Sesso ucraino, istruzioni per l’uso

[i](Credits: [url=http://www.flickr.com/photos/borbuleta/2248826621/]Borbuletachiara[/url] by Flickr)[/i]
Prima del libro, immaginate il contesto. Siamo tra Oriente e Occidente, sono i primi anni ‘90. Dopo glasnost e perestrojka, l’Unione Sovietica collassa. Tra le nazioni che compaiono (o ricompaiono) sulla carta geografica c’è anche l’Ucraina. E sin da subito, per la neonata nazione, non sono mesi facili. Al collasso del sistema sovietico si aggiunge infatti una crisi economica e sociale profondissima, che spacca il Paese in due, dividendolo tra le città centro-orientali, in prevalenza russofone, e quelle della zona occidentale, dove si parla ucraino. A fare da detonatore, poi, ci sono i primi cambiamenti culturali di una certa rilevanza. Tra questi, la possibilità di pubblicare libri in in lingua madre, senza il timore di essere tacciati di “separatismo”.
In un simile scenario, erompe un breve libretto che non promette nulla di conformista. Sesso ucraino, istruzioni per l’uso (ora pubblicato in Italia dalla casa editrice Besa) è già un titolo che ha il valore di una detonazione. A scriverlo è Oksana Zabuzko, una poetessa che è anche una delle personalità di spicco del movimento democratico del suo Paese.
Considerate le premesse, ci si aspetterebbe un’opera quantomeno erotica. Aspettative che però restano presto deluse: seppure abbia infatti a che fare con la sessualità femminile, il lungo racconto non scivola mai nella pornografia e nelle pulsioni voyeuristiche di certa pubblicistica.
E, pagina dopo pagina, diventa una specie di monologo ininterrotto e drammatico, che fa i conti con i pregiudizi atavici germinati nella terra di Kiev.
Alla fine, per il lettore ucraino, arriva la consapevolezza di un’emancipazione femminile che si è stancata di aspettare. Per quello occidentale, a distanza di quasi cinquant’anni dal successo e dalle polemiche dei libri di Simone de Beauvoir, incombe invece la consapevolezza che la strada per l’emancipazione sessuale è più lunga di quanto si possa immaginare.

Commenti

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Il 21 Marzo 2008 alle 08:51 Sesso ucraino, istruzioni per l’uso « La Boulevard di Lady Cleopatra Weblog ha scritto:

[...] Fonte il blog.panorama.it [...]

Il 15 Agosto 2008 alle 22:55 romameeting ha scritto:

La donna emigrata veicolo del progresso sociale dell’Ucraina

&nbspdi Giulio de Nicolais

Dieci anni fa le piu’ giovani ed intraprendenti donne segnavano la differenza con il regime imposto da Mosca, praticando in casa propria la prostituzione: negli anni addietro era questa cosa severamente vietata in tutte le Repubbliche dell’Unione Sovietica. Poi varcarono i confini, quelle povere ragazze che venivano a frotte, costrette a vendersi per poche lire sui marciapiedi delle cittа’ dei paesi dell’Europa che conta. Questo fu il primo segnale per chi come noi era al di qua della cortina di ferro, che tutto stava cambiando nelle ex Repubbliche dell’Unione Sovietica e che stavamo entrando in una nuove era. Donne sui marciapiedi d’Europa, donne bionde dell’est: polacche, rumene, bulgare, poi russe e ucraine, costrette da organizzazioni criminali a prostituirsi! Questo e’ cio’ che videro di quell’est europeo le nostre genti e si accorsero che la paura avuta per anni dei “regimi comunisti” poteva considerarsi retaggio del passato.Dopo il fenomeno di immigrazione muoto’. Molte altre, singole donne arrivavano alla spicciolata trasportate su pulmini: erano non piu’ tanto giovani, ne’ particolarmente attraenti, erano proprio le “madri di famiglia” delle famiglie slave che venivano in Italia per guadagnarsi a caro prezzo, lavorando “a nero” per lo piu’ come domestiche, moneta pregiata da trasferire a fine mese a casa propria per il sostentamento di mariti e prole..
Intanto in patria il fenomeno inflattivo colpiva sensibilmente sia l’economia degli stati che i risparmi delle famiglie russe: il disastro ecologico di Chernobyl e il fallimento della politica economica sovietica avevano distrutto il tessuto imprenditoriale russo e quello delle repubbliche dell’Unione, tra cui quello dell’Ucraina. Da Mosca l’ illuminato Gorbaciov aveva da qualche anno iniziato la Perestrika con il consenso di tutta la comunita’ internazinale, ma la strada della ricostruzione giа’ da allora si capi’ che sarebbe stata lunga e difficile perche’ passava per la “via stretta” della Libertа’.
Ormai si calcola approssimativamente che in Italia siano presenti piu’ di 450.000 cittadinini di nazionalitа’ ukraina. Mentre il fenomeno delle giovani prostitute, pur permanente, rimane circoscritto a qualche migliaio, moltissime sono invece le donne, che mentre praticano da immigrate la dura esperienza del lavoro domestico, piu’ o meno sommerso, tuttavia assorbono contemporaneamente elementi essenziali di “vita libera” imparando cosa siano Democrazia e Libertа’, vivendo in una repubblica europea come l’Italia che ha sessanta anni di esperienza democratica ed e’ tra le nazioni piu’ industrializzate e ricche di storia e cultura del globo, mediatrice di pace nelle controversie internazionali, sede millenaria del Soglio Pontificio.
Molto sarа’ mutato in seno a queste donne ucraine al momento del ritorno in patria.
Alcune donne ucraine che vivono in Italia piu’ o meno illegalmente, hanno raggiunto da tempo questa maturitа’ e si prodigano nel convincere l’imprenditoria italiana ad investire in Ucraina al fine di aiutare il Paese a ricostruire giа’ da oggi la grande, media e piccola azienda che e’ storicamente il tessuto industriale su cui si basa l’economia di uno stato evoluto ed indipendente.
Molte altre signore desiderano di partecipare attivamente ai processi di riforma del proprio Paese, tante adesso sanno come attivarsi per condividere Democrazia e Libertа’ con chi non ha provato l’Italia, con figli e mariti, con amici e parenti. Ma soprattutto talune donne ora sanno come rivivere nell’attuale il patrimonio di valori liberali e democratici che fu dei Cosacchi del Dinepr prima che zarismo e bolscevismo ne cancellassero le tracce: hanno maturato il concetto di “partecipazione democratica” alla vita associazionistica cristiana, alla vita sindacale nel mondo del lavoro. Alcune sanno che partecipare significa “essere presenza dello Stato che e’ capace di togliere ossigeno alla mafia”. Talaltre tornano per collaborare con gli insegnanti, nel modo della scuola in genere ed in quello universitario in particolare, per “tradurre alle nuove generazioni cio’ che c’e’ di bello in Italia che si possa realizzare anche in Ucraina”: uno Stato democratico, una comunita’ sociale dinamica partecipe alla vita della repubblica che possa produrre tra i propri figli quella nuova dirigenza governativa capace di instaurare una politica nuova di riforme atte a garantire la pace tra le parti sociali e la trasparenza nei conti dello Stato, il rilancio dell’economia e la ricchezza di posti di lavoro.
In Ukraina intanto le riforme gia’ attuate o varate dall’attuale dirigenza politica di Kucma, il fenomeno di dialogo ecumenico instaurato dalla recente visita papale di Giovanni Paolo II°, stanno preparando il terreno al ritorno graduale di queste donne che saranno il veicolo umano del “progresso sociale dell’Ucraina”.

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