Che avesse carattere lo si era visto già nel 2003. Quando il libro a lui ispirato, Il libraio di Kabul della giornalista norvegese Asne Seierstad, in pochi mesi si era trasformato in un bestseller internazionale. Ma il carattere evidentemente è rimasto, temprato semmai dal tempo, se a colei che lo aveva catapultato sui giornali di mezzo mondo subito dopo ha fatto causa per non essersi riconosciuto nelle descrizioni del suo lungo racconto. Adesso Shah Muhammad Rais, nella finzione letteraria più conosciuto come Sultan Khan, torna a far parlare di sé.
Il libraio di Kabul, la cui vita quotidiana dall’interno della sua famiglia era stata seguita per mesi dalla coraggiosa giornalista norvegese coperta dal burqa, non solo non ha cambiato mestiere ma ha deciso di ampliare il suo business. In una intervista alla BBC ha dichiarato di voler comprare un pulmino, riempirlo di libri e spostarsi per tutto l’Afghanistan. L’obiettivo stavolta è nobile. Portare il piacere della lettura nei luoghi più impervi e remoti del paese. La sua però non è una lotta contro i mulini a vento. Mai come in questi ultimi mesi, infatti, gli afghani sognano di tornare ad una vita normale dove anche il piacere della lettura possa trovare la sua giusta collocazione. Speriamo solo che il carattere focoso di Rais non faccia danni e che non finisca come con la giornalista norvegese. Oltre alla causa il libraio di Kabul animò un vivace blitz mediatico che lo portò sulle tracce della Seierstad perfino in Europa, in Norvegia, nei paesi scandinavi e anche alla fiera di Francoforte.
- Martedì 20 Novembre 2007
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