I decenni sono categorie dello spirito, stati della mente e catalogazioni antropologiche. Si usano per pigrizia intellettuale, per comodità giornalistica o forse solo per rapidità di comunicazione, e allora: i favolosi anni Cinquanta, gli psichedelici anni Sessanta, i ribelli anni Settanta e gli edonisti Ottanta. Potremmo invertire sostantivi e aggettivi e forse cambierebbe poco e anche “gli psichedelici anni Cinquanta” potrebbe funzionare. Per pigrizia, comodità e rapidità potremmo dire allora che Italian Fiction (Isbn edizioni, pp. 212, euro 13) di Michele Vaccari e un romanzo ascrivibile ai Novanta, decennio a cui è ancora difficile affiancare un aggettivo qualificativo. Il libro del giovane scrittore genovese è novantino. È novantino per attitudine e per scrittura. Ipercinetico, carico di slang, di personaggi e di situazioni indissolubilmente legate all’ultima parte del XX secolo. Una specie di incrocio fra Trainspotting di Irvine Welsh/Danny Boyle e Ragazzi della notte di Gino Capone/Jerry Calà filtrato da Ammaniti, Tondelli (anzi no, da posttondellisti) e dai cannibali. Musica techno hardcore, rave, giovani in fuga, droga, spocchia, irriverenza e una spruzzata di politica. Le pagine frusciano che è un piacere, il libro scivola veloce (e ci mancherebbe), mio nonno non ci capirebbe nulla e mio padre scuoterebbe il capo. Ma è un buon libro o no? Dipende. È un oggetto narrativo bizzarro con più strati interpretativi. Meglio fermarsi al primo e godersi la corsa, gli altri lo renderebbero inutilmente pretenzioso. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l’autore.
Come nasce l’idea di Italian Fiction?
Nasce da un mio percorso personale di studio delle sottoculture che ritengo poi le vere culture che permettono l’evoluzione umana. Utilizzare un hardcore warrior e una cosplay, incentrare il romanzo sul concetto di apparenza, tutto fa parte di questa idea.
Come sei approdato a ISBN?
Casualmente. Dopo una trentina di rifiuti, ho spedito il romanzo a ISBN, casa editrice che vive di storie civili e sa raccontare, attraverso il postmoderno, la contemporaneità.
Come ti trovi con loro?
Perfettamente. Sembra di vivere in casa di Aleister Crowley. Mi fanno fare quello che voglio, sono ultraprofessionali, preparati sulla narrativa, e, soprattutto, ti stimolano su quelle che sono le tue peculiarità senza cercare un’omogeneizzazione editoriale camuffandola da caratterizzazione sul mercato, cancro della letteratura di questi ultimi anni.
Non è la tua prima pubblicazione, puoi raccontarci qualcosa del passato…
Ho lavorato in radio come tecnico del suono, è la seconda volta che mi trovo a fare il coordinatore editoriale per Verde Nero, collana di Edizioni Ambiente, scrivo corti e mediometraggi, mi occupo di teatro e ho pubblicato diversi racconti per Meridiano Zero, Lampi di Stampa, Zandegù, Coniglio; ho seguito per una decina d’anni l’hip hop, e per tre il movimento skin apolitico, traendone spunti per libri che devono, spero, vedere ancora spiragli di pubblicazione.
Hai rapporti con gli altri scrittori italiani? Come ti sembra il panorama letterario attuale?
Fantastico. I più freschi sono molto più preparati di quelli venuti su nel nulla degli anni ‘80. Sono preparati su editoria e letteratura, conoscono i meccanismi classici e quelli moderni, sanno muoversi, rapportarsi con le case editrici e, cosa più importante, hanno fame di sperimentare e cercare una propria voce, uno stile. Mi sento quasi proiettato in una nuova fase antiborghese di rigetto alla melassa sentimentalista dei bestseller che ormai soffocano le librerie, veri e propri ipermercati del capitalismo cartaceo. Una neoscapigliatura che, spero, questa volta non venga cancellata da un neomoralismo manzoniano ma sopravviva e resti nelle coscienze del futuro.
- Domenica 21 Ottobre 2007


Il Salone del Libro di Torino
Wrecking Ball Tour
Ami la fotografia? Partecipa a Fotofocus
I nostri libri, per amare le città
Letture per i più piccoli
Libri sul comodino
Fumetti da non perdere
Le nostre scelte: le letture da non perdere
Sei video per amare gli ebook
Ebook: come scegliere il reader giusto
VAI ALLO SPECIALE
Charles Dickens, 200 anni
Perché il pallone è ben altro






Io scrittore, tu grafico
Philip K. Dick in copertina
Wislawa Szymborska, cinque libri per ricordarla
Fumetti: Cena con Gramsci
Antonio Tabucchi, cinque libri per ricordarlo
L’altra metà dell’Unità, le donne del Risorgimento
A Buenos Aires una nuova Torre di Babele, di libri







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.