È il 1712 quando un chirurgo sui generis scrive un pamphlet dal titolo lunghissimo, la cui prima parola, destinata a rimanere nel lessico scientifico dei nostri giorni, è Onania. L’autore non si limiterà solo a scegliere il nome, ma inventerà una nuova malattia, moderna ed universale, capace di generare infiniti e mai sopiti sensi di colpa. Di più: inaugurerà una corposa tradizione medico-sociale, composta di una messe di studi, interventi, articoli e voci enciclopediche. Tradizione medico-sociale, e non solo medica, perché la medicina può raccontare solo una parte di questa storia, che coinvolge innanzitutto la sfera morale di ogni individuo.
Di queste e di simili cose si occupa il sessuologo americano Thomas W. Laquer, in un recente studio pubblicato dal Saggiatore: Sesso solitario. Storia culturale della masturbazione (pp. 444, 25 euro).
“La domanda fondamentale” scrive l’autore “non è perché a un certo punto, intorno al 1712, la masturbazione cominciò ad essere vista come un problema medico o perché intorno al 1920 smise di essere ritenuta causa di malattia. Più sconcertante è il motivo per cui il sesso solitario divenne un problema morale così preoccupante proprio nel momento in cui lo stesso piacere sessuale stava godendo di maggiore approvazione nel mondo laico”.
La risposta? Per Laquer è tutta colpa della cultura moderna, che se per un verso “incoraggia l’individualismo e l’autodeterminazione”, per l’altro “è minacciata dal solipsismo e dall’anomia”. Il cortocircuito è presto tracciato, ed il risultato è che “la masturbazione diventa così il primo campo di battaglia della psiche per questo genere di lotte”.
Resta da capire come l’”odioso peccato immorale” sia diventato nel corso dei secoli una sorta di superstar erotica. E soprattutto come mai, in un’epoca in cui i rapporti intersessuali siano definiti troppo accessibili ed immorali, l’Onania di tre secoli fa goda ancora di una così fervida e rigogliosa salute.
- Domenica 14 Ottobre 2007


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