Droga: viaggio all’origine del mito

Contadino, Jurm, Afghanistan settentrionale
“C’era una volta, tanto tempo fa, una donna bellissima. In molti si innamorarono di lei, ma nessuno poteva averla. La idolatravano, la cercavano, le dichiaravano amore. Ma lei non riusciva a scegliere. Alla fine divenne così disperata che si uccise. Una pianta crebbe allora dal suo cervello come tra le sue gambe. Poi un bel fiore bianco sbocciò: era oppio, il fiore della vita, il fiore della morte”. Inizia così, con un’ode di un anonimo coltivatore birmano, il libro inchiesta Narcotica, Isbn edizioni, che ha portato l’autore a ripercorrere a ritroso, in un viaggio durato sei anni, le rotte della produzione e del consumo di droga in giro per il mondo. Tra coltivatori d’oppio che ringraziano Allah per il raccolto e fumatori di eroina di Bogotà, corrieri latinoamericani che trasportano le capsule di droga nello stomaco e anziane tossicomani afghane che lo invitano a fumare sotto il burqa, Alessandro Scotti, giornalista, fotoreporter e good willing ambassador delle Nazioni Unite per la lotta contro il narcotraffico, squarcia il velo sul mercato globale degli stupefacenti descrivendo senza moralismi un mondo corrotto e violento popolato di narcos e poliziotti compiacenti, corridos messicani e funzionari della Dea, trafficanti occidentali sepolti vivi in un carcere thailandese e semplici tossicomani di strada, come in un avvincente film d’azione americano. Il punto è che è tutto vero.
Secondo l’economista Steven Levitt la maggioranza dei drug dealers del mondo vive con i genitori perché non può permettersi altro. E perché ha un reddito inferiore a quello di un impiegato di McDonald’s. Eppure pochi nel Terzo mondo sognano di lavorare in una catena di supermercati. Perché?
La narcoeconomia si regge sul miraggio dell’arricchimento facile e spropositato. Un’illusione bella e buona: c’è nel mondo una percentuale elevatissima di spacciatori con redditi molto bassi e rischi molto alti e una percentuale infima di persone che ha redditi da rendimento elevati con un proporzionale decrescita dei rischi. La verità è che la possibilità di farcela con la droga è la stessa che ha la contadinella del Wisconsin di diventare una superstar di Hollywood, o di un atleta di un college di diventare un grande calciatore. Eppure il mito cinematografico di Scarface resiste.
Come è possibile?
Si prenda ad esempio Pablo Escobar, il più importante narcos colombiano degli anni 90. In Colombia diventa un mito non perché traffica droga ma perché rappresenta un thopos, quello di Davide contro Golia, il singolo contro il
sistema. Oltre tutto a dargli la caccia è l’America, la superpotenza per eccellenza, il nemico con la N maiuscola. Questo conta in alcuni settori sociali. La sua lotta contro l’estradizione negli Usa assume indirettamente, nell’immaginario popolare, un carattere politico: Escobar è un potente simbolo di emancipazione sociale, l’uomo di strada che è riuscito a fregare il gigante. È qui che nasce quell’economia delle illusioni che sta alla base del narcotraffico, di quelle centinaia di migliaia di persone che partecipano al mercato assumendosi rischi che razionalmente nessuno correrebbe.
A questa economia delle illusioni partecipa anche il piccolo coltivatore?
No, il contadino non ha l’illusione di diventare ricco. Il coltivatore colombiano o afghano semplicemente non ha alternative. Il fatto è che sia l’oppio sia la foglia di coca hanno enormi vantaggi rispetto ad altri prodotti: non sono deperibili e l’acquirente viene direttamente a ritirarti la merce. E questo è un fatto fondamentale in condizioni di isolamento. In realtà, una serra di 250 metri quadri in plastica di pomodori rende quanto un ettaro di oppio in termini di incom. Ma se vivi nelle ande colombiane dove li vendi i pomodori? Marciscono rapidamente, non hai corrente elettrica, e se devi raggiungere un mercato significativo, mancano le infrastrutture per trasportarlo. La verità è che, a parità di entrate, ogni qual volta si crea una rete economica che permette la scelta, il contadino non sceglie la produzione illegale, che ha una marea di controindicazioni. Tra cui i prezzi imposti dal monopolista e il pizzo.


Sei anni di lavoro, a contatto con spacciatori, contadini, narcos, poliziotti, disperati. Dal Tagikistan fino alla Birmania, dalla Colombia alla Thailandia. Qual è la molla che ti ha spinto a scrivere questo libro?
Narcotica nasce da un logica di partnership con varie testate, tra cui Rolling Stone e Time, l’unico modo per supportare i costi elevati del progetto. Mi ha spinto la curiosità intellettuale: ho cercato solo di andare alle origini di un fenomeno complesso che ha una sua superficie evidente, sotto la quale c’è però una cultura popolare profonda legata ai simboli e alle illusioni.
Hai avuto mai paura?
Molte volte, la paura è una compagna di strada, ma è come la febbre: un segnale che mi ha aiutato a prendere tutta una serie di precauzioni. Non credo alle operazioni garibaldine né agli assoluti mimetismi: sei sempre te stesso quando fai un’inchiesta e quando ti confronti con una realtà che non è la tua. Credo che questo mi abbia aiutato a cavarmela, ma c’è un’altra cosa che è stata fondamentale…
Quale?
Il tempo. Il fatto che avessi tempo mi ha consentito di poter misurare la realtà e crearmi una rete che mi desse qualche garanzia. È quello che manca nel panorama del giornalismo attuale.
Hai costruito rapporti di amicizia nel tuo lavoro d’inchiesta?
Assolutamente sì, anche a lavoro finito, sono in contatto con persone che mi hanno aiutato in questi sei anni. Una figura straordinaria è quella del fixer, quello che ti apre porte verso realtà che non sono tue. Un bravo tassista o autista ti può dare di più della complicità di un alto funzionario.
Parliamo di prezzi al dettaglio. Quanto è il ricarico della merce eroina?
In Europa i due estremi sono l’Islanda dove un grammo di eroina costa al dettaglio 372 dollari e il Belgio dove costa 19 euro. In Italia il prezzo medio è di 67 dollari al grammo. Per dare una misura all’ingrosso: l’eroina costa ventinove dollari al chilo.
E quello della cocaina?
La più cara d’Europa si compra in Islanda e costa 156 dollari al grammo. La più economica in Portogallo, 49 dollari al grammo. In Italia il prezzo al dettaglio è di 106 dollari al grammo, nel 2006. All’ingrosso, alla fonte, costa 52 dollari al chilo, l’equivalente di 5 cent al grammo. Con livelli di purezza che ovviamente decrescono più ci si avvicina all’acquirente finale.
Com’è cambiato il consumo di droghe negli ultimi anni?
Nel mio lavoro mi sono occupato principalmente degli anelli iniziali della catena. Sono andato alla fonte. Ma un po’ ovunque si sta diffondendo la pratica dell’abuso multiplo di droghe. Eroina e marijuana per far scendere la cocaina o l’ecstasy. Da noi è cambiata la percezione sociale della tossicomania. E nella diffusione dell’eroina soprattutto tra le nuove generazioni ha contribuito moltissimo, oltre all’eccezionale raccolto del 2006 in Afghanistan, anche il fatto che tra i giovani il ricordo degli eroinomani degli anni 80 e 90 è quasi sparito. Il problema della lotta contro la diffusione delle droghe è ancora oggi, prima di tutto, un problema culturale. E non di semplici strumenti repressivi.

LEGGI ANCHE: Il rapporto 2007 dell’Onu sulla produzione di droga - LA GALLERY

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Il 29 Aprile 2008 alle 10:32 Afghanistan: cala la produzione di eroina » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Narcotica, sulle vie della droga [...]

Il 26 Giugno 2008 alle 12:59 Droga, 200 milioni di consumatori e il nuovo rischio della Marijuana ogm » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Allarme droga: gira anche in Parlamento - Narcotica, sulle tracce del narcotraffico [...]

Il 17 Marzo 2009 alle 13:43 Afghanistan: la guerra dell’oppio contro narcos e talebani » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Viaggio all’origine del mito - Il rapporto 2007 Onu sulla droga [...]

Il 17 Marzo 2009 alle 13:56 Afghanistan: la guerra dell’oppio contro narcos e talebani - GREG NOTIZIE ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Viaggio all’origine del mito - Il rapporto 2007 Onu sulla droga [...]

Il 14 Maggio 2009 alle 10:42 Narcotica | Catalogo libri Varia | Isbn Edizioni ha scritto:

[...] Alessandro Scotti (1971), giornalista e fotografo. Recentemente è stato nominato Goodwill Ambassador delle Nazioni Unite. Ha lavorato in più di 20 Paesi. I suoi articoli e le sue immagini sono stati pubblicati in Italia e all’estero (Rolling Stone, Corriere della Sera, Repubblica, Sole 24 Ore e Le Monde, Time, Expresso, Geo, El Semanal, Magazin Literario), e sono stati premiati in Italia, Francia e Germania. Nel 2002, con la collaborazione dell’ONU, ha sviluppato il progetto De Narcoticis allo scopo di disegnare una mappa delle vie della droga nel mondo, pubblicato come reportage fotografico per quattro anni sull’edizione italiana di Rolling Stone. Il progetto ha ricevuto il premio giornalistico tedesco Henri-Nannen (2007) e il premio Amilcare Ponchielli per il miglior progetto fotografico italiano (2004). Alessandro Scotti - La Repubblica Benedetta Marietti - GQ Leonardo Merlini - APCOM Simona Maggiorelli - Left Radio Uno Rai - Zapping Radio Tre Rai - Fahrenheit La Repubblica Europa Franco Bolelli - TuttoMilano Aldo Forbice - Giornale di Sicilia Laura Incardona - Flair Gianluca Gallinari - Giornale di Brescia La Repubblica Anna Gallo - ilreporter.com Federico Sarica - Vice Emanuele Scoppola - La nuova ecologia Sergio Rotino - Liberazione Massimo Rota - Duellanti Massimiliano Panarari - XL Bizarre - Blow Up Damir Ivic - Mucchio Selvaggio La Repubblica TO Laura Badaracchi - Mondo e Missione Damir Ivic - Mucchio Selvaggio Paolo Papi - Panorama.it Giuliano Battiston - Il Manifesto Groove Barbara Romagnoli - peacereporter.net Principato e Savelli - On Planet Art Giancarlo Montalbini - lettera.com M. Principato e E. Savelli - On Planet Art Luigi Bignari - Geo Antonella Trentin - Donna Moderna Alessandro Scotti - Rolling Stone Alessandro Leogrande - il Riformista [...]

Il 3 Settembre 2009 alle 11:15 Cala la produzione d’oppio in Afghanistan? Merito degli angloamericani » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Viaggio tra i produttori di droga - LA GALLERY [...]

Il 3 Settembre 2009 alle 11:35 &raquo Cala la produzione d’oppio in Afghanistan? Merito degli angloamericani - GREG NOTIZIE ha scritto:

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