Carta, penna e calamaio. Ma anche: sms ed e-mail. Se due millenni e mezzo vi sembrano molti, diffidate: lettere e missive, in particolare quelle d’amore, sembrano infatti godere di ottima salute. Certo è che il loro esordio non si può annoverare tra i più romantici. Come racconta Armando Petrucci in Scrivere lettere, da poco pubblicato dalla casa editrice Laterza, le prime missive sono databili attorno al V secolo a.C. Sono testi piuttosto brevi, spesso disposizioni ed ordini dati a subalterni (”Thamneus lascia la sega sotto la soglia della porta del giardino”), tutt’alpiù invocazioni (”Emelis, vieni più presto che puoi”).
Passano i secoli e la musica cambia. Lo dimostrano le 68 lettere d’amore curate da Marina Visentin e Alessandro Zaccuri e ristampate ora dall’editore Ponte alle Grazie. C’è spazio per missive alate in dolce stil novo, ma pure per espressioni temerarie firmate da pesi massimi della letteratura di tutti i tempi, come nel caso di Ugo Foscolo, che ad Antonietta Fagnani Arese scrive, temerario (per quell’epoca): “Preparami un migliaio di baci, ch’io verrò stasera a succhiarli dalla tua bocca celeste”. Ci sono gli amori tormentati (Alfred de Musset che così si rivolge a George Sand: “Hai idea di cosa significhi aspettare cinque mesi per un bacio?”) e rimproveri per sentimenti poco intensamente corrisposti (Aleardo Aleardi che sbotta: “Bimba mia. Senti una cosa. Le tue lettere mi piacciono poco; c’è qualcosa di freddino, di ritenuto, di non so che gelido, che non mi va”).Tutta incentrata sulla contemporaneità è invece la recentissima antologia giunta in libreria per i tipi della Mondadori. In cinque lettere: amore, a cura di Joshua Knelman e Rosalind Porter, quaranta tra i migliori talenti letterari di tutto il mondo, tra cui Michel Faber e Margaret Atwood, si misurano con missive ed epistole di vario tenore per dimostrarne l’eternità del loro valore. Anche perchè, come scrivono le due curatrici, “a differenza di una telefonata o di una conversazione, una lettera d’amore è una cosa: una cosa che esiste nel mondo (spesso per lunghissimo tempo) e che ha il potere di rievocare uno stato d’animo. È per questo che richiediamo indietro le lettere, le distruggiamo, impediamo a qualcuno di pubblicarle o di conservarle con cura”.
A distanza di venticinque secoli dai suoi timidi esordi, posta elettronica ed sms ora incombono. Per i più scettici, come Armando Petrucci, “la definitiva scomparsa della lettera tradizionalmente scritta a mano è certamente vicina”. Per molti altri no: continua a far fede infatti ciò che scriveva il buon Cicerone. “La lettera non arrosisce” ammoniva lo scrittore latino, come a dire che è l’unico strumento capace di sopportare pudore e timore. Vedremo.
- Venerdì 4 Aprile 2008
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Commenti
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Il 4 Aprile 2008 alle 12:15 La lettera non arrosisce : A Chiare Lettere ha scritto:
[...] HomeScritto da Teiluj il 4 Aprile 2008Categorie: arte e letteratura, citazioni, società e cultura | Nessun commento Leggo su Panorama un bellissimo articolo che nel pubblicizzare un paio di libri di nuova edizione, affronta un tema a me caro e, neanche a farlo apposta, strettamente collegato al mio penultimo post: “che fine hanno fatto le lettere d’amore“. [...]
Il 4 Aprile 2008 alle 17:40 artisticamente ha scritto:
Lettera d’amore di altri tempi…
Una lettera ritrovata per caso, nella soffitta di una casa di campagna in seguito ad una sua ristrutturazione, in una scatola di scarpe avvolta da polvere e ragnatele, assieme a vecchie foto, immagini sacre, cartoline, un vecchio porta spiccioli, una piccola tabacchiera in legno, di cui è dubbia l’appartenenza.
Una dichiarazione, una vera confessione d’amore, una lettera umile di un presunto suonatore di strumento musicale di fine ‘800. L’autore quasi sicuramente apparterrebbe al mondo rurale e contadino di quel periodo.
Desiderava sicuramente conquistare una ragazza in quel tempo di rarefatta spiritualistica del contesto sociale,in cui la sua sarebbe stata un’impresa piuttosto ardua, seppur nella sua ingenuità fosse conscio di ciò che voleva. Un’ espressione sentimentale essenziale, composta ( per la cultura e scolarità di quel periodo) da semplici sentimenti,di sicuro veri….
Mi sembra una lettera davvero antica come quelle dei bei romanzi di una volta, dei poemi, è romantica e appassionata per definizione.
Poco importa la preparazione lessicale o grammaticale, l’importante è come il pensiero viene espresso, in quale modo si manifesta il sentimento.
Chissa quale fosse l’età del compositore, forse un ragazzo, magari scriveva con penna e calamaio di notte al lume di candela, o forse al fuoco notturno tra gli odori della stalla……forse era la sua prima lettera rivolta ad un amore novello dalle ‘pallide mani e dita rosse…” Verso la fine dello scritto, sorprende il connubbio romanticismo-ironia : ‘ L’inchiostro nero, foglio verde, il nostro amore non si perde”. Questo mi ricorda la canzone “Lettera d’amore” di Roberto Vecchioni,in particolare:
“….le lettere d’amore non sarebbero d’amore se non facessero ridere, non aver paura, non aver mai paura di essere ridicoli: solo chi non ha mai scritto lettere d’amore fa veramente ridere……”
“Una lettera d’amore di altri tempi…
Un momento di pensieri negli echi della sera….
un pensare languido, che sosta sulla soglia del cuore..
sfuggono le frasi……
Un sentire d’immensa solitudine voluta e odiata
ma voglia di tenerezza, dolcezza, calore…d’amore.”
Questo è tutto riguardo alla lettera, dalla lettura viene fuori l’idea di affiancare la lettera alle tempere e collages. Ho tentato di trasferire nella tela la lettera, con tracce e segni, parole e immagini….Imbrigliare il senso antico e contadino di intimo sentimento del vivere mai scontato ma venato da un senso di speranza, attesa…
Il mio lavoro rappresenta una riflessione fra passato e presente, una proposta che ripropone il mito pasoliniano della civiltà contadina, una mia precisa volontà di lasciare che le cose parlino da sè, come un’invito a ritrovare un senso nel rapporto diretto con la terra, il ruotare delle stagioni, l’esprimere i sentimenti con pudica semplicità.
( testo integrale della lettera)
“Dichiarazione d’amore” autore sconosciuto.
Vi amo, i vostri occhi mi dicono che voi potete essere verso di me crudele, esprimere il vostro bel viso: La vostra bella immagine , è per questa ragione veramente ho deciso di volervi chiaramente parlare per dirvi tutto l’amore che il mio cuore sa provare; sia gentile , vorrei che le sue belle colorite labbra a dirmi di si, così, sollevarmi e liberarmi da tante angosce.
Vorrei ammirarvi ed appoggiarmi sulla vostra fiducia, desiderando infine di diventare la mia unica amica, abbiate però la gentilezza di avvertirmi se foste impegnata, sulla vostra buona volontà, e grazie ad oltre conquista, perchè in tal caso mi farei forte sfondandovi il cuore di quei ostacoli: per avervi, se non avessi ciò che spero di averlo, mi accontenterei di posare le mie labbra sulla vostre candide mani, sotto il chiaro della luna: delle belle fiammelle, mentre le vostre dita rosse mi accarezzerebbero, le pallide mani; mi sembra di vedervi in questa gioia immortale, sperando che vorrete accontentarvi; e farvi qualche serenata, per lasciare al mio cuore una speranza buona e rara mentre io suonerò.
Io sarò contento se vorreste accettare un facciolino, ho un mazzolino di rose, dal vostro balcone, perdonatemi e abbiate un pochino d’amore per me, e così sarò più contento e sodddisfatto. L’inchiostro nero, foglio verde, il nostro amore non si perde; se mai fammi sapere se mi dici di no; ma riga si e una no.
La firma incompresibile riporta cognome e due nomi.
per visionare l’opera:
http://www.artmajeur.com/catan.....quader
Home, opere, galleria n°9.
Il 4 Aprile 2008 alle 18:58 Corrado Buccieri ha scritto:
Avevano un grande senso,il tempo le ha cestinate
come tutti i grandi valori.
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