Delle congetture sul rapporto tra arte e follia s’è perso il conto. Nelle librerie, si annega tra storie così. E sopra tutti il soggetto preferito è Vincent Van Gogh. Come biasimare i frettolosi divulgatori? La biografia dell’artista serve episodi su un piatto d’argento. 23 dicembre 1890, notte, Vincent si scaglia su Gauguin con un rasoio e poi si punisce tagliandosi la parte inferiore dell’orecchio sinistro, che incarta e che porta in un bordello a mo’ di appassionato omaggio per una prostituta che gli toglieva il sonno. Al di là di come sia andata davvero, si tratta comunque di un gustosissimo episodio per gli amanti del genere macabro-romantico. Succede però che dietro al cliché di genio e sregolatezza c’è sempre dell’altro, ovvero un’umanità che non si liquida in fretta. Nella fattispecie: un Vincent Van Gogh col suo bel fardello di tribolazioni, ansie quotidiane, nevrosi. E bollato con quella che un’acerba psichiatria di fine Ottocento definiva schizofrenia, al pari di tutto ciò che agli strizzacervelli d’allora appariva indefinibile. Di quell’uomo, dei suoi affetti e delle sue complesse fatiche per non farsi stritolare dalla realtà s’è occupato Martin Gayford nel libro La casa gialla, uscito in Italia per i tipi di Excelsior1881.
Miracolosa e maledetta, quella casa gialla fu il luogo in cui Van Gogh dipinse quadri celebri come i Girasoli; dove andò incontro al malessere psichico che lo condusse fino al suicidio; e dove visse per nove settimane con Paul Gauguin. Gayford ricostruisce quell’incontro e quel periodo con l’esattezza degna di un testimone oculare. E la cronaca dei fatti gli serve per fare un passo in più. Tra le dissertazioni sull’arte e le scorribande nei locali notturni, l’autore s’infila anche nella testa dei due pittori: a scandagliarne gli affetti, le ambizioni, i pensieri. E lo fa radiografando tutti i documenti e le testimonianze disponibili, fino a quando non è più possibile tenere le redini della psicologia, perché la malattia mentale entra in scena come un intruso nella vita di Vincent.
L’artista sarà rinchiuso ripetutamente in una cella d’ospedale, in isolamento, solo con le sue allucinazioni e le sue crisi d’angoscia. E la speranza di tornare in quella casa gialla ad Arles sarà frustrata da una petizione dei cittadini al sindaco perché non consenta il ritorno di un “inquietante” vicino di casa.
Ci mancava solo il comitato civico a complicargli quella fatica di campare, archiviata infine con un colpo di pistola al petto.
- Mercoledì 3 Ottobre 2007


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Il 4 Maggio 2009 alle 15:42 Fu Gauguin a recidere l’orecchio di Van Gogh » Panorama.it - Libri ha scritto:
[...] Vincent Van Gogh non si è reciso l’orecchio in preda ad una crisi di follia: sarebbe stato Paul Gauguin a mozzarglielo con un fendente della sua spada. La notizia sarà certo di grande aiuto agli studiosi dell’opera del grande artista olandese. Sicuramente però stimolerà la pruderie di quanti sguazzano nell’apprendere nuovi gossip relativi alla vita degli artisti. Tanto più che la macabra recisione dell’orecchio sarebbe avveuta nel corso di una violenta lite tra i due pittori, provocata da una discussione artistica se non addirittura conseguenza di una rissa davanti ad un bordello per “una certa Rachel”. A sostenerlo sono due docenti universitari di Amburgo, Hans Kaufmann e Rita Wildegans, in un saggio in tedesco intitolato L’orecchio di Van Gogh, Paul Gauguin e il patto del silenzio, di cui riferisce ampiamente il quotidiano francese Le Figaro. Il testo va ad alimentare un mistero che difficilmente sarà risolto perché di questo momento di “macelleria vip” mancano comunque prove certe. Basandosi sui rapporti della polizia, su ritagli stampa, e sulle testimonianze peraltro posteriori ai fatti, i due saggisti sostengono che “quell’ipocrita di Gauguin fuggì dalla casa di Arles appena compiuto il misfatto” e che Van Gogh non ne fece mai parola per proteggere l’amico. LEGGI ANCHE: La casa gialla: Vincent Van Gogh fuori dal mito [...]
Il 4 Maggio 2009 alle 16:10 Fu Gauguin a recidere l’orecchio di Van Gogh - GREG NOTIZIE ha scritto:
[...] Vincent Van Gogh non si è reciso l’orecchio in preda ad una crisi di follia: sarebbe stato Paul Gauguin a mozzarglielo con un fendente della sua spada. La notizia non sarà certo di grande aiuto agli studiosi dell’opera del grande artista olandese. Sicuramente però stimolerà la pruderie di quanti sguazzano nell’apprendere nuovi gossip relativi alla vita degli artisti. Tanto più che la macabra recisione dell’orecchio sarebbe avvenuta nel corso di una violenta lite tra i due pittori, provocata da una discussione artistica se non addirittura conseguenza di una rissa davanti ad un bordello per “una certa Rachel”. A sostenerlo sono due docenti universitari di Amburgo, Hans Kaufmann e Rita Wildegans, in un saggio in tedesco intitolato L’orecchio di Van Gogh, Paul Gauguin e il patto del silenzio, di cui riferisce ampiamente il quotidiano francese Le Figaro. Il testo va ad alimentare un mistero che difficilmente sarà risolto perché di questo momento di “macelleria vip” mancano comunque prove certe. Basandosi sui rapporti della polizia, su ritagli stampa, e sulle testimonianze peraltro posteriori ai fatti, i due saggisti sostengono che “quell’ipocrita di Gauguin fuggì dalla casa di Arles appena compiuto il misfatto” e che Van Gogh non ne fece mai parola per proteggere l’amico. LEGGI ANCHE: La casa gialla: Vincent Van Gogh fuori dal mito Per leggere tutto l’articolo vai al sito ufficale Notizie, Settimanali [...]
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