L’ultimo in ordine cronologico ad essere assurto agli onori delle cronache letterarie è l’australiano Martin Edmond che, dopo aver guidato per anni taxi nel traffico di Sidney, si è dato ai romanzi e si è portato a casa quest’anno il premio Copyright Licensing Limited. Con il suo The Zone of the Marvellous ha vinto, così, l’equivalente di più di 26 mila dollari Usa. Con questi soldi adesso spera di lasciare il volante e prendere per sempre la penna in mano. Ma la lista dei tassisti-scrittori è lunga e risale indietro nel tempo. Il loro mondo sembra da anni un luogo ideale per produrre nuovi talenti, come dimostra anche la storia di Melissa Plaut. Colpa forse di quell’osservatorio privilegiato, dal punto di vista sociale, culturale ed antropologico che è rappresentato da una normale corsa di taxi. Solo negli Usa dagli anni ’20 ad oggi la categoria ha sfornato qualcosa come una trentina di libri. Il primo fu, nel 1929, Robert Hazard con il suo Hacking New York, una cronaca fedele della sua vita in auto.
Tra i “cubbies” più importanti, questo il soprannome familiare dato dagli americani ai loro taxi-driver, spicca Ryan Weideman che oltre a scrivere amava anche scattare foto ai suoi clienti. Uno di loro era un signore di nome Allen Ginsberg, padre della beat generation. Ryan gli scattò una foto mentre il famoso poeta gli stava dedicando una sua poesia per pagare la corsa. Per il furbissimo tassista fu la svolta. Con il suo volume di foto In my taxi è riuscito perfino a vincere la prestigiosa borsa della Fondazione Guggenheim.
- Martedì 9 Ottobre 2007


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Commenti
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Il 9 Ottobre 2007 alle 12:48 Melissa Plaut: da copywriter a tassista. E ora scrittrice » Panorama.it – Libri ha scritto:
[...] La letteratura corre sul taxi [...]
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