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Tra gli eventi in programma a “Mare di Libri”, primo festival di letterature per adolescenti in programma dal 20 al 22 giugno, c’è un incontro speciale: “La Palestina ha due facce”. Ovvero, una di fronte all’altra due scrittrici tanto giovani quanto intriganti, Randa Ghazy e Marta Barone, le autrici, rispettivamente, di Oggi forse non ammazzo nessuno, storia divertente di integrazione di una ragazza mussulmana in Italia, e Miriam delle cose perdute, l’infanzia di Maria, la mamma di Gesù, che diventa romanzo. Ad unirle anche un curioso caso: entrambe hanno scritto la loro opera prima a… quindici anni!
Panorama.it incontra Marta Barone.
Marta Barone ha ventuno anni. Torinese, studia Letterature comparate. Miriam delle cose perdute è il suo primo libro, scritto a quindici anni - pubblicato recentemente -, attingendo dalle letture dei Vangeli Apocrifi, racconta in prima persona l’infanzia e l’adolescenza di Maria, la mamma di Gesù.
Marta, come nasce Miriam delle cose perdute e per chi è?
L’ho scritto a quindici anni ed è nato dall’ascolto de La buona novella di De André e dalla voglia di raccontare in un modo diverso una storia normalmente narrata da un punto di vista più canonico. Nessuno si era ancora occupato dell’infanzia di Maria e nei Vangeli Apocrifi ci sono tante sue avventure. Quando lo scrissi non stavo pensando a una pubblicazione. Ora è stato pubblicato per i ragazzi, ma può essere letto anche dagli adulti.
Quanto c’è di fantasia e quanto di realtà storica?
Tutti gli episodi e i dialoghi sono tratti dai Vangeli Apocrifi, poi da qui mi sono data la libertà di spaziare e la fantasia è andata soprattutto nella costruzione psicologica dei personaggi.
Marta, cos’è per lei la Palestina?
Palestina per me è Israele e un punto fermo della mia vita. Il mio interesse principale è l’israelismo, con cui ho un legame forte. Come con il popolo israeliano. Ho avuto questa passione dall’infanzia, e non con spirito da credente visto che vengo da una famiglia di atei. Sin da piccola leggevo libri sulla Shoah.
Conosce l’opera di Randa Ghazy, insieme a cui anima l’incontro di Rimini?
Sì, ho letto gli ultimi due suoi libri, ma non il primo Sognando Palestina. Conosco i suoi interessi e che parte incarna e so che l’incontro sarà interessante. Anzi, il titolo “La Palestina ha due facce” è limitativo. Dovrebbe essere “La Palestina ha mille facce”, perché è terra araba, ma anche la culla del cristianesimo, come il teatro della storia.
Poco più che ventenne e già scrittrice di successo: era nei suoi sogni? E cosa vede nel suo futuro?
Mi piacerebbe lavorare nell’editoria, studiare cosa c’è dietro un libro, e leggere tanto, essenziale per imparare e migliorarsi. Quindi sarò soprattutto una lettrice a tempo pieno, e spero un editor. Scrivere, oltre che un sogno, per me è un bisogno. Sono piena di idee e ho già scritto anche altre cose… Ora sto lavorando a un secondo libro, che però non parla di Israele e racconta un percorso intimo tramite la scrittura, parlando anche di autismo.
Una curiosità: quanto tempo ha impiegato per scrivere il suo primo libro?
È stato veloce, l’ho scritto in tre mesi, quando avevo quindici anni. La revisione invece è stata molto più lunga. Ho ripreso l’opera in mano l’anno scorso, quando mi hanno dato il via alla pubblicazione, e mi sono fatta l’editing da sola. In un certo senso ho già iniziato a fare l’editor.
- Venerdì 20 Giugno 2008

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Il 20 Giugno 2008 alle 16:56 A Rimini c’è un Mare di Libri, il primo festival di letteratura per adolescenti » Panorama.it - Libri ha scritto:
[...] Panorama.it ha intervistato le due scrittrici Marta Barone e Randa Ghazy [...]
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