Un libro per chi è stufo dell’overdose di buoni sentimenti natalizi. Tra donazioni a Ong, regali solidali, collette alimentari, e tanto amore sapientemente dosato da tv e da vetrine addobbate, spunta anche un po’ di sano odio. Esce in questi giorni un libricino che ci riporta alla realtà e ci aiuta a distinguere: una raccolta, curata dal poeta Antonio Veneziani, dal titolo 100 Poesie d’odio e invettiva, dagli antichi a oggi (Coniglio editore).
Tra i tanti autori: Catullo, Nietzsche, Cecco Angiolieri. E non manca Dante (ora tornato di gran moda, almeno sul piccolo schermo), che fa dire al conte Ugolino il suo odio per Pisa allo stesso modo in cui tanti italiani d’oggi potrebbero dire della propria città. Ma lungi dall’essere animata da gratuita cattiveria, l’operazione editoriale in questione può servire - paradossalmente - proprio per capire l’amore. A dar retta a Freud, infatti, i due sentimenti sono legati da un inestricabile rapporto. E senza capire l’odio non si può sapere nemmeno cos’è il suo opposto.
Attenzione, pero: i componimenti nel volume vanno maneggiati con cura - avverte una nota - letti con attenzione e con occhio ironico, perché le parole tanto potenti e visionarie potrebbero spiazzare le anime candide capitate a vivere in quest’epoca di politically correct. Leopardi appare un po’ più vivace di come generalmente consigliano le reminiscenze scolastiche. Qualche iniezione di motivata violenza arriva dai versi di Shakespeare, Rimabud, Orazio, Dino Campana, Gracia Lorca, fino ad arrivare ad Arthur Schnitzler. E proprio con quest’ultimo torna a galla l’invettiva più attuale di questi tempi: “Quando l’odio diventa codardo / se ne va mascherato in società / e si fa chimare Giustizia”.
- Giovedì 20 Dicembre 2007


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