Dal Tibet con dolore. Dopo la cronaca degli ultimi scontri ecco la testimonianza di Carlo Buldrini, ex direttore dell’Istituto italiano di cultura di Nuova Delhi con il suo Lontano dal Tibet, storia di una nazione in esilio, pubblicato prima in Gran Bretagna nel 2005, poi in Italia da Lindau.
“Se esiste ancora il Tibet?” racconta a Panorama.it l’autore che in India ha trascorso, a partire dal 1971, trenta anni della sua vita. “Mi posi la domanda nel 1979, quando visitai a Nuova Delhi il campo di profughi tibetani di Majnu ka Tilla. All’epoca non trovai una risposta. Oggi, invece, stiamo assistendo ad un genocidio. Il fatto di definirlo culturale non ne sminuisce la gravità visto che si sta cercando di spazzare via un’intera identità nazionale. Se l’Occidente non farà qualcosa rischiamo davvero che il Tibet smetta di esistere”.
Pagina dopo pagina Buldrini ripercorre con scrupolo da reporter e con l’ampiezza di sguardo tipica di uno scrittore di viaggio gli ultimi quarant’anni di questo paese martoriato dai suoi difficili rapporti con la Cina. Una cronaca fedele dei fatti resa possibile grazie alle preziose testimonianze dei rifugiati in India raccolte personalmente dall’autore negli anni’70.
Il viaggio comincia nel lontano 1959, nove anni dopo l’invasione dall’Esercito di Liberazione Popolare di Mao Zedong, con l’insurrezione della capitale Lhasa. Giorni drammatici che si conclusero con la repressione della rivolta e la fuga della massima autorità religiosa del Buddismo Tibetano, il Dalai Lama, in India, dove avrebbe dato vita al governo tibetano in esilio. “Conosco il Dalai Lama da più di 30 anni da quando portava gli occhiali con la montatura nera e sembrava un giovane studente universitario. Ho seguito da vicino tutto il suo pensiero politico. E nel libro compare una sua intervista, una delle tante che gli ho fatto nel corso degli anni. Una volta fu proprio lui a dirmi che il problema del Tibet non è un problema solo di diritti umani o di sistemi economici diversi” spiega Buldrini “ma di essere una cultura, una nazione completamente separata dalla Cina, con la sua storia, la sua lingua, la sua spiritualità. La Cina vuole il Tibet e se l’è preso ma non vuole i tibetani” continua “E per questo li sta distruggendo. Il mio libro è stato scritto per loro. Perché le nuove generazioni non dimentichino il loro passato e ne facciano tesoro per i problemi che adesso si trovano a fronteggiare”.
- Martedì 15 Aprile 2008

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