Open Library: ecco la biblioteca ufficiale di Internet. E i suoi concorrenti

Al suo debutto online è stata salutata come la “biblioteca ufficiale” di Internet. È Open Library, la nuova iniziativa promossa dall’Internet Archive (IA), meritoria istituzione no-profit di San Francisco da anni impegnata nella conservazione e messa a disposizione di risorse di ogni tipo: musica, video, testi. Sua è anche l’idea della “WayBack Machine“, ovvero una macchina del tempo che permette di accedere a contenuti altrimenti introvabili (qui, ad esempio, l’home page di Panorama.it nel 2002).
Di recente, poi, l’ente è stato ufficialmente riconosciuto come biblioteca da parte dello Stato della California. Ed è la prima volta che ciò accade per un servizio online.

Ora Internet Archive ha deciso di cimentarsi con una delle grandi promesse (non mantenute) della rete. E, cioè, il sogno di una biblioteca universale, gratuita e a portata di click per chiunque. Ha così cominciato ad acquisire importanti collezioni provenienti dalle biblioteche di mezzo mondo e pubblicarle online attraverso un innovativo sistema di visualizzazione: e-book ad alta risoluzione, sfogliabili direttamente dalla finestra del browser, scaricabili in pdf e stampabili da casa. Il tutto senza dover versare nessuna quota: i contenuti sono infatti tutti di pubblico dominio o protetti da licenza Creative Commons.

Certo, sul fronte dei libri online le iniziative sono ormai davvero tante. E poi c’è già un concorrente agguerrito come Google Books, che da tempo sta scannerizzando intere biblioteche per metterle a disposizione online. Ma l’iniziativa di Mountain View è ancora vista con sospetto dai più, e non solo per le resistenze che va incontrando tra gli editori: sarà poi giusto che un’istituzione commerciale diventi proprietaria di tutto il nostro patrimonio culturale? Non sarebbe meglio affidarsi a un ente no-profit, in grado di assicurare un accesso aperto al sapere?

Commenti

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Il 31 Ottobre 2007 alle 13:47 Recaptcha, ovvero dallo spam alla biblioteca digitale » Panorama.it – Libri ha scritto:

[...] Tutto merito della straordinaria intuizione di chi il captcha l’ha inventato, Luis von Ahn, professore di informatica nella statunitense Carnegie Mellon che adesso vuole trasformare la sua creatura in un paladino della cultura. Come? Il progetta interessa l’Open Library, la più grande biblioteca digitale mai realizzata finora che ogni settimana trasferisce nella rete libri, spesso anche molto antichi. I libri possono essere sfogliati, seguendo le pagine, ma anche consultati esclusivamente in forma digitale. Ora, proprio in questo passaggio capita molto di frequente che il sistema informatico dell’Open Library non riesca a leggere alcune parti dei libri da digitalizzare o le legga male. I recaptcha riprodurrebbero dunque e le parti non riconosciute in modo che vengano introdotte manualmente da tutti gli utenti. Una sorta di biblioteca universale che permetterà in modo facilissimo di salvare centinaia di migliaia di volumi con un piccolo gesto da casa. E quello dei recaptcha non è che uno dei tentativi più intelligenti di mettere a disposizione del pianeta il maggior numero di libri possibili contro il monopolio di giganti come Google che ha la sua fetta di mercato anche in questo settore. [...]

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