Di Alberto Castelvecchi
“Che cosa stai scrivendo, Rin?”. “Niente, un romanzo sul cellulare”. “Smettila con queste fantasie e va’ a letto, è tardi”. Questa storia comincia in un sobborgo di Tokyo, uno di quei labirinti di case basse in cui vivono milioni di giapponesi. Rin ha vent’anni e come tante sue coetanee è una “otaku”, una ragazza fissata con internet e il telefonino, passa ore e ore chiusa nella sua cameretta a “chattare”, scrivere, fare amicizie in rete. Socializzare col telefonino è lo stile di vita che ha contagiato milioni di giovani nel mondo, ma in Giappone è ormai una vera mania.
I cellulari in commercio nel Sol Levante sono potentissimi, hanno connessioni in banda larga, schermi in alta definizione e ormai hanno soppiantato tutto: non hai bisogno di un pc, non devi portare in tasca una carta di credito e non ti serve un lettore cd. Tutto, dal fare acquisti all’ascoltare musica e vedere programmi, passa per il telefonino. Ricordate le profezie sulla morte del libro, sulla fine dell’editoria stampata e il trionfo del libro elettronico? Benvenuti nel futuro: Rin, come un’intera generazione di giapponesi, ha tagliato i ponti con la carta.
Sta seduta sul letto, mangia solo quando si ricorda e febbrilmente scrive e riscrive il suo romanzo. Pagine fatte di frasi brevi, descrizioni ridotte all’osso, un linguaggio che nasce più dalle emozioni e dalla poesia quotidiana che dalla letteratura. Esce di casa, cammina a testa bassa continuando a scrivere, tanto conosce il percorso fino alla metropolitana a memoria, e va veloce, con i pollici delle due mani che schizzano impazziti da un tasto all’altro.
Appena ha un attimo libero si connette alla rete e carica la sua storia, capitolo dopo capitolo, su un portale internet frequentato da milioni di lettori. E così Se tu (If You), la sua storia fatta di frasi brevi e spezzate come un singhiozzo, diventa un caso internazionale. Il primo best-seller del mondo che non ha avuto bisogno delle librerie per contagiare un pubblico di appassionati e devoti lettori.
Che poi sono anche loro, tutti, un po’ scrittori. Questa letteratura è figlia del bisogno di contatto, dell’attimo fuggente fatto di puntini luminosi che riesce a vincere l’immensa solitudine dei ragazzi. Stressati fino all’inverosimile da una scuola che non perdona i falliti, da una società selettiva fino alla tortura psicologica, circondati da un mondo di adulti impegnato a sopravvivere con i minuti contati, i giovani giapponesi hanno inventato un loro mondo magico dove rifugiarsi. E lo hanno fatto da soli, senza aspettare che arrivasse Harry Potter a liberarli.
Ma la storia di Rin ha anche un lieto fine imprevisto: gli editori di libri, di fronte al fenomeno, non rimangono a guardare. La casa editrice Tohan le fa una proposta, il suo libro viene stampato e anche su carta è un trionfo. Mezzo milione di copie vendute in poche settimane.
Il fenomeno del “Keitai”, ovvero la letteratura per telefonino, ormai è un’onda inarrestabile. Mika, un’altra giovanissima che come Rin si firma solo con il nome per rimanere semianonima, ha sbancato le librerie con Il cielo dell’amore, un romanzo ipersentimentale nato dal cellulare.
La cosa interessante è che l’onda sta contagiando anche gli scrittori professionisti, che devono imparare un mestiere nuovo e cambiare stile, se vogliono entrare in questo immenso mercato. È più difficile, per un quarantenne che viene dalla carta stampata, entrare in sintonia con lo stile scarno di questa gioventù bruciata dai pixel, che frequenta feste private “vietate ai maggiori di 19 anni”, che si veste e si trucca come gli eroi dei fumetti anche per andare in centro a fare compere.
Lo stile di queste storie incontra i gusti di un pubblico adolescente che si potrebbe paragonare, in Italia, a quello dei lettori di Federico Moccia. Un pubblico che legge poco o nulla di letteratura tradizionale e ha frequentato più i territori della televisione e del fumetto.
Viene spontaneo chiedersi se la moda dei libri per cellulare attecchirà anche da noi. In Giappone, per esempio, le letterature giovanili vengono studiate con un certo affetto anche dall’università, ma in Europa l’accademia e i critici ufficiali sono lontani anni luce dalla cultura di massa. Se ci guardiamo intorno, i primi segnali ci sono tutti. Anche per i ragazzini nostrani il telefonino è una protesi incollata alla mano, un “piccolo mondo nuovo” portatile, e soprattutto i ragazzi per comunicare non scrivono più e-mail. Quella è roba da vecchi, sa di burocrazia.
I ragazzi si raccontano storie sempre più lunghe e intime come pagine di diario, e solo sul cellulare. Stanno studiando il fenomeno gli esperti italiani di nuovi media, che conoscono meglio l’immaginario dei giovani internauti, e soprattutto si stanno preparando a celebrare le nozze tra internet e i cellulari di nuova generazione.
Ecco da dove nascerà la letteratura cellulare italiana. Basta andare a Roma in piazza del Popolo, dove ogni pomeriggio si riuniscono centinaia di ragazzi con ciuffone esistenzialista, vestiti di tutto punto in stile dark neo-dandy, per capire che qualcosa di simile è già in circolazione. “Io se devo parlare con qualcuno non telefono, scrivo” dice Sabru (Sabrina all’anagrafe, il cognome non conta ovviamente). Sedici anni, gli occhioni più bistrati di un panda seminascosti dai capelli. “Con molti mi racconto piccole storie, o magari facciamo finta di essere noi i protagonisti di una storia a puntate, come un manga, però ambientato nella Roma del futuro”.
“Io scrivo haiku per gli amici” le fa eco Graziano, diciassettenne magro come un chiodo che ama le poesie brevi, di tre versi, che sono uno degli stili classici della lirica giapponese. “Dalla mia pagina web su MySpace abbiamo fatto nascere una cerchia di autori. Non conosco di persona i miei amici che scrivono. Quello non è importante. Non è la faccia che conta, sono i sentimenti”.
LEGGI ANCHE: Mobile books, la nuova moda giapponese - Train Man, romanzo d’amore collettivo
- Sabato 9 Febbraio 2008


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Commenti
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Il 14 Marzo 2008 alle 09:36 joekid67 ha scritto:
Buongiorno
La moda di scrivere sul cellulare in italia c’è già!
Visitate:
http://www.faithempire.com
oppure il sito:
http://www.lulu.com
e cercate Bernocco Roberto.
Ha scritto un libro di 336 pagine tutto con il cellulare e lo ha anche trasformato in un libro a tutti gli effetti, grazie a un P.O.D.
Il 6 Febbraio 2009 alle 14:04 Se il telefonino diventa una libreria tascabile » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:
[...] Ma già adesso non sono poche le librerie di testi pronti per il telefonino. Come Manybooks. Per i testi scientifici, invece, può essere utile una ricerca su Scribd e Pdfgenii. Si adatta al mondo wireless anche il progetto Gutenberg, un’iniziativa portata avanti da volontari per la trasposizione in formato elettronico dei libri: presto sarà disponibile un software (Pg Mobile) per goderseli sul cellulare. Dai grandi capolavori a bestseller di nicchia. Finora sono stati i giovani giapponesi a dare vita al caso di successo più famoso che riguarda la cultura keitai (del telefonino): sono racconti da leggere in pochi minuti tra le fermate della metropolitana che hanno spopolato tra il pubblico nipponico. [...]
Il 4 Maggio 2009 alle 22:41 Il racconto breve soppianta il romanzo? Tutta colpa dei social network « Sentimento digitale ha scritto:
[...] Germi di una nuova tendenza? Il cambiamento era nell’aria. Tadashi Izumi ha già inventato il keitai, un racconto per cellulare, e la novella Cross Road è stata scaricata sui telefonini da due milioni di utenti prima ancora di raggiungere la tipografia. E io è da un po’ che non supero le 300 pagine, lascio i libri a metà e non seguo la trama. Chissà come mai ancora non impazzino i cortometraggi per la pausa pranzo. Forse per colpa di YouTube e per i suoi video così brevi da funzionare anche a merenda. [...]
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