Saggista acutissimo, scrittore eccellente. Eppure la sua professione è un’altra: rockstar. E di gran successo. Julian Cope, insomma, è la prova che quando il talento c’è, e tanto, in alcuni casi ha bisogno di debordare in tutte le forme di arte possibili, come per esempio la letteratura. Con il suo Japrocksampler. Come i Giapponesi del dopoguerra uscirono di testa per il rock’n’ roll, pubblicato in Italia da Arcana Edizioni , infatti, l’enfant terribile della scena inglese non propone solo un’analisi approfondita del rock nipponico, uno dei capitoli meno conosciuti della storia del rock, ma mette in gioco tutta la sua passione e la sua energia di rockstar per comprendere a 360 gradi il fenomeno.
“Ho scritto un libro su questo argomento” racconta a Panorama.it “perché è necessario per il rock stesso, per la sua evoluzione, vedere come altre culture lo hanno sviluppato”. E così ecco il lettore subito dentro al viaggio. Si comincia in realtà da molto lontano, addirittura nel 1853, quando quattro navi della Marina statunitense attraccando nella Baia di Tokio posero fine all’isolamento secolare della dinastia Tokugawa di impostazione completamente feudale. Per arrivare, poi, al 900 e ai suoi suoni ribelli post seconda guerra mondiale. “Per me il padre del nipporock” racconta Cope “è Yuya Uchida, uno sciamano di formazione, sempre alla ricerca, ha sperimentato l’LSD a Londra e Parigi poi è tornato in Giappone. Solo lui ha capito quanto fosse importante per le band nipponiche trovare il giusto equilibrio tra Dionisiaco e Apollineo”.
Già, l’antica lotta tra passione e ragione. Da anni Cope, grazie anche al suo libro The Megalithic European è considerato tra i più grandi esperti, seppure non accademici, di culture megalitiche. E adesso è particolarmente attratto dall’Italia e dalla cultura nuragica “Ho intenzione di scrivere un libro sulle tombe di Giganti della Sardegna. Insieme ai cerchi di pietra scozzesi di Aberdeenshire sono tra le cose che preferisco in assoluto. Fino ad ora ne ho visitati più di una settantina e ognuno di loro è stato una rivelazione. La Sardegna, del resto, è stato uno dei crocevia della preistoria, insieme all’Irlanda, alla Gran Bretagna al Portogallo. E poi sto lavorando ad un romanzo, sempre ambientato in Sardegna. Si intitolerà 131. Il protagonista è un musicista inglese fallito che va in Sardegna per ammazzarsi e percorre la 131, appunto. La strada che unisce il nord al sud dell’isola seguendo l’antico percorso della civiltà nuragica.”
- Martedì 22 Aprile 2008


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