Non uccidete Bin Laden: il giallo di un ex alpino

Una manifestazione antiamericana a Karachi nel 2001

Una storia tra finzione e realtà, in cui anche i militari italiani sono impegnati nella caccia dello sceicco del terrore. Non uccidete Bin Laden (Mursia), in questi giorni in libreria, è un giallo scritto da uno che conosce bene luoghi, persone, e modalità operative. Si tratta dell’ex ufficiale alpino Filippo Pavan Bernacchi, 40 anni, di Vicenza, con due romanzi ambientati tra le forze armate già all’attivo e diverse missioni ‘fuori area’ alle spalle.
La vicenda ha inizio nel 2003, quando il sergente John Wilson, tiratore scelto dei Berretti Verdi americani di stanza tra Afghanistan e Pakistan, sta per eliminare Osama Bin Laden. Ma all’ultimo giunge il contrordine. Una potente organizzazione che gestisce la produzione mondiale degli armamenti ha interesse a mantenere in vita il terrorista più ricercato del pianeta. Si mette così in moto un servizio segreto indipendente, guidato da un agente dell’Fbi e da un ex ufficiale dell’Esercito, che dà vita a una caccia all’uomo in cui vengono coinvolti anche i militari italiani in missione all’estero.
Se la storia è frutto di invenzione, reali sono luoghi, ambienti e culture descritte da un esperto del settore, che racconta il lavoro quotidiano dei soldati italiani in Afghanistan. Il romanzo - oltre a scrutare dietro alle maglie del terrorismo internazionale e ad aprire una finestra sul mondo afgano, con i suoi drammi e le sue contraddizioni - è dunque anche una sorta di reportage sull’Esercito italiano di oggi, e sulle truppe Alpine in particolare, sul loro modo di operare e sui compiti che sempre più spesso le vedono impegnate all’estero.

Commenti

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Il 18 Febbraio 2008 alle 13:16 tulliopoian ha scritto:

Fantastico! L’ho acquistato in Feltrinelli e l’ho letto in una notte. Non credevo che l’autore potesse informare il lettore facendolo anche divertire e appassionare. Lo consiglio a chi piacciono i gialli, le spy-story e l’azione. La cosa fenomenale è che i “fighi” della situazione sono i nostri militari in missione. Meglio dei marines.

Il 18 Febbraio 2008 alle 14:13 gianniderossi100 ha scritto:

Libro molto ma molto bello. Alla stregua del Cacciatore di aquiloni o di 1000 splendidi soli. Mi sono veramente divertito/indignato e adesso, quando guardo la televisione, riesco ad inquadrare gli avvenimenti. Bellissime le scene operative con paracadutisti e agenti dei servizi segreti.

Il 18 Febbraio 2008 alle 15:59 panzerblu ha scritto:

La copertina, visibile nel sito della Mursia http://www.mursia.com è molto accattivante. Si tratta di una scacchiera dove al posto dei soliti pezzi ci sono dei proiettili credo di fucile. E una mano li sposta. Direi che è molto azzeccata ed è la metafora dei grandi interessi che manovrano da dietro le quinte con la vite umane: siano essi civili o militari. Io l’ho letto in un weekend. Lo consiglio. Un solo neo: troppo corto. Altre 100 pagine in più non ci sarebbero state male. Magari l’autore sta già lavorando al sequel.

Il 19 Febbraio 2008 alle 10:19 mariobendinelli1 ha scritto:

L’accostamento con Il cacciatore di aquiloni o 1.000 splendidi soli non lo trovo del tutto convincente. Questo romanzo è un altra cosa perché viene posto l’accento su operazioni militari, spionaggio, sparatorie, inseguimenti. I protagonisti mi ricordano tanto 007. Comunque il giudizio è positivo ed è bello che un autore italiano nuoti nello stesso stagno di mostri sacri internazionali come Clive Clusser, Wilburn Smith, Andy MacNab e Tom Clancy. Staremo a vedere. Intanto mi procurerò Operazione Erode che è il libro che Pavan Bernacchi ha scritto prima di questo (credo).

Il 19 Febbraio 2008 alle 12:45 bresciabrigatabianchi ha scritto:

volevi chiedervi ma l’autore è stato in missione con gli alpini in Afganistan ?

Il 19 Febbraio 2008 alle 22:30 mariobendinelli ha scritto:

Caro/a bresciabrigatabianchi, non so rispondere alla tua domanda. Dalla biografia del libro non si capisce. Magari l’autore è come Salgari che ha scritto Sandokan senza mai aver messo piede in Malesia.

;)

Il 21 Febbraio 2008 alle 18:39 ildrago ha scritto:

Io ritengo invece l’accostamento con “IL CACCIATORE DI AQUILONI” sia perfetto. Certo, “Non catturate Bin Laden” ha un taglio diverso, più operativo, forse più votato ai servizi segreti e alle operazioni militari… Però ho vissuto le stesse emozioni. Poi ho avuto l’impressione che più che un libro sia la sceneggiatura di un film perché ti sembra di essere nei luoghi descritti e di vivere le cose in prima persona. Teniamo d’occhio questo autore italiano perché può darci grandi soddisfazioni.

Il 21 Febbraio 2008 alle 23:04 angelomoca ha scritto:

Ho letto un sacco di libri militari sulla prima e sulla seconda guerra mondiale. Saggi e romanzi. Era ora che un autore mettesse al centro di un romanzo il nostro esercito e i militari in missione all’estero. Ho letto questo libro in quattro giorni e lo consiglio a tutti. Ci sono molti spunti interessanti. Inoltre è pieno zeppo di informazioni sui servizi e sul terrorismo. Bello! Un bel 10 e lode.

Il 22 Febbraio 2008 alle 16:03 alpino36 ha scritto:

Ho letto anche Operazione Erode dello stesso Pavan Bernacchi e finalmente c’è uno scrittore che fa risaltare che non ci sono solo i Super uomini (carabinieri) ma anche le altre forze armate .w gli alpini

Il 23 Febbraio 2008 alle 17:09 maggiore1960 ha scritto:

Oggi sul canale SKY 893 ho visto un’intervista di 30 minuti a questo Pavan Bernacchi. Per prima cosa ha smentito di aver fatto parte dei servizi segreti e di aver fatto consulenze per l’Esercito. Finzione o realtà. Mah. L’intervista è poi stata molto bella e interessante affrontando temi come: la trasformazione del nostro esercito dalla leva al professionismo, l’inserimento delle donne nelle forze armate, i nuovi compiti dell’esercito. L’autore ha poi spiegato i nuovi compiti del nostro esercito e come esso li affronta. Caro alpino36, che hai scritto l’intervento precedente, questo libro è, diversamente da Operazione Erode, un omaggio all’esercito tutto e non solo ai gloriosi alpini. Dentro, infatti, vi ho trovato anche carabinieri, paracadutisti, ma anche medici e piloti da caccia. Il libro, ve l’assicuro, è molto ma molto bello e merita di diventare un best seller.

Il 23 Febbraio 2008 alle 17:18 crovigianluca ha scritto:

E’ possibile imparare, divertendosi? Con questo libro ritengo di sì. Ora so molte cose, giacché la storia inventata si snoda in un contesto vero. So chi sono i Talebani, come è nata Al Qaeda, chi sta dietro alla produzione di oppio mondiale, perché l’afghanistan è così importante dal punto di vista strategico, cosa fanno in nostri ragazzi in grigioverde in quel contesto. In sintesi: ho letto un gran bel libro, mi sono divertito, e ho imparato. Un modo intelligente di interpretare i romanzi. Complimenti a Mursia per aver scovato questo autore italiano.

Il 24 Febbraio 2008 alle 18:07 markhart ha scritto:

Ho letto queste recensioni e mi sono incuriosito. Sono andato in libreria e ne ho acquistato una copia. L’incipit dove un cecchino sta per uccidere bin laden è molto interessante. Ora sono verso la fine e devo confermare tutto quanto è stato scritto. Il libro è bellissimo per chi come me è appassionato di spionaggio, azione, azioni militari. Inoltre l’autore ha un estremo rispetto del lettore e lo invita a ragionare con la sua testa. Un grande libro. Appena lo avrò terminato scriverò il mio giudizio finale. L’impressione è che questo Pavan Bernacchi sappia molto di più di quello che ha scritto.

Il 25 Febbraio 2008 alle 10:37 alpino36 ha scritto:

Maggiore1960 il mio era un ringraziamento all’autore per la sua opera precedente . Cmq penso sia molto interesante questo nuovo libro che non ho appena iniziato a leggere.
Cmq è sicuramente finzione .Guarda che uno che ha fatto parte dei Servizi non può e non deve rendere noti segreti di stato in un libro come se si parlasse di gossip !
buona lettura a tutti.

Il 25 Febbraio 2008 alle 14:46 mabu ha scritto:

Non uccidete Bin Laden è un libro che tocca anche nel profondo, costringendoti a rallentare i ritmi serrati quotidiani per farti riflettere su quanto circonda la nostra quotidianità, quante persone si sacrificano o quanti fatti accadono per consentirci di vivere agiati nella nostra società occidentale .. ma anche quante inutili sovrastrutture ci siamo creati, diventandone schiavi in nome del benessere. Certo la testa ti fa capire che è scritto bene, particolareggiato ma con un linguaggio che arriva a tutti, che ti fa rivedere paesaggi e rivivere le azioni, militarmente ben studiato e questa precisione che può piacere a noi “maniacoidi militaristi” non può non piacere anche chi di “militare” non se ne intende, perchè la precisione e la correttezza delle informazioni piacciono a tutti, volenti o nolenti. Molto bella anche la descrizione di scenari e azioni diversi tra loro che si muovono con simultaneità e dei quali l’autore è veramente molto bravo e abile a non farne mai perdere il filo al lettore. Come dicevo, oltre alla testa tocca i sentimenti… sentimenti diversi che si contrappongono tra loro. Un turbinio di emozioni che si alternano lungo la lettura del libro. A queste emozioni, che così tutte assieme non ho mai riscontrato nella lettura di altri libri, aggiungo anche quella nuova dell’impazienza … l’impazienza di trovare il tempo di andare avanti nella lettura tra i mille impegni quotidiani. E questa è veramente nuova. A questo punto non mi rimane che attendere un nuovo lavoro di Pavan Bernacchi. Nell’attesa magari mi leggo quello che ha scritto prima.

Il 26 Febbraio 2008 alle 12:47 smalpaosta ha scritto:

Salve a tutti. L’autore in questione ha fatto la Scuola Militare Alpina di Aosta è uno che come si dice in gergo dalle nostre parti in trentino “ha fatto la botta” mi riferisco alle dure prove ed attività fisiche addestrative.
Non ho letto il libro ma vorrei sapere se vengono citati gli alpini e se viene citata la Smalp ?
Cmq ho letto dei Vostri commenti e vorrei dire che secondo me l’autore solo per una questione di marketing fa credere che potrebbe aver fatto parte dei servizi .Voi cosa ne pensate?

Il 26 Febbraio 2008 alle 14:34 markhart ha scritto:

Caro smalpaosta. Ciao. Gli alpini nel libro hanno un ruolo fondamentale. Ma ci sono anche carabinieri, paracadutisti e altri armi dell’esercito italiano. La Smalp è citata, infatti ho imparato in questo libro di cosa è la sigla. E uno dei protagonisti ha frequentato da giovane questa scuola militare che viene descritta come la più dura d’europa. Un corso in smalp mi sembra sullo stile del film Ufficiale e Gentiluomo. Chi può sapere se l’autore è stato o meno dei servizi? Ho letto su un giornale che Pavan Bernacchi ha smentito categoricamente.

Il 26 Febbraio 2008 alle 17:18 smalpaosta ha scritto:

Grazie Markhart per le tue precisazioni. E ti posso confermare che si tratta (anzi con molto rammarico devo dire si trattava )sicuramente di una delle Scuole Militari più dure in Europa.
Cmq ci credo bene abbia smentito categoricamente sai tutti ci tengono alla propria pelle…
Un saluto a tutti .

Il 1 Marzo 2008 alle 10:06 a.lavizzari ha scritto:

E’ uno dei libri più belli che ho letto i vita mia. Anzi, il secondo dopo Il Dio del fiume di Wilburn Smith. Adesso mi procuro gli altri libri che ha scritto in precedenza questo Pavan Bernacchi. Trovo geniale che abbia raccontato due storie in parallelo che poi si intrecciano. Da una parte una spy story tipo 007 (con punte di Rambo), dall’altra in nostri militari impegnati in operazioni all’estero. In mezzo Bin Laden e il terrorismo di matrice islamica. Il tutto in un romanzo pieno di adrenalina che non ti consente di annoiarti o di interromperlo.

Il 1 Marzo 2008 alle 10:11 a.lavizzari ha scritto:

Ah, vorrei aggiungere un’informazione. L’autore ha un sito suo e chi volesse approfondire può gironzolare su http://www.pavanbernacchi.it oltre che su http://www.mursia.it

Il 3 Marzo 2008 alle 21:03 leleambrogi ha scritto:

Io non so se l’autore leggerà mai questo blog. Ad ogni modo io vorrei dirgli che ho letto questo libro e l’ho trovato bellissimo. Mi fa piacere che anche uno scrittore italiano sappia raccontare storie di spie e di militari (italiani, una volta tanto). Il finale è un crescendo che non consente di iterrompere la lettura. Inoltre c’è un colpo di teatro che sfido chiunque a prevedere. Gli do un bel 10 e lode.

Il 3 Marzo 2008 alle 21:20 aircinque ha scritto:

Io da sempre catalogo i libri da uno a cinque stelle. A questo do cinque stelle piene. Concordo in pieno con leleambrogi quando afferma che finalmene un autore italiano si pone all’altezza dei più gettonati inglesi o americani. Spero che Non uccidete Bin Laden venga presto tradotto perché anche all’estero avrebbe molto successo. Magari tra un paio d’anni, volando verso Londra, potrei leggermelo in inglese.

Il 12 Marzo 2008 alle 11:25 smalpaosta ha scritto:

Salve a tutti.Ho appena ultimato di leggere il libro . Devo dire che l’autore è riuscito a coinvolgermi nella spy-storia al punto tale che l’ho letto senza soste .Devo confessare che mi sono commosso quando l’autore ha descritto il giuramento alla Smalp ,infatti riesce a creare e a far capire cosa significa tale evento anche a chi non l’ha vissuto.
Certo per essere obiettivi bisogna anche muovere delle critiche per non essere a “senso unico “infatti mi sento di dire che l’autore avrebbe anche potuto citare alcuni corpi dell’esercito che danno un contributo straordinario alla nostra Nazione come il 9° Col Moschin ,il COM.Sub.In,le MSU dei Carabinieri .(Oltre alla Folgore che non ha fatto una bella figura nel libro a mio avviso.)
Gli do un 6 e mezzo .

Il 12 Marzo 2008 alle 11:31 lukeantonelli ha scritto:

Ho comprato il libro con delle riserve mentali. Un autore italiano che scrive spy-story? Non mi sembrava credibile. Mi sono ricreduto. E’ un grande libro e questo Pavan Bernacchi da diversi punti a molti autori inglesi e americani. Intense le scene d’azione, sempre reali, belli e caratteristici i personaggi, forti i colpi di scena. Non uccidete Bin Laden mi ha molto impressionato.

Il 12 Marzo 2008 alle 11:54 alpino36 ha scritto:

Cosa centrano gli altri corpi? l’autore è un Alpino e quindi parla degli Alpini. Certo forse esagera nel descrivere le imprese che compiono e forse concordo con te che è un autore a “senso unico” ma gli Alpini meritano il rispetto di tutto il Paese per le loro opere di pace. nec videar dum sim

Il 12 Marzo 2008 alle 16:42 lukeantonelli ha scritto:

Ciao “smalpaosta”. Per me in un libro ci si vede ciò che si vuole vedere. Mi spiego meglio. Tu dici che l’autore non ha citato altri corpi dell’esercito. Io, invece, avevo colto che aveva citato e spiegato i componenti di Isaf ed Enduring Freedom. Che poi i fatti si svolgano nel settore assegnato agli alpini io lo leggo come alpini=esercito italiano. Quelli della Folgore per me fanno un’ottima figura. Sono stati uccisi da una cosa che si chiama “regole d’ingaggio” che non ha consentito loro di agire in tempo. Al “alpino36″ vorrei dire che a mio avviso non esagera le imprese degli alpini moderni in quei teatri. La verità sta emergendo adesso e i nostri sono stati impiegati in scontri a fuoco durissimi e in operazioni delicate, come l’operazione Achille voluta dagli inglesi l’anno scorso. Io, da lettore che non ha fatto l’alpino, vedo questo libro come un omaggio al nostro esercito tutto. Io gli do un bel 10 e lode.

Il 12 Marzo 2008 alle 17:24 alpino36 ha scritto:

ciao lukeantonelli . Se mi posso permettere secondo me ogni interpretazione dovrebbe essere libera e non mi sembra che tu dia spazio al libero giudizio con quello che hai scritto. Penso che un lettore abbia la facoltà di dire ciò che pensa e ciò che prova e non sia cosa corretta fare degli interventi a spada tratta pro-autore ( dando per giunta un giudizio di 10 e lode). Io dico che a mio avviso ha esagerato nel senso che gli Alpini sono si un corpo di grande valore e di indiscussa validità ma se bisognerebbe trattare l’argomento in modo più realistico anzichè fantascientifico.

Il 12 Marzo 2008 alle 20:17 lukeantonelli ha scritto:

Ciao alpino36. Io ho solo espresso le mie idee. Non volevo impormi a nessuno. Ad ogni modo confermo il mio 10 e lode per un sacco di motivi: ambientazione, personaggi, colpi di scena, trama. Inoltre ci vuole un certo coraggio ad affrontare come tema d’attualità il terrorismo islamico. Questo è sempre una mia valutazione soggettiva. Mi piacerebbe, quando e se terminerai il libro, avere un tuo giudizio particolareggiato di merito. Quando ho detto che non mi sembra che l’autore abbia esagerato, altro che fantascentifico, lo dico perché da poco ho letto un saggio intitolato IRAQ-AFGHANISTAN GUERRE DI PACE ITALIANE, scritto da un certo Gianandrea Gaiani, nel quale si spiega quello che Pavan Bernacchi racconta nel romanzo. I nostri militari, lì, fanno delle azioni di guerra vere e proprie. Leggere per credere. Questo Gaiani è stato un corrispondente per varie testate giornalistiche.

Il 13 Marzo 2008 alle 10:35 tridentinapresente ha scritto:

Salve a tutti . Ho letto questo libro in quanto mi occupo per lavoro del mondo islamico a livello universitario.Devo dire che l’autore è stato molto equilibrato e sensibile nel corso della sua narrazione sensa attaccare o criticare il mondo islamico e senza prenderne la difesa.Un sentito plauso .
Però certo leggendo le vostre osservazioni e i vostri commenti /giudizi secondo me caro Alpino 36 non esagera nel descrivere l’intervento degli alpini ma forse da troppo impulso fantascientifico nelle azioni di quel servizio segreto privato.
Caro lukeantonelli dici che ha fatto fare una bella figura alla Folgore?! rileggiti bene la parte in questione poi ne riparliamo.

Il 13 Marzo 2008 alle 10:57 smalpaosta ha scritto:

caro lukeantonelli tu hai scritto “Ciao “smalpaosta”. Per me in un libro ci si vede ciò che si vuole vedere. Mi spiego meglio. Tu dici che l’autore non ha citato altri corpi dell’esercito. Io, invece, avevo colto che aveva citato e spiegato i componenti di Isaf ed Enduring Freedom.” allora citare l’Isaf Risoluzione n. 1386 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 20 dicembre 2001 e Enduring Freedom che è internazionale come progetto non mi sembra che sia una vetrina per il nostro esercito .Mi permetto di ricordarti che nella stessa Isaf ci sono molti corpi operativi avrebbe potuto citarne anche altri.

Il 14 Marzo 2008 alle 23:37 matthewlaurie ha scritto:

Io non ho esperienze militari. Prima di leggere questo libro però avevo dei forti pregiudizi sul nostro esercito. Va bene, è un romanzo, ma del romanzo forse vi è bene poco. Credo che l’autore abbia scelto la denominazione romanzo per mettersi al riparo da eventuali polemiche. E’ un libro molto vivo e divertente. Personalmente lo consiglio. A me ha dato molte emozioni e alcuni spunti di riflessione. Il finale è un colpo di genio che spiazza il lettore. E’, come dire, pirotecnico.

Il 15 Marzo 2008 alle 09:40 tridentinapresente ha scritto:

Caro Matthewlaurie . Scusa se mi permetto. Che vorresti dire con “per mettersi al riparo da eventuali polemiche” ?
Per me che la vita militare l’ho vissuta e personalmente conosco il mondo islamico sembra molto più un romanzo che un libro “vivo”.
Penso che come diceva qualcuno nei post precedenti sia classificabile sulla stile 007.

Il 19 Marzo 2008 alle 20:41 matthewlaurie ha scritto:

Al riparo da eventuali polemiche perché se uno in un saggio afferma che in Afghanistan stiamo facendo la guerra può incontrare dei proplemi, se invece lo scrive in un romanzo, probabilmente no. Io non ho fatto il militare però sono stato in quei paesi come reporter e in base alla mia esperienza posso affermare che è un libro vivo. Io non lo classificherei come 007 perché tutte le azioni sono credibili. Quelle di 007 sono troppo esagerate. Direi che questo Pavan Bernacchi somiglia più ad un Andy McNab italiano.

Il 20 Marzo 2008 alle 09:51 tridentinapresente ha scritto:

Caro Matthewlaurie . Rispetto il tuo lavoro di reporter e rispetto il tuo giudizio. Ma paragonare uno semi sconosciuto come Pavan Bernacchi che ha fatto solo l’AUC a Andy McNab, che era un ex agente del SAS direi forse esagerato.non credi?

Il 23 Marzo 2008 alle 19:56 matthewlaurie ha scritto:

Il paragone con McNab l’ho “rubato” a Panorama Difesa nel quale è recensito il libro. Io, ripeto, non me ne intendo, però questa autorevole rivista militare afferma che Pavan Bernacchi non ha nulla a che invidiare con Clancy o McNab. L’unica differenza è che i protagonisti non sono gli americani o gli inglesi ma i militari e i servizi segreti italiani. La recensione di Panorama Difesa è molto lusinghiera nonostante l’autore sia un perfetto sconosciuto. Questo comunque non vuol dire nulla perché tutti i grandi, prima di esserlo, erano dei perfetti sconosciuti. Per AUC o non AUC sempre su Panorama Difesa si afferma che Pavan Bernacchi ha partecipato a diverse missioni all’estero e che il romanzo è scritto “dal di dentro”. Ciao.

Il 25 Marzo 2008 alle 09:20 alpino36 ha scritto:

Ciao .Vedo Matthewlaurie che sei ben informato sulla questione .Ma io sinceramente non avevo mai sentito nominare questo autorevole rivista militare e poi sinceramente non credo che sia scritto “dal di dentro”.

Il 25 Marzo 2008 alle 11:54 a.icardi ha scritto:

Ho letto un po’ di commenti vari. Io però non mi pongo domande sull’autore. Cosa ha fatto o non ha fatto, dove è stato o meno. E’ un grandissimo romanzo. Uno dei più bei tecno thriller che abbia mai letto. Sono orgoglioso che anche l’Italia abbia uno scrittore di genere di questa efficacia. La trama è originale, il ritmo incalzante, i colpi di scensa si susseguono e tutto è credibile. 19 euri spesi bene.

Il 28 Marzo 2008 alle 14:23 r.bigoi ha scritto:

Non perdetevi assolutamente questo romanzo!Io l’ho trovato davvero bellissimo: per prima cosa rende alla perfezione il contesto in cui è ambientato sia sul piano sociale che su quello bellico;poi non si può che apprezzare il grande dettaglio con cui vengono spiegate le tattiche militari,gli armamenti,i giochi di potere e tutto ciò che rende una spy story avvincente e ben scritta.Un libro maturo e competente da parte di uno scrittore di cui,ne sono sicuro, sentiremo ancora parlare.E poi che bel finale…..

Il 29 Marzo 2008 alle 09:00 grossi ha scritto:

Quest’opera a mio giudizio può senz’altro trovare posto nelle librerie accanto ai romanzi di scrittori famosi. La storia è avvincente, la struttura dei capitoli e i frequenti cambi di scena consentono una lettura agevole
e veloce. L’argomento del libro è attualissimo ed in tal senso potrebbe trovare ampi riscontri.

Il 19 Aprile 2008 alle 12:29 ratzinger ha scritto:

Un thriller militare a metà fra Tom Clancy e Andy McNab, ma questa volta a scriverlo è un autore di casa nostra. Di più, “Non uccidete Bin Laden” ha per protagonista l’Esercito Italiano, i suoi uomini e quelli dei servizi, caratteristica che ne fa un prodotto quanto mai raro nel panorama narrativo. Il libro è opera di Filippo Pavan Bernacchi, ex ufficiale degli alpini con alle spalle alcune esperienze in misisoni all’estero, già autore di un paio di romanzi ambientati tra le forze armate italiane (La penna dell’aquila e Operazione Erode). “Non uccidete bin Laden” coglie nel segno, risultando una lettura avvincente e ricca di stimolanti riferimenti alla realtà. Ad un inizio quasi esagerato, con situazioni e personaggi che sembrano presi da un film di James Bond, segue uno sviluppo sempre più convincente, con un finale all’altezza della situazione. Il libro lievita pagina dopo pagina, e acquista sostanza non solo narrativa allorché descrive i nostri soldati in azione con dettagli che solo un “insider” può descrivere con tanta credibilità. La stessa sensazione si ha per gli aspetti legati all’intelligence, ma in questo caso la familiarità dell’autore con certi ambienti la possiamo solo ipotizzare. In conclusione, se è vero che ci sono autori dalla prosa più tornita, nel campo dei thriller di ambiente spionistico militare un libro come questo ha pochi rivali per tenuta narrativa. (estratto di Panorama Difesa - 04-2008)

Il 11 Maggio 2008 alle 21:28 Gianantonio_Stella ha scritto:

Rivelare in un romanzo delle verità scomode, dei segreti di stato, non è pratica di tutti i giorni. Questo autore ha fatto un gran lavoro. La storia trasuda adrenalina, di quella vera, e il contesto non è solo reale ma “vero”. Ottimo il trattamento riservato alla religione islamica che, in fondo, è una religione come le altre. Grande il ruolo ritagliato al nostro esercito. Un autore italiano che, in futuro, ci darà grandissime soddisfazioni. Ne sono certo.

Il 23 Giugno 2008 alle 16:47 smalpaosta ha scritto:

Salve a tutti.Per caso voi siete riusciti a trovare in qualche intervista fatta a Pavanbernacchi un suo pensiero in merito agli attentati del 11 Settembre 2001 ? vorrei capire se sta dalla parte dei complottisti o dei realisti? fatemi sapere.vi ringrazio.

Il 24 Giugno 2008 alle 17:00 alpino36 ha scritto:

Smalpaosta io personalmente non saprei.spero qualcuno ti posso rispondere anche perchè sono curioso anche io di sapere la risposta in merito.w gli alpini.tutti a latina.

Il 26 Agosto 2008 alle 14:41 ironman1956 ha scritto:

Ho letto “Non uccidete Bin Laden” in 10 ore. L’avevo portato a casa e poi avevo iniziato a sfogliarlo. Mi ha subito appassionato e non sono più riuscito a smettere fino alla fine. Un grande romanzo. Tanta adrenalina in un crescendo di colpi di scena. Non è facile incappare in un romanzo così.

Il 17 Luglio 2009 alle 14:12 matrixrizzo ha scritto:

Io sono stato in Afghanistan con il nostro esercito. Questo è un romanzo/verità dove l’autore, sapientemente, ha dato ai lettori una montagna di informazioni di prima mano. Alcune anche riservate agli addetti ai lavori. La trama è originale e il finale è un crescendo che è difficile descrivere. Fantastico.

Il 3 Agosto 2009 alle 12:06 blacklupo1980 ha scritto:

Anche io sono stato in Afghanistan recentemente. Non credevo di trovare in un romanzo una fotografia così dettagliata della nostra “missione di pace”. Mi sono divertito molto a leggere una storia appassionante e articolata, ma mai difficile da seguire. Bella la storia, belli i personaggi, grande il finale. Ho scoperto anche, finalmente, che fine ha fatto presumibilmente Bin Laden.

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