Da calle de Alcalá fino a Plaza de España, Gran Vía è la strada principale di Madrid, cuore pulsante della città, della moda, del musical, dello shopping… E si chiama proprio Gran Vía la giovane casa editrice italiana che decide di portare la lettura spagnola contemporanea e la sua essenza, quella meno nota e più viscerale, in Italia.
Un tram a s.p. di Unai Elorriaga (qui le prime pagine del libro, in pdf) è l’ultima uscita che propone. “Elorriaga è uno scrittore trentaquattrenne basco - dice Fabio Cremonesi, direttore editoriale di Gran Vía - che nel 2002 ha vinto il Premio nacional de narrativa, negli anni passati attribuito ad autori che poi si sono guadagnati il Nobel. Elorriaga parte dall’idea semplice di chiudere in una stanza un anziano, che ha perso la memoria a breve termine e non ha più posto nel mondo, e un giovane, che non ha ancora trovato il suo posto nel mondo. Scrivendo con grande tenerezza e ironia. Trattando temi cupi con leggerezza di tono”.
Ed proprio questa la caratteristica della letteratura spagnola, avere una maggiore aderenza alla realtà di quella italiana ma usare toni leggeri? “Sì” dice Cremonesi “nella letteratura spagnola non c’è pesantezza, anche se vengono affrontati temi forti. Questa è anche una forma di rispetto verso il lettore che, dopo che aver vissuto una giornata di lavoro, non si trova ad essere aggredito da una prosa pesante.
Come mai la scelta di proporre narrativa spagnola?
A partire da gennaio lanceremo anche una collana latino-americana, anche se quella spagnola rimarrà la principale. La scelta è stata un po’ per passione personale, mia e dei colleghi, e un po’ anche perché la Spagna è un paese con cui l’Italia condivide molte cose: in certi periodi è un po’ più avanti di noi, in altri più indietro. Capire la Spagna aiuta a capire l’Italia. Le nostre scelte editoriali sono orientate all’aspetto sociale e civile… e ora in Spagna accadono cose molto interessanti dal punto di vista culturale, che in Italia non si riesce a percepire visto che i nostri editori traducono quasi solamente dal castigliano. Noi invece osserviamo anche gli autori che scrivono in catalano, basco e galego.
Ora la Spagna è più avanti dell’Italia?
Nelle tematiche sociali sì. E anche dal punto di vista economico sta vivendo un periodo felice, a differenza dell’Italia. Su altri fronti, invece, c’è un testa a testa.
Le differenze letterarie tra i due Paesi sono lo specchio delle loro differenze più grandi?
Sì, la letteratura è specchio delle differenze e delle affinità. In Spagna, ad esempio, c’è un taglio più laico sulle vicende sociali, nella letteratura come nella quotidianità.
Gli autori spagnoli sono poco letti in Italia?
Succede lo stesso che capita agli italiani: alcuni scrittori diventano casi letterari, altri sono trascurati e ignorati, altri sopravvalutati, altri ancora ricevono il giusto riconoscimento. Ma ci sono tanti gioiellini nascosti…
Il vostro lettore tipo? Sul sito di Gran Vía si legge che vi rivolgete soprattutto a un pubblico femminile…
Questo più che altro perché il 60% del mercato italiano è donna. Però sì, abbiamo un occhio di riguardo verso le donne, soprattutto verso le autrici. A novembre promuoveremo una scrittrice galiziana, molto impegnata, María Reimóndez, e il suo Il club della calzetta: la storia di sei donne che si ritrovano per lavorare a maglia e, tra un punto e l’altro, si intrecciano i racconti, nascono vincoli di amicizia, la solitudine di ognuna si trasforma in solidarietà.
La Gran Vía pubblica su carta riciclata e utilizza energia elettrica proveniente da fonti certificate rinnovabili…
Nel nostro piccolo cerchiamo di limitare i danni. Nella redazione di una casa editrice si usa così tanta carta… che ci sentiamo in colpa. Inoltre, una tipografia presso cui stampiamo è una cooperativa sociale.
Ma… vista la situazione difficile dell’editoria italiana, voi, che proponete scelte editoriali abbastanza particolari, riuscite a vivere bene?
Vivere bene no, ma siamo sul mercato da poco più di undici mesi. Per il momento stiamo sopravvivendo e abbiamo segnali di crescita di interesse nei nostri confronti, sia da parte della stampa che da parte del pubblico. Il 50% delle case editrici che nascono muore in un anno. Noi stiamo per girare la boa di un anno con slancio.
- Lunedì 29 Ottobre 2007
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