All’aperto e al chiuso: la prostituzione che cambia faccia

La prostituzione in Italia negli ultimi anni ha cambiato faccia. È il concetto fondamentale su cui ruota All’aperto e al chiuso, il libro che analizza il fenomeno prostituzione in Italia, a cura di Francesco Carchedi e Vittoria Tola, pubblicato dalle edizioni Ediesse.
E così se a livello planetario le Nazioni Unite stimano in circa 4 milioni le donne e le bambine comprate e vendute ogni anno, nel nostro paese la prostituzione riguarda circa 12 mila donne l’anno. Una cifra che va poi declinata nel quotidiano. E che si traduce spesso in mera lotta per la sopravvivenza e la conquista di un mercato che si fa sempre più difficile. Oltre alle nigeriane, alle europee dell’Est e alle sudamericane sono in crescita le cinesi e le maghrebine. Ma la convivenza non sempre è facile. Anche per questo forse, e anche per la legge Bossi-Fini sull’immigrazione, l’ultima in termini cronologici, una delle novità è che si stanno abbandonando le strade in favore di luoghi al chiuso: case private, alberghi, appartamenti in condivisione, club dove ci si vende senza pestarsi i piedi. Cresce, dunque, la prostituzione da interno mentre avanza anche un altro fenomeno più subdolo ma non per questo meno pericoloso. Le organizzazioni criminali, infatti, da qualche anno stanno cercando di venire a patti con le loro vittime offrendo loro condizioni di vita migliori. Ma in questa “umanizzazione” dello sfruttamento è inquietante perché offre un finto potere decisionale a quelle che restano comunque le vittime di questo tipo di mercato. Insieme al traffico di armi e di droga, il traffico di esseri umani a sfruttamento sessuale è diventato uno dei principali business illegali del pianeta. Da qui parte poi la parte “construens” del libro. Quella delle proposte e delle alternative utili. Come il progetto Roxanne varato dal Comune di Roma: un programma d’intervento che parte dalla strada grazie ad una rete di unità mobili per arrivare a servizi di segretariato sociale e a piani di reinserimento sociale e lavorativo. La particolarità del progetto è stata quella di aver coinvolto tutti: le vittime come gli operatori sanitari e sociali nonché le forze dell’ordine. Tutti uniti per dare a queste persone un’altra chance.

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