- Tags: Islam, Pino-Farinotti, romanzi
- Un commento
E se un cristiano entrasse in una moschea e si facesse saltare in aria? La provocazione arriva dall’ultimo libro del giornalista e scrittore Pino Farinotti, titolare di uno dei più noti dizionari del cinema. L’eroe, edito per i tipi dell’editore Baldini e Castoldi Dalai, racconta la storia di Franco Ferrari, un intellettuale di successo, laico e moderato, che dopo il giro di boa della mezza età decide di tracciare un bilancio (disastroso) della propria vita. Da quella consapevolezza e dall’incontro con una donna tunisina e con un dignitario saudito, maturerà la consapevolezza della vitalità dell’Islam e, insieme ad essa, la volontà di fare un atto che sia finalmente concreto anche nella sua insensatezza, per dimostrare che anche chi sta in Occidente è capace di un gesto assoluto.
“Ho molto a cuore il problema del rapporto fra Islam e Occidente” dice Farinotti a Panorama.it. “Anche il mio libro precedente, 7 km da Gerusalemme, si misurava lungo questo crinale, interessante e complesso proprio perché scivoloso e scabroso. Adesso, ho voluto dare un’indicazione concreta, una parabola che non vuole essere un’istigazione alla violenza. Anzi, in realtà è tutto l’apposto. Il mio vuole essere un messaggio di solidarietà e di rispetto reciproco delle differenze”.
Anche per lei è quindi da escludere un simile scenario?
Ovviamente sì. Si tratta sempre di un romanzo, nel quale ho estremizzato un concetto proprio perché sono convinto che la letteratura e il cinema attraverso i paradossi permettono di rendere più efficace un’idea.
Vede spazi di dialogo e di pacifica convivenza tra le due culture?
Questo genere di conflitti ci sono da decine di secoli. Già Federico II, che era un uomo illuminato al quale stava a cuore l’Islam, aveva cercato una collaborazione. E se si vanno a consultare i documenti del suo regno, sembra quasi di leggere ciò che si scrive adesso. Il problema è che sono passati otto secoli. Anche per questo, è molto difficile immaginare uno scenario diverso. Credo che le uniche soluzioni siano la tolleranza e la comprensione, ignorando la parte più radicale di quella cultura, quella della violenza. Ma nutro comunque molti dubbi sull’integrazione: il vero obiettivo che ci dobbiamo porre tutti è quello di una pacifica collaborazione”.
- Mercoledì 30 Gennaio 2008


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Commenti
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Il 31 Gennaio 2008 alle 17:28 nhico ha scritto:
L’integrazione è un pane che difficilmente le due culture cucineranno in tempi brevi, perché c’è ancora tanto cammino da fare insieme per ridurre le distante. Ma quello che dobbiamo pretendere è il rispetto del nostro mondo. Soprattutto dobbiamo smetterla di abdicare ai nostri simboli per un errato senso dell’accoglienza.
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