Il dato allarmante arriva dall’Organizzazione mondiale della Sanità: entro il 2020 la depressione sarà la patologia che per invalidità occuperà in tutto il mondo il secondo posto subito dopo le malattie cardiovascolari. Un’onda nera che rischia di avvolgerci tutti se non si deciderà di affrontarla in modo corretto e possibilmente fuori dalle pressioni del marketing delle case farmaceutiche che spesso si limitano a proporre antidepressivi come unica soluzione di tutti i mali. Non basta, insomma, una pillola per cambiare le cose. È quanto sostiene nel saggio Dal mal di vivere alla depressione, pubblicato dalle Edizioni Magi, Nicola Lalli, titolare di Clinica Psichiatrica e Psicoterapia all’Università La Sapienza di Roma. Un saggio avvincente anche per chi non è medico, ma che della depressione ha conosciuto sintomi e umiliazioni.
Le cifre del resto non lasciano dubbi. Come indicato nel libro, circa il 15 per cento della popolazione mondiale ha sofferto, almeno una volta nella sua vita, di depressione. In Italia la stima è di circa 5 milioni, pari al 12 per cento della popolazione, con un’incidenza doppia tra le donne e con un costo sanitario totale pari all’1 per cento del Pil. Un problema dunque che non è più solo psichiatrico ma anche sociale ed economico. Dietro, una parola sola, depressione appunto, ma tanti significati. Da quello clinico a quello più simile al male di vivere, antico quanto l’uomo. Lalli nel suo volume accompagna il lettore in un viaggio nella psiche umana, proiettata anche nella storia. Scopriamo così che a soffrire di depressione erano addirittura gli egiziani come raccontano papiri risalenti a 5000 anni fa. Da lì il viaggio dell’umanità è stato lungo e ricco di scoperte ma il male di vivere, quello, è rimasto addosso come agli albori. La consapevolezza di questo, però, è un già un passo importante sulla via della guarigione.
- Domenica 8 Giugno 2008

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Commenti
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Il 9 Giugno 2008 alle 11:00 lapolide ha scritto:
Una Domenica di Primavera del 2008. (paradosso)
“Canzone sulle giovani fanciulle”
L’ho rincorsa mille volte mille questa canzone, poi mi è sfuggita per un nulla dalle mani.
Ma ora mi è tornata, per merito di un Giornale del primo giorno di giugno dell’anno che corre e se ne va.
Vorrei proporvela per la freschezza ed il candore che esprime, ricordando le parole del Poeta, Jaroslav Seifert, che per primo l’ha cantata essendone l’autore, ricordando anche le sublimi ed alate parole con cui l’ha presentata a se stesso ed al mondo, che così recitano:
>.
lapolide
Poesia.
“ Che c’è sulla terra di più bello
delle giovani fanciulle.
Già quando nascono, hanno profumo di mela
cosparsa di miele e latte.
E sono piccine, di circa tre anni,
poi l’epidermide s’indora
e un’ombra impalpabile
comincia a disegnare la loro innocenza.
Sorridono, senza malizia ancora; e l’onda che penetra il corpo si ferma poi su quelle punte e non si muove più.
Da quel momento, arrossiscono; ma nei giochi
le bambole giocano ancora con loro, e le costringono a socchiudere gli occhi.
La loro pelle però
ha già il profumo della foglia di àcero sminuzzata. E quando si voltano, il cuore gli pulsa “.
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