“Il vestito è il segno che separa l’uomo dall’animale”. A leggere ciò che scriveva il marchese Condorcet quasi tre secoli fa, si potrebbe supporre che il concetto di moda sia universale ed eterno. E invece no: “la moda non si accontenta di essere un fenomeno sociale occidentale; essa è fenomeno occidentale moderno”. A spiegarlo, in un agile saggetto, è Frédéric Monneyron, prof di letteratura generale nientemeno che alla prestigiosissima Universitè de Pèrpignan-Via Domitia.
Nella sua Sociologia della moda, fresca di stampa per i tipi di Laterza, l’esperto racconta la storia della più fortunata invenzione dell’Ottocento. Momento decisivo, un decreto francese rivoluzionario che porta la data dell’8 brumaio dell’anno secondo (e cioè 29 ottobre 1793) che recita: “Nessuna persona dell’uno o dell’altro sesso potrà costringere un cittadino a vestirsi in modo particolare, senza essere considerata e trattata come sospetta e perturbatrice dell’ordine pubblico”.
Di lì, la svolta epocale. Che per molti ha portato negli ultimi tempi ad una vera e propria offensiva di marchi e holding internazionali specializzati nella persuasione del cliente. Anche per questo, Antonio Foglio, che ha passato buona parte della sua vita professionale a svolgere attività di “consigliori” delle più grandi industrie internazionali, ha ora deciso di passare al lato opposto della barricata. E, lancia in resta, si è gettato a capofitto in una difesa del consumatore.
È nato così L’arte dello shopping, arrivato in libreria con l’editore Franco Angeli. Un prontuario ispirato ad un preciso comandamento: “all’arte del vendere si risponde con l’arte del comprare”. E con un chiaro intento: facilitare l’accesso ai prodotti di alta qualità anche ai portafogli più angusti, che “solo in linea teorica non potrebbero permetterselo”.
“Libertè, egalitè, fraternitè”, dicevano i padri giacobini. A distanza di più due secoli, perchè smentirli?
- Lunedì 25 Febbraio 2008


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