrebbe voluto leggere. È un libro cazzuto, la vedo male.
Scurati pensa, sorride (”Ma la Massoneria è appena accennata nel libro…”), conclude: “Basta con questo fatalismo qualunquista. Hayez marcia insieme a noi!”.

Commenti

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Il 27 Settembre 2007 alle 17:50 nadya ha scritto:

La prosa di Scurati sta a metà tra i racconti di “Confidenze” e un dannunzianesimo mal digerito. “Piena del proprio essere” “lussuriosa solitudine”, “i seni gloriosi come un atto di carità cristiana…” che
“dicevano al carnefice:io tiperdono..,” Questo dovrebbe bastare per valutare il livello del romanzo. Ma c’è di peggio purtroppo. C’è Jacopo che capisce, vedendo Aspasia nuda in procinto di essere violentata, il senso delle raffigurazioni della patria, e gridando:”E’ lei, la patria!” si avventa contro i suoi aggressori.Il tutto è piuttosto ridicolo.A proposito,abbiamo anche un blooper: Scurati ci dice, e lo confermano varie descrizioni,che Aspasia non ha messo il corsetto e quindi…sotto il vestito niente:); e invece:”mentre lui si avvicinava con passo incerto,…la guardia le strappò il corsetto”!!Antonio,…non ce l’aveva, il corsetto, è da mezz’ora che lo stai a dì, con tanto di “i seni nudi che sfregano nella stoffa”, e capezzoli inturgidentisi per il freddo….

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