Umberto Boccioni e Vittoria Colonna, quando il tradimento è futurista

di Marella Caracciolo Chia (ed. Adelphi), particolare della copertina
Riemerge da un carteggio inedito, trovato in un antico baule impolverato, la storia d’amore appassionata e brevissima tra Umberto Boccioni, esponente di spicco della pittura futurista italiana, e Vittoria Colonna, principessa romana. A raccontarla è Marella Caracciolo Chia (da non confondere con l’omonima Marella, sua zia, che fu moglie di Gianni Agnelli), nel libro Una parentesi luminosa, in uscita mercoledì 7 maggio con la casa editrice Adelphi.
La Caracciolo racconta di essersi imbattuta nel carteggio segreto quasi per caso: un pacchetto “orfano e come separato dal resto, tenuto assieme da un pezzo di corda legato stretto”. Erano le lettere che, nell’estate del 1916, si erano scambiati Boccioni e Vittoria Colonna dopo essersi conosciuti quasi per caso, nella suggestiva cornice del Lago Maggiore, e innamorati a dispetto delle convenzioni: lei ricca, aristocratica e infelicemente sposata con Leone Caetani principe di Teano e duca di Sermoneta, lui squattrinato artista d’avanguardia.
È intorno al personaggio di Vittoria che si sviluppa tutta la narrazione. Una principessa anticonformista, frivola, poliglotta, elegante, appassionata di arte e di giardinaggio. E soprattutto grafomane: sono migliaia le lettere trovate nel baule - scriveva pressoché ogni giorno al marito, e poi agli amici sparsi per il mondo. Prima di morire firmò perfino un’autobiografia: ma senza mai rivelare il suo segreto. Quella “parentesi luminosa”, le due brevi settimane d’amore con Boccioni, interrotte dalla guerra e tranciate dalla morte. Perché al feulleiton non manca nulla, nemmeno il finale tragico: proprio nel momento in cui la principessa e il pittore si abbandonano alla passione, lui deve ripartire per il fronte - è il 1916, gli uomini sono chiamati alle armi. Per di più, da futurista, Boccioni naturalmente appoggia la guerra e subisce il fascino della belligeranza. Eppure non sarà un colpo d’arma da fuoco o un attacco nemico ad ucciderlo, bensì una banale caduta da cavallo. Nel portafoglio, l’ultima lettera ricevuta da Vittoria: che un amico comune farà tornare alla mittente, per mantenere il riserbo.
Ora, dopo novantadue anni, il riserbo è stato sciolto. Il libro verrà presentato al pubblico mercoledì 7 maggio alle 19:00, a Roma, all’Accademia di Francia a Villa Medici: a fianco dell’autrice ci sarà il critico d’arte Philippe Daverio.

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