Il testo integrale dell’introduzione di Tariq Ramadan al libro di Hamza Roberto Piccardo “Miracolo a Baghdad” (Edizioni Al Hikma, Imperia)
Questo testo è un’opera della fantasia solcata da nomi, fatti e perfino situazioni che hanno un legame con la realtà. In fondo è un’opera emblematica della personalità del mio amico e fratello Hamza Piccardo. Un raffinato senso del reale, un’intuizione e un coraggio politico ben noti e, al contempo, un amore dell’immaginario, della poesia, dell’arte. Una perso-na di cuore e di ragione, di fede e fantasia.
Nelle pagine che seguono, Hamza Piccardo mescola in maniera intelligente e spesso sottile le ri-flessioni sul reale e le proiezioni di quel che si riferisce ad un’altra Storia, a una speranza, a un mi-racolo…in questi tempi desolati e oscuri in cui l’or-rore si è abbattuto e quotidianamente si abbatte su tanti popoli, dalla Palestina alla Cecenia, all’Afghanistan, all’Iraq…sperare in un miracolo, nell’uscita dalle tenebre, un miracolo a Baghdad.
L’autore di questo testo, articolato in corte sequen-ze, fa entrare il lettore nell’universo della psicologia collettiva musulmana, del suo modo di parlare, di comunicare, di reagire. Gli episodi sono talvolta fondati su fatti, con personaggi che hanno un’in-fluenza reale sulle questioni in gioco, tal altra sono finzioni che veicolano analisi e prese di posizione politiche e un particolare senso della fede, della resi-stenza e della dignità umana. In conclusione l’in-contro tra lo shaykh ash shuyukh (il sapiente dei sa-pienti musulmani) con Mandela, chiude il percorso e l’iniziazione del Derviscio verso la pace. La pace in Iraq è una ricerca come l’iniziazione mistica (sufi) è una ricerca della pace.
Tutti questi episodi suggeriscono all’intelligenza e al cuore il senso della complessità del mondo: tutto è collegato. Da Roma al Cairo, da Istanbul a Baghad passando per Falluja, Beirut o Gaza… gli universi s’incontrano, si riflettono l’uno nell’altro, si contrap-pongono ma la speranza è unica come è comune la resistenza. La comunità spirituale musulmana è una (al umma al wahida) mentre le circostanze e le resistenze sono molteplici e vanno al di là delle sue frontiere. In questa novella della realtà fantastica, vediamo comparire, senza una vera forzatura, le figure de vecchio Castro o del bollente Chavez de-ciso a resistere alla politica disastrosa degli Stati Uniti. Nell’universo fantastico di Hamza Piccardo le voci si fan echi.
Questo romanzo breve gli si confà, davvero proviene dal suo spirito vivace e dal suo cuore aper-to e intenerito. La rivolta che si leva contro le ingiu-stizie non ha altra ragion d’essere che per mezzo e per il fine dell’amore… di Dio, della giustizia e della pace.
I dibattiti della gente, le mene politiche, le picco-lezze, le vicende di ego, di potere e di denaro di-struggono gli esseri umani e la vita. La loro comples-sità, che esigerebbe un approccio umile, tende invece a far perdere la semplicità e a perdersi. Leggendo questo romanzo breve, ho spesso sorriso della tea-tralizzazione, degli accadimenti raccontati, talvolta veri, tal altra romanzati, tal altra ancora scientemente dissimulati per le esigenze del racconto e della speranza da proteggere.
Hamza Piccardo ha questo spirito fervido, libero quanto impegnato. E’ per me un onore scrivere que-ste poche righe di prefazione alla storia di un “Miracolo a Baghdad”. Mio fratello e mio amico da molti anni, con cui condivido nel reale la stessa esi-genza di amore e la stessa speranza di pace. Le pagine che seguono estrinsecano un vissuto, una sensibilità, anche dei dolori, delle esperienze penose e, sempre, lo sforzo (il jihad) di ricominciare ogni volta, di non fermarsi, di non tradire, di proteggere la fede, di amare, di resistere e di agire per il bene di tutte le creature.
In fondo è questo il senso del miracolo, il senso di queste pagine e di questa messa in scena. Il lettore musulmano capirà, quello che non lo è toccherà con mano un altro modo di vedere, di sentire… di pre-gare. L’universale non è nell’uniformità ma nell’ar-monia della diversità. Proprio così, l’universale è armonia. E’ un canto unico in una pluralità di note, la sinfonia della diversità che accomuna la voce dello shaykh musulmano a quella di Mandela, le molte-plici resistenze per la stessa giustizia e la stessa spe-ranza di pace. Il miracolo a Baghdad è anche la pace del cuore, la pace in Palestina, in Tibet, in tutto il mondo. Una pace che sottende la condizione della giustizia e l’imperativo del perdono. Un miracolo… in definitiva.
Che la Luce accompagni mio fratello, il mio amico, il mio compagno, che Essa lo ami e lo protegga… lui e tutti quelli che ama. Sono io, in fondo, e con molta umiltà che ti ringrazio. Dal fondo del mio cuore, e questo… è un altro miracolo della fede.
- Giovedì 3 Aprile 2008

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