
Di Manuela Grassi
Li Testapelata, nuova razza padrona cinese, sta seduto sulla sua tazza d’oro, sogna di fare un giro nello spazio e si sente solo al mondo. Il suo saggio onesto fratello Song Gang se n’è andato e ora è un mucchietto di polvere in una scatolina. Comincia così Brothers (Fratelli), il best-seller più venduto degli ultimi 10 anni in Cina.
Un romanzo in due parti che racconta la Rivoluzione culturale lanciata da Mao Zedong negli anni Sessanta e la rivoluzione del mercato che ha cambiato il volto del paese negli anni Novanta.
Capigliatura a cespuglio, piccolo e vivace come un ragazzino, lo scrittore quarantottenne Yu Hua, di passaggio a Milano alla vigilia dell’uscita di Brothers in Italia (la Feltrinelli ne pubblica la prima parte il 13 giugno), parla del suo successo e del suo mondo.
Li Testapelata, un simpatico teppista, a 14 anni spezza il cuore a sua madre facendosi scoprire nella latrina pubblica a spiare i sederi delle donne, poi lo ritroviamo miliardario. C’è qualche elemento di realtà in questa storia?
Spiare le donne in bagno era una cosa diffusissima in Cina, in particolare durante gli anni della Rivoluzione culturale, era un modo di sfogarsi in un momento psicologico difficile. Quanto al miliardario dai gusti pacchiani, ce ne sono molti oggi da noi, e il wc d’oro è molto diffuso. Ho incontrato dei Li Testapelata 10 mila volte peggio del mio, che se non altro ha un po’ di humour, persone che nelle loro sconfinate camere da letto fanno scrivere: sala presidenziale.
Come spiega il grande successo di Brothers in Cina?
I miei precedenti romanzi hanno venduto bene, poi non ho più pubblicato per 10 anni, quindi c’era una certa suspense intorno a questa uscita. All’inizio non volevo scrivere più di 20 mila caratteri, alla fine ne ho scritti 100 mila. La storia mi ha preso la mano e forse ha travolto anche i lettori.
Ha fatto anche scandalo…
Alcuni critici dicono che è un capolavoro, altri che è spazzatura. Una delle pagine più criticate è quella del cesso.
C’è anche il registro poetico, quello violento, e quello lirico sentimentale, soprattutto nelle scene notturne.
La mia finalità era quella di descrivere in maniera lucida e frontale due epoche diverse. La prima parte è una tragedia in cui ho infilato molti elementi comici, la seconda è una commedia con elementi tragici. Se scegli di prendere di petto una storia, devi affrontare tutte le questioni, non puoi evitarne nessuna. Il romanzo, come la vita, ha cose grottesche, poetiche, violente.
Durante la Rivoluzione culturale lei era un bambino: ci sono episodi che ricorda?
In Cina, paese enorme con un numero grandissimo di abitanti, qualunque cosa tu scrivi esiste. Un personaggio del romanzo, il padre di Sun Wei, si suicida in carcere infilandosi un chiodo in testa a colpi di mattone. Dopo la pubblicazione mi ha telefonato un professore da Pechino: mi chiedeva per conto della madre se per caso quello di cui parlavo fosse il marito, che si era suicidato proprio così durante la Rivoluzione culturale. Oppure, Li Lan che in onore del marito morto non si lava i capelli per 7 anni è un’esagerazione: in genere le donne lo fanno per un mese o due. Be’, mi ha chiamato uno dicendo che sua nonna non se li è lavati per 10 anni!
C’è un personaggio maschile forte e buono, Song Fanping, il patrigno di Li Testapelata.
Quando andavo alle elementari, il padre di un mio compagno è stato acciuffato, rinchiuso in un magazzino e torturato. Era un uomo che sapeva nuotare molto bene quindi non si buttò nel fiume ma in un pozzo. Il giorno prima della sua morte l’avevo visto sulla strada principale con suo figlio e scherzava. Mentre scrivevo di Fanping pensavo a quella persona che fino all’ultimo si era comportato come se niente fosse per non fare soffrire troppo la sua famiglia. In quegli anni credo ci siano stati tantissimi Fanping, gente comune, eroica.
Lei sembra molto critico anche sulla Cina di oggi, sulla corsa all’oro.
La Cina di oggi è ancora più allucinante di quella della Rivoluzione culturale. Perché quella fu terribile, caotica, però, nel cuore delle famiglie, i sentimenti venivano custoditi. Era proprio la follia che regnava al di fuori delle case a fare sentire le persone più vicine. Oggi tutto questo è un bene scomparso, frantumato.
Qual è il sentimento popolare verso il Tibet?
In realtà i cinesi non si vedono come un popolo distinto dai tibetani, perché, da quasi sessant’anni, il Tibet è una regione, una provincia della Repubblica Popolare Cinese. Una provincia autonoma, con una minoranza etnica. Prevale da noi un sentimento nazionalista.
Problemi di censura per i suoi libri?
Vivere venne pubblicato senza problemi, il film di Zhang Jimou invece fu censurato. Difficile dire perché: in genere la censura sui film è più severa. Brothers 10 anni fa non sarebbe mai potuto uscire, adesso sì, ma un film tratto dal romanzo forse deve aspettare altri 10 anni.
- Sabato 7 Giugno 2008

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