
“Marta camminava lungo la riva triste e senza peso come un’ombra”. Ma non avrebbe mai dovuto trovarsi lì perché l’autore del libro non ce l’aveva messa. Inizia così La versione spagnola, di Alberto Ongaro, edito da Piemme. Massimo Senise, scrittore in crisi di ispirazione, si immerge nella lettura che diventa via via più inquietante della versione spagnola del suo ultimo romanzo. La traduzione è mirabile, lo stile elegante, il testo originale rispettato in tutto tranne per alcune incursioni della traduttrice, che si è permessa di fare minuscole ma significative aggiunte al testo in diversi punti del libro. Analizzando le differenze Massimo trova riferimenti alla sua vita assai puntuali, di cui solo chi lo conoscesse davvero bene potrebbe essere al corrente, ma anche, disseminati qua e là, alcuni piccoli cambiamenti apparentemente privi di senso, che però sembrano comporre un unico messaggio esplicito: “Marta muore per colpa tua”.
Il libro è il viaggio dello scrittore da Roma al Veneto nei posti della sua infanzia e poi in Spagna alla ricerca della misteriosa Madgalena Vegas Palacio, che nella traduzione ha fatto molto più che prendersi la libertà di modificare il suo testo, ha architettato questo complicato artificio per scatenare nello scrittore il senso di colpa. Ma qual è la colpa? E per che cosa? Massimo è costretto a ripercorre tutta la sua vita, scandagliando ogni relazione, anche la più insignificante, con ogni donna in cui cerca di scorgere la triste Marta. Alla fine il mistero sarà svelato, ma la vita dello scrittore non sarà più quella di prima, e di certo non lo sarà la sua arte.
Ongaro, già inviato in giro per il mondo per l’Europeo e poi sceneggiatore di fumetti per anni in Argentina, sa come raccontare i luoghi e come rendere la suspence del lento disvelamento di un mistero. È poi imbattibile nelle storie en abîme, dove personaggi della finzione e persone reali si mescolano all’interno di storie fantastiche, come nel bellissimo La taverna del doge Loredan. Ne La versione spagnola ci porta per mano nell’incubo privato di uno scrittore che non si sente più in grado di creare, e che si rende conto di aver sacrificato alla propria arte le vite delle persone che ha conosciuto. Ispirarsi a persone reali però, anche quando questo “furto” è stato fatto inconsciamente, non è stato e non sarà senza conseguenze.
- Giovedì 15 Novembre 2007

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Commenti
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Il 24 Novembre 2007 alle 14:53 Squilibri ha scritto:
[...] Maschere, marionette, pulviscolo di sogni e visioni, identità sfuggenti senza corpi e senza voci, vecchie fotografie in cui riconoscere felicità sfacciate e perdute, cose che non sono mai come sembrano, luci ed ombre che attraversano fugacemente la narrazione per dileguarsi in un battito di ciglia. Sono solo alcuni degli elementi ricorrenti e fascinosi della scrittura di Alberto Ongaro, spesso accompagnati da almeno un paio di tòpoi, quali il libro nel libro e i conti con il proprio passato (con un conto in sospeso in particolare con Venezia, sua città natale). [...]
Il 10 Dicembre 2008 alle 13:46 La vita di Hugo Pratt è un romanzo d’avventura » Panorama.it - Libri ha scritto:
[...] “C’erano una volta due amici che scrissero e disegnarono tante belle fiabe, tante avventure colorate da diventare essi stessi personaggi da fiaba”. [...]
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