Scrittori e tiranni hanno una cosa in comune: piegano il mondo al loro desiderio». Cosa cercava, dunque, Jasmina Reza inseguendo per tutta la campagna elettorale il «tiranno» Nicolas Sarkozy per farne il ritratto? Di misurarsi con la propria immagine ingigantita? Di riflettere sulle distorsioni del successo e del potere, che lei vive con grande senso di colpa per la fetta che la riguarda? Se così non fosse non riempirebbe i suoi testi di falliti introversi angosciati e solitari. Eppure, più di una volta in questo strano reportage scopre che Sarkozy è «proprio uno dei miei personaggi», perché nella trasfigurazione letteraria viene fuori un uomo tenero, infantile e vorace, che corre come un pazzo per riscattare il bambino che era.
Piccolo di statura, leggermente claudicante, non bello, ma con un sorriso infantile che gli illumina il viso. Nemmeno un vero francese, origini greco-ungheresi (come quelle di Jasmina sono ugro-persiane). Che infatti sostiene: «Uno è francese perché lo vuole essere». Dice altre cose (non proprio speciali), dietro le quinte. Per esempio, che «l’amore è l’unica cosa che conta», ma che «farsi eleggere non è farsi amare». Lui sceglie l’ambizione perché, riflette l’autrice, «gli uomini politici non cercano la felicità, cercano la loro occasione nella battaglia».
C’è qualcosa di irrisolto nel libro, forse l’esito di questo incontro, una specie di amore impossibile, che si conclude con la fuga di lei (prefigurazione di un’altra fuga, quella di Cécilia?) e l’incolmabile solitudine di lui.
L’alba la sera o la notte
di Jasmina Reza
Bompiani, 188 pagine
15 euro
- Lunedì 5 Novembre 2007


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