di Marco De Martino
Ogni tanto si trova a mangiare in un ristorante poco distante da Washington con John Grisham e Scott Turow: “Parliamo di libri e di politica: siamo tutti e tre avvocati che ora scrivono thriller, perciò intendersi è facile” dice David Baldacci, che di questo gruppo di autori di best-seller è quello più impegnato a raccontare il lato oscuro della capitale americana.
Un omicidio portato a termine dagli agenti dei servizi segreti dentro la Casa Bianca era al centro della trama di Potere assoluto, il romanzo che ha aperto la sua carriera: 13 titoli e milioni di copie vendute.
In Puro genio (Mondadori, in libreria il 18 marzo) agenti deviati torturano cittadini americani in una prigione segreta nel centro di addestramento della Cia di Camp Peary, in Virginia. Dove ogni notte atterrano i Boeing provenienti dall’Afghanistan sui quali viaggiano le spie impegnate in operazioni clandestine. La pista di atterraggio esiste veramente: anche stavolta, prima di scrivere il nuovo romanzo, Baldacci ha intervistato a lungo le sue fonti, che oltre ad agenti della Cia e delle truppe speciali comprendono un ex ministro della Giustizia e vari ex presidenti. Lo scrittore non vuole dire a Panorama se le informazioni vengono anche da Bill Clinton e George Bush padre, che più volte si sono dichiarati suoi fan accaniti: “Diciamo che di quello che succede veramente a Washington sappiamo solo una minima parte. Se avessimo accesso a più informazioni anche la nostra indignazione sarebbe maggiore”.
Colpisce sentir parlare così un autore che è tra i più apprezzati dai conservatori americani…
Veramente io sono da sempre un indipendente: a volte ho votato repubblicano, a volte democratico. Ma negli ultimi sette anni le cose a Washington sono cambiate e lo scetticismo nei confronti del governo e aumentato.
Che cos’è cambiato?
Una volta si poteva accusare il governo di deformare i fatti. Ora la sua attività principale è quella che gli esperti di comunicazione chiamano gestione della percezione: poiché la realtà è imprevedibile, viene creata una realtà alternativa più controllabile. Ed è questo che è stato fatto col clima di paura che è stato instaurato negli Stati Uniti negli ultimi sette anni.
Non le pare una di quelle teorie del complotto smontate dai suoi libri?
No e all’argomento ho dedicato il mio nuovo libro: negli Stati Uniti ci sono agenzie specializzate che si occupano solo di questo. E poi che cos’è un complotto se non l’agire di un gruppo di persone verso un obiettivo comune?
Il nuovo romanzo si occupa della Cia, un’agenzia che non gode di buona salute.
Il problema è politico. Certo, la Cia ha la responsabilita di non aver saputo bloccare gli attacchi dell’11 settembre. Ma gli analisti della Cia sono anche quelli che dicevano di non avere prove dell’esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq, e poi vedevano in televisione i politici dire il contrario.
E le torture?
Il problema è sempre alla fonte: se non vengono dati parametri precisi, si lascia spazio alla possibilita dell’abuso. Conosco molti esperti in interrogatori della Cia che chiedevano in continuazione di sapere come dovevano comportarsi e non ricevevano risposte.
Alla base di queste scelte non c’era la necessita di difendere gli americani?
All’inizio si diceva che le intercettazioni erano rivolte alle comunicazioni dall’estero, poi abbiamo appreso che riguardavano anche cittadini americani. È sempre pericoloso quando non si stabiliscono limiti precisi, perché chi lavora sul campo si sente in diritto di stabilire non solo i confini delle proprie azioni ma anche chi sono i buoni e i cattivi.
Chi le piace tra i candidati alla Casa Bianca?
John McCain è interessante perché è un repubblicano moderato che da sempre si oppone alla tortura con una motivazione che condivido pienamente: è uno strumento che non permette di ottenere informazioni affidabili. Ma secondo me dobbiamo andarcene dall’Iraq e lui invece vuole rimanere.
E tra Hillary Clinton e Barack Obama?
Se formassero un ticket li voterei.
Il loro duello potrebbe ispirare uno dei suoi thriller.
Sì, e speriamo che non lo diventi. Le campagne elettorali sono l’incubo degli agenti segreti incaricati di proteggere i candidati, e la loro incolumita mi preoccupa: non sarebbe la prima volta che dei politici di valore vengono assassinati.
Il pericolo principale resta Al Qaeda?
Quel pericolo è sempre presente. Ma per quanto riguarda la campagna presidenziale ho piu paura di terroristi americani come quelli di Oklahoma City (nell’aprile 1995 un camion bomba uccise 168 persone. Responsabile fu un ex militare affiliato a gruppi neonazisti, ndr). Questo è un paese pieno di gente armata.
- Lunedì 17 Marzo 2008


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