Quaranta ragioni per non avere figli. E altre storie di donne

[i](Credits: [url=http://www.flickr.com/photos/thebbp/93235624/]the bbp[/url] by Flickr)[/i]
Lontano dalle “casalinghe disperate”, così come da certe oleografie retrò che continuano a spopolare. La narrativa contemporanea decide di evadere dai soliti clichè, raccontando destini e sventure di una dozzina di donne, ora ritratte in quattro libri arrivati da pochissimo in libreria.

Il più bello e il più convicente è forse Ragazze a firma di Antonio Steffenoni, edito per i tipi di Carte Scoperte: cinque amiche che di fronte al crinale degli “anta” decidono di regalarsi un fine settimana ad Arles. L’occasione del viaggio è la “Fiesta Espanola”, ma i giorni trascorsi nella cittadina francese sono lo spunto per un lungo racconto, quasi sempre godibile e divertente, che vede le protagoniste impegnate in decisioni “difficili, inaspettate, drammatiche, divertenti”. Senza dimenticare, ovviamente, le quotidiane incomprensioni con perditempo e scocciatori, come quello - “da manuale” - incontrato in treno, “uno di quei manager rampanti che tu detesti che, oltre a parlare ininterrotamente al cellulare, nei pochi momenti in cui taceva non ha fatto altro che guardarmi le gambe e fare il cascamorto, lanciando occhiate che, secondo lui, avrebbero dovuto fulminarmi. Una pena”.

Ma per essere donne pienamente appagate bisogna necessariamente essere madri? Se siete convinti di sì, non parlatene con Corinne Maier. L’autrice del best-seller Buongiorno pigrizia, sempre con Bompiani ritorna in libreria con No Kid. Quaranta ragioni per non avere figli. Un pamphlet sarcastico che crociffige i luoghi comuni sedimentati ormai nel politicamente corretto. E soprattutto che se la prende con “le puerpere che, anziché ammettere di essere stravolte, dire che il parto le ha lacerate, confessare che non dormire è un incubo, continuano a sostenere che partorire è la più bella delle esperienze”. Stesso discorso per le madri di “bamabini di sette-otto anni” che “si dicono felici, anche se non hanno più un minuto per se stesse o per una passione personale; passano tutta la giornata a scorrazzare per la città per accompagnare i figli ora in piscina, ora alle lezioni di musica, ora a scuola”.

Incentrato sulla Roma degli anni ‘70 è invece Tana per la bambina con i capelli a ombrellone, che porta la firma dell’esordiente Monica Viola (Rizzoli). Tanta musica (i Pink Floyd che cantano scalzi e ancora sconosciuti al Piper Club) ma anche tanta violenza (il fatidico 1977 così come le trame neofasciste) fanno da sfondo ad “una educazione affettiva caotica e senza filtri” minate da lutti ed abusi consumati tra le mura domestiche.

Tutto un altro registro per il poeta Giuseppe Conte: L’adultera (Longanesi) è un romanzo dedicato ad una delle più controverse figure evangeliche, ma è anche un libro capace di indagare, con una potenza narrativa rara di questi tempi, antiche e consolidate passioni e pulsioni per una storia interamente declinata al femminile, dove la mascolinità diventa redenzione ma al tempo stesso condanna fatale.

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