Come è cambiata la Mosca di zar Putin? Se lo chiede Leonardo Coen, storico inviato in Russia per Repubblica, nel suo libro, Putingrad (Alet edizioni). La capitale russa è chiamata infatti dal giornalista “Putingrad”, capitale di Putinia, ovvero la Russia, il Paese più vasto del mondo, ricco di risorse naturali che scatenano le “avances” dei potenti. Un’analisi della città, cuore pulsante politico ed economico, a 360 gradi, condotta dagli occhi dello stesso Zar, mentre dai vetri della sua limousine attraversa la Kutuzovski prospekt. In una città così frenetica, dove il divario tra ricchissimi e poverissimi è molto accentuato, si è giocata la partita delle presidenziali di marzo. E il passaggio dello scettro “reale” da Putin a Medvedev, ripercorrendo le fasi cruciali dell’ascesa nel 2000 del presidente tanto amato dai russi da essere eletto per due volte consecutive. Molti politologi riconducono la vittoria di Vladimir Putin ad una frase detta spesso in campagna elettorale: “Ammazzare i terroristi anche nel cesso” rivolto ai ceceni. E Musa Mutaev, autore del libro Il sole verde (Neftasia editore) lo sa fin troppo bene. Kirghiso, Mutaev ha subito svariate torture e vessazioni fisiche e psicologiche prima di riuscire a fuggire nel 2004 in Norvegia e diventare il primo scrittore- ospite di ICORN (International Cities of Refuge Network). Lo scrittore si sofferma a raccontare, senza paure né tentennamenti, i sistemi di terrore usati dalle forze russe per estorcere confessioni indotte. Scosse elettriche, rottura di arti, sangue. Una sofferenza a cui i civili devono sottostare se non vogliono auto-accusarsi di qualcosa che non hanno commesso. Una scossa elettrica più intensa di un’altra dipinge il sole di verde: “Adesso il sole era verde. Ma non esiste un sole verde! In realtà il sole è giallo oro…”.
- Mercoledì 9 Aprile 2008


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