Prendete l’occultismo di Aleister Crowley, il pensiero di Max Stirner, la morale di Nietzsche, i romanzi di Ayn Rand e il rock ‘n’ roll; aggiungete un pizzico di zolfo, un immaginario da horror di serie b, una dose di liturgia circense e una cospicua manciata di pragmatismo affaristico. Shakerate abbondantemente 666 volte recitando la ricetta al contrario e otterrete Anton Szandor LaVey, il luciferino fondatore della Chiesa di Satana.
A dieci anni esatti dalla scomparsa di LaVey, la Arcana pubblica per la prima volta in Italia la sua famosa Bibbia di Satana (253 pp. 14 euro) con testo a fronte in enochiano. Se pensate però di trovare tra le pagine di questo libro controverso le istruzioni per evocare il signore delle tenebre, siete sulla strada sbagliata perché Satana non è altro che l’uomo e il culto del diavolo è il culto dell’individuo. Con questo semplice assunto pseudofilosofico LaVey ha costruito un vero e proprio movimento pop basato su un efficace miscela di ribellione, antimoralismo ed edonismo, una sorta di capitalismo libertario il cui simbolo coincide con quello del pentacolo rovesciato e la cui divinità coincide con l’Io.
Il diavolo in sostanza, senza ipocrisie di sorta, siamo noi. Da questa bruta intuizione, Anton Szandor LaVey comincia a elaborare, già dagli anni ‘50, un percorso personale partendo dalle teorie di Crowley e dal suo famoso motto “Fa’ ciò che vuoi così potrai essere”, che lo porterà nel ‘66 (naturalmente) a fondare la sua chiesa in quel di San Francisco con sede nella Casa nera, una casa vittoriana al 6114 di California Street degna dell’immaginario della famiglia Addams.
Il passo in avanti rispetto alle altre organizzazioni esoteriche è quello di abbandonare ogni pretesa intellettual-aristocratica rendendo spettacolare l’iconografia satanica attraverso pratiche più vicine ai concerti di Screamin’ Jay Hawkins o Alice Cooper che a oscuri riti iniziatici e, contemporaneamente, trasformanre il satanismo in una specie di religione laica che reclama il suo posto tra le chiese istituzionali. Un coup de théâtre che fa guadagnare alla Church of Satan un’immediata notorietà trasformando il culto del diavolo in una moda. Ben presto alcuni nomi dello show business colgono le potenzialità di una loro adesione al movimento e fanno la coda alla corte di LaVey, tra loro svettano i nomi di Jayne Mansfield e di Roman Polanski, che si avvale di molte consulenze del “Papa nero” per Rosemary’s Baby.
A muovere i primi passi assieme a Anton, ci fu anche il regista d’avanguardia Kenneth Anger che con Mick Jagger, Jimmy Page e Bobby Beausoleil della Manson Family, lavorò a Invocation of my demon Brother e Lucifer Rising. Ben presto il sodalizio tra LaVey e Anger venne meno per motivi teorici. Il posto del regista californiano venne preso da Michael Aquino, un ufficiale dell’esercito americano specializzato in controspionaggio e disinformazione che da buon militare organizzò la Chiesa in diverse unità locali con centinaia di iscritti. La cosa non piacque per nulla a LaVey e i due arrivarono ben presto ai ferri corti quando nel 1970 Aquino cominciò anche a credere nell’esistenza di Satana e fondò il Tempio di Set.
Il vero potenziale del movimento di LaVey, e fulcro della Bibbia di Satana, non è la pratica del male o l’isitituzione di un culto religioso ma piuttosto un’attitudine che mira alla liberazione dell’uomo dalla superstizione e il cui fine è il godimento della vita e la felicità (con un occhio agli introiti). Dopo varie vicissitudini e capovolgimenti di sorte, legati soprattutto al voltafaccia dei media e delle star avvenuto in seguito all’affair Charles Manson, la figura di LaVey tornò alla ribalta a cavallo degli anni ‘80 e ‘90 grazie a due eventi. Il primo, un reportage del New Yorker curato da Larry Wright per smentire una serie di leggende sulla vita di LaVey autoalimentate in una sorta di situazionismo (la nascita con la coda, il passato di domatore di leoni e di fotografo della polizia di San Francisco, una relazione amorosa con Marilyn Monroe ecc.) che probabilmente non fece altro che ridare notorietà al personaggio. Il secondo evento, la nomina a reverendo della Chiesa di Satana di Marilyn Manson che in qualche modo incarna in sé la filosofia stessa della Bibbia di Satana e di LaVey, dai precetti arguti alla cialtroneria chiassosa, dall’intelligenza vivace al senso degli affari. Un’attitudine, quest’ultima, che alla morte del carismatico fondatore non è però sopravvissuta, tanto che la Church of Satan, anche se sopravvissuta a diversi scismi, è sempre sul punto di chiudere i battenti e si mantiene a galla solo grazie all’impegno della vedova di LaVey, Blanche Barton e di un suo discepolo, Peter Gilmore.
- Giovedì 29 Novembre 2007
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