Si chiama Sharq/Gharb. Ed è la prima casa editrice italiana in lingua araba. Nata da una costola di E/O, fa capolino nelle librerie italiane in questi giorni per riempire un vuoto: stabilire un contatto diretto tra l’Europa e il mondo arabo, ovvero tra scrittori e lettori arabi ed europei, in entrambe le direzioni. Non è csuale dunque la scelta del nome, che in italiano significa proprio Est/Ovest.
Sharq/Gharb nasce per far fronte a due esigneze: portare buone traduzioni dall’italiano nel mondo arabo e dare voce a scrittori arabi di talento. Ancora oggi, infatti, la letteratura italiana arriva nei paesi di lingua araba attraverso traduzioni di seconda mano, che partono da versioni francesi o inglesi degli originali italiani: il caso più eclatante è forse quello dell’ultima traduzione della Divina Commedia in arabo, finanziata dall’Unesco, ma tradotta a partire da una versione francese. Inoltre, l’esigenza di uno sbocco sul mercato è forte anche per molti validi scrittori che nel mondo arabo attendono di poter pubblicare le proprie opere nella propria lingua, e di essere tradotti senza doversi piegare alle limitazioni della censura o alle difficoltà editoriali nei loro paesi.
L’impresa di Sharq/Gharb è guidata da Sandro Ferri, fondatore e direttore delle Edizioni E/O, affiancato da Amara Lakhous, scrittore algerino (autore di Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio, Edizioni E/O, 2006) da oltre dieci anni in Italia.
Quanto ai titoli, si parte con la traduzione in arabo de I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante, e poi arriverà la traduzione di Un borghese piccolo piccolo di Vincenzo Cerami. Due storie metropolitane che si svolgono in città italiane ma che potrebbero tranquillamente avere come sfondo il Cairo, Damasco, Tunisi o Algeri.
- Venerdì 2 Novembre 2007
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