“La Rivoluzione francese sembra magnifica a chi la conosce male, terribile a chi la conosce meglio, grottesca a chi la conosce bene.” Così Nicolás Gómez Dávila liquidava il momento fondante della società democratica borghese. Momento che come ogni altro fenomeno umano porta con sé contraddizioni, chiaroscuri e pieghe insondabili. Le istanze di fratellanza, uguaglianza e libertà francesi trovano la loro contraddizione oltreoceano, nelle colonie, laddove l’universalità di quei valori viene meno. Diversi gradi di fratellanza, uguaglianza e libertà, tanti quanti i colori della pelle della gente di Haiti. La eco della rivoluzione per antonomasia arriva ai caraibi dove si consuma una delle tante vicende che la storia sembra aver relegato in un angolo. La storia, ma non la letteratura.
Sugli scaffali delle librerie italiane è finalmente arrivato, Il Napoleone nero (896 pp., 26 €), terzo volume della monumentale trilogia di Madison Smartt Bell edita da Alet e dedicata a quel frammento di storia perso nelle pieghe del tempo che rende il pensiero di Dávila vivido e cristallino, perché Haiti è uno dei tanti specchi della Revolución, forse il più oscuro, eppure l’immagine che rimanda è perfetta, vibrante, nitida.
Lo scrittore americano mette in moto un meccanismo narrativo degno di Guerra e Pace. La trilogia è attraversata da una polifonia di voci che rende vorticosa la lettura e come una spirale converge verso la figura che incarna l’intera Haiti. Il Napoleone nero, Toussaint Louverture, Spartaco moderno in odore di voodoo, è alla testa della rivolta della gens de couleur contro il governo coloniale che concede i diritti politici solo a mulatti e neri nati liberi (maroons) escludendo gli schiavi. La Francia spaventata dalla portata della piccola rivoluzione, revoca ben presto i diritti anche ai maroons che aderiscono così, opportunisticamente, alla ribellione.
Smartt Bell descrive, con dovizia di particolari, massacri e follie lasciando il lettore a scrutare i perturbanti abissi di chi si abbandona con languore caraibico all’orrore, al cuore di tenebra, all’oscurità.
Nel primo volume Quando le anime si sollevano, edito prima da Instar e poi da Alet, la vicenda haitiana si rivela in tutta la sua ferocia come il contraltare di quella francese, e per esteso della modernità. La rivoluzione trionfa e si vendica degli oppressori. Nel secondo, Il signore dei Crocevia, sempre per Alet, la storia riprende dal 1794, con Spagna, Inghilterra e Francia intente a ottenere il controllo dell’isola in modo che nessun altra colonia osi fare suoi gli ideali rivoluzionari, monopolio della borghesia parigina. Ma sotto la guida di Toussaint i focolai di rivolta si moltiplicano all’insegna della lotta senza quartiere fino al 1803.
È nel terzo volume che Toussaint Louverture deve misurarsi con il Napoleone bianco, il contraltare, lo yang, il rovescio della medaglia. Ancora una volta un gioco di specchi e di rimandi. Ancora una volta sebbene i colori siano definiti, tutto si gioca in quello spazio grigio che li separa e contemporaneamente li unisce. Louverture, come Bonaparte a cui si rivolge come il “primo tra i neri al primo tra i bianchi…”, mira in alto. Vuole abolire definitivamente e con un secolo di anticipo la schiavitù e liberare Haiti. Come Bonaparte troverà la sua debacle. Sconfitto dall’ombra di un tradimento in una delle tante vicende umane, magnifiche, terribili e grottesche.
LEGGI UN ESTRATTO de Il Napoleone nero
- Mercoledì 20 Febbraio 2008


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Commenti
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Il 21 Marzo 2008 alle 14:36 Il Napoleone nero, storia di rivolta, tradimento e ferocia « King Ink ha scritto:
[...] Articolo pubblicato su Panorama.it il 20 febbraio 2007 [...]
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