Guida al turismo galattico: come partire equipaggiati per lo spazio

Particolare della copertina
Lo Shuttle Discovery è in rampa di lancio a Cape Canaveral e si torna a guardare all’insù immaginando che un giorno possa toccare finalmente a noi. Ma siamo preparati a ciò che ci aspetta? Raggi cosmici, temperature proibitive, gas nocivi, terremoti, eruzioni vulcaniche e frane a non finire sono solo alcuni dei pericoli che attendono i viaggiatori che domani avranno la voglia e il coraggio di avventurarsi nello spazio. La tecnologia ce la stanno già mettendo i ragazzi della Nasa e non solo: è in atto una silenziosa corsa all’oro per aggiudicarsi le rotte turistiche del futuro. A raccontarci quali luoghi visiteremo e come è Neil Comins, insegnante di astronomia dell’Università del Maine, che in Viaggiare nello spazio - Guida per turisti galattici (Kowalski editore) racconta un po’ di cose interessanti sulle scoperte fatte nelle esplorazioni realmente avvenute. Forse Comins è uno scrittore di fantascienza mancato, a giudicare dal gusto con cui immagina scenari futuri in cui sarà forse possibile a occhio umano godere delle sfumature colorate dell’aria di Io, satellite di Giove, simili a quadri di Rothko. O quando ipotizza che “l’autentica frontiera per i truffatori è lo spazio”, e vanno per la maggiore rimedi farlocchi contro i malesseri “cosmici” venduti su internet.
Se la Virgin Galactic progetta di mandare turisti paganti a zonzo oltre l’atmosfera terrestre entro il 2010, Comins ci avverte che dal 2030 potrebbe essere fattibile uno sbarco su Marte e da lì, perfezionando di molto le attrezzature, sarebbe possibile il salto verso le lune di Giove. Ma oltre non si va, neanche con la mente, almeno non in questo secolo.
I viaggiatori sono pregati di far attenzione a organizzare bene il viaggio, tenendo presente che i corpi celesti, a differenza dei continenti terrestri, non sono destinazioni fisse, bensì in continuo movimento. Se ad esempio la meta è Marte, conviene pianificare il volo quando questo pianeta si trova dal nostro stesso lato del sole e non quando nella sua rotazione si va a collocare dalla parte esattamente opposta. Meglio insomma aspettare il proverbiale “allineamento dei pianeti”.

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