Che Il vento dei Demoni (Longanesi), di Marco Buticchi, sia fitto di colpi di scena non stupisce chi già conosce il genere di romanzi dell’autore. E ancora meno stupisce sbirciando nella biografia di Buticchi, anch’essa ben guarnita d’improvvisi cambi di direzione. Figlio di quell’Albino petroliere (che fu presidente del Milan), dopo la laurea in economia lavora per un po’ nelle multinazionali del petrolio. Ma l’urgenza di scrivere preme. E allora smette di girare per il mondo, si ferma in Liguria, apre uno stabilimento balneare a Lerici e passa tutto il giorno in spiaggia tra lettini e ombrelloni, a immaginare storie che mette in pagina la sera. Così butta giù un intero romanzo e cerca un editore. “Lascia perdere” gli dicono “Chi scrive d’avventura oggi in Italia ha vita breve”. Ma lui non demorde e stampa a spese proprie. A breve giro di boa, la strada si spiana. E Longanesi lo pubblica tra un Patrick O’Brian e un Wilbur Smith.
I suoi romanzi d’avventura sono costruiti attraverso il tempo e la storia. Formula che gli ha portato fortuna fin’ora. E che ha firmato anche il successo del precedente romanzo: L’anello dei Re. Dove si passava dalla Venezia del Trecento alla prima guerra mondiale, per approdare alla Romania della Guerra Fredda e scivolare giù fino ai nostri giorni tra attentati islamici e lo spettro dello scontro di civiltà.
Il vento dei demoni, in questi giorni in libreria, riprende quel turbine spazio- temporale, e conduce il lettore a rincorrere “una pietra scagliata da Dio nella notte dei tempi, portatrice di morte per chiunque si avvicini”. Si parte dell’età dei Metalli dove la pietra è nascosta in una grotta conosciuta soltanto a un re e a un sacerdote. Poi si snodano le vicende del minerale misterioso nella Linguadoca del Duecento, mentre il lettore ne segue le tracce su di una mappa segreta, fino ad arrivare agli anni Trenta del secolo scorso, quando le ricerce occulte di un ambiguo personaggio tedesco conducono dritte dritte a scovare l’oggetto misterioso nei pressi dello stato maggiore nazista. Infine il ritorno ai nostri giorni, dove si fa ancora più stretto il legame tra fondamentalismo e alchimia.
Insomma, una nuova sfida degna del titolo di “Ken Follet italiano” che Buticchi si è guadagnato (parola di Corrado Augias) con i suoi otto romanzi d’avventura. Ma dopo oltre un milione di copie vendute, se gli si chiede quale sia il suo mestiere, risponde ancora: “Il bagnino”. “La scrittura” dice “deve restare una passione”.
- Martedì 9 Ottobre 2007


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Commenti
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Il 10 Ottobre 2007 alle 14:47 gustaveflaubert ha scritto:
Lo comprerò sperando che il “Ken Follett italiano” si sia ripreso dalla catastrofe di “Scusi bagnino l’ombrellone non funziona”.
…
(a proposito: stertto? il suo mestire?)
Il 18 Ottobre 2007 alle 14:01 marianore ha scritto:
Non sono d’accordo con quanto scritto da Flaubert: a me Scusi Bagnino l’ombrellone non funziona è piaciuto e tanto. Naturalmente per quello che era: una lettura estiva senza pretese.
Comunque trovo Il Vento dei Demoni (che ho letto in 3 giorni di vera e propria passione) un ottimo romanzo, sicurametne all’altezza di tutti i più blasonati scrittori di genere.
Mariano Re
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