
In un tempo imprecisato, in una città che si chiama Mediterranea e che ricorda un po’ Buenos Aires, i single cominciano a nascondersi. Sono oggetto di un malumore crescente da parte di una società che sponsorizza l’idea della famiglia tradizionale come l’unica forma di aggregazione desiderabile. Il governatore Andrade e il cardinale Ademir vogliono perseguire e in ultima analisi rinchiudere tutti coloro che, arrivati alla soglia dei 35 anni (ma le donne addirittura a 30), non si sono ancora sposati. Tra i single che rischiano grosso c’è Shubert Gambetta, detective stropicciato, la cui vita sentimentale fa acqua da tutte le parti, che si troverà faccia a faccia con una verità inquietante.
Marco Innocenti, l’autore di La città degli uomini soli, che esce in questi giorni per Dario Flaccovio Editore, è un single che i 35 anni li ha già superati e non ha difficoltà ad ammettere che per trovare l’ispirazione non ha dovuto guardare molto lontano.
“Nasco come scrittore di cose autobiografiche” racconta “il mio primo romanzo era la storia di un giovane che voleva fare il pubblicitario, ovvero la mia professione. Per questo romanzo ho voluto portare alle estreme conseguenze l’idea che in Italia chiunque non formi una famiglia tradizionale non ha un grande sostegno da parte della politica”. Non sono solo i single a trovarsi in una situazione scomoda. “Si è fatto un gran parlare in tempi recenti di Pacs e Dico, di forme di famiglia diverse dagli schemi classici. Poi tutto il dibattito è rientrato” continua l’autore “Nessuna forza politica alla fine se la sente di difendere davvero chi sceglie di incontrarsi e di amarsi al di fuori degli schemi, che siano coppie di fatto, magari anche con figli, o coppie omosessuali”.
Perché in Italia la famiglia viene sempre prima di tutto? “Va di moda dire che non ci sono più i valori “, racconta Innocenti, “e che bisogna ritornarci. Parola bella ma anche vuota: cosa sono i valori? Uno dei valori è la famiglia. In effetti lo è anche secondo me, ma non è giusto intenderla solo in senso stretto, come famiglia che nasce dal matrimonio. È troppo riduttivo”.
In Italia sono in crescita le coppie che non si sposano, magari decidono di vivere insieme, di fare dei figli, ma non desiderano il matrimonio. Come mai le leggi non assecondano questa tendenza? “I politici”, spiega Innocenti, “sembrano non voler dispiacere alla Chiesa, ma ci sono milioni di persone che apprezzerebbero una forza politica che dicesse: rispettiamo la famiglia tradizionale ma cerchiamo di tutelare anche le altre forme. Prendiamo le coppie di fatto che non riescono ad avere figli: per loro l’adozione è impossibile e io lo trovo assurdo e molto discutibile”. Ma questa spinta della società alla fine avrà la meglio? “Sì perché si tratta di cambiamenti sociali che non si possono arrestare. Con gli anni si arriverà a un cambiamento e a una maggior presa d’atto da parte dei politici e anche della Chiesa, che non è monolitica”.
Ma com’è essere single in Italia? “Non so se in Italia sia diverso rispetto ad altri paesi. Non avere una relazione significa doversela cavare da soli con tante difficoltà. Il fatto poi che se ne parli sempre come se fosse il frutto di una decisione mi fa un po’ sorridere. Ci sono tanti single che lo sono per contingenze, casi della vita che ti fanno trovare o non trovare o magari anche perdere la persona giusta. Nella singletudine“, conclude Innocenti, “non necessariamente c’è una scelta”.
- Venerdì 18 Aprile 2008


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