La malattia vista dal punto di vista dei medici. La racconta così Jerome Groopman, professore di medicina presso la Harward Medical School, nonché storico collaboratore di The New Yorker, nel suo saggio Come pensano i dottori, pubblicato in Italia dalla Mondadori. ”Questo libro” racconta lo stesso Groopman “parla di cosa succede nella mente di un dottore quando cura un paziente”.
E nella mente di un medico pare che di cose ne succedano molte. Dalla prima visita alla terapia vera e propria infatti non solo c’è di mezzo un oceano tutto da attraversare ma un insieme di istinti, quelli di chi cura e di chi chiede di essere curato. Che si incontrano in un confronto che dovrebbe farsi dialogo, anche se purtroppo non sempre è così.
“I medici” continua Groopman nel suo volume “hanno un disperato bisogno che i pazienti, e anche i familiari e gli amici dei pazienti, li aiutino a pensare. Senza questo aiuto, sarà loro negato l’accesso a dei fattori chiave per l’individuazione del problema. Si tratta di una cosa che non ho imparato da medico, ma da paziente, quando sono stato malato”.
Uno degli scopi del libro, dunque, è proprio quello di offrire un contributo per migliorare la dialettica medico-paziente. Ma soprattutto di sensibilizzare la categoria dei medici ad una lacuna grave dell’intero settore: l’assenza di studi sul pensiero clinico. Si scopre così che al di là del progresso della scienza, la medicina non è una scienza esatta ma una scienza artigianale che impone delle scelte a volte immediate e dirette. Si procede, nella maggior parte dei casi, tra tentativi ed errori. È questa consapevolezza che Groopman cerca di risvegliare. Affinché la medicina possa essere veramente un viaggio, di medico e paziente insieme, verso nuovi orizzonti di conoscenza.
- Domenica 15 Giugno 2008

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